Home Green Economy I giardini sui tetti salvano l’ambiente e fanno risparmiare

I giardini sui tetti salvano l’ambiente e fanno risparmiare

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I giardini sui tetti non sono unicamente un elemento ornamentale, che rende più gradevole la vista di edifici e grattacieli spesso grigi e antiestetici. I roof garden possono diventare un ottimo strumento contro l’inquinamento, la dispersione di calore ed energia, così come il riscaldamento delle città.

Secondo i promotori di “Renovate Europe”, campagna per la sensibilizzazione dell’impatto dell’edilizia sull’ambiente, “i nostri edifici sono oggi responsabili del 40% del consumo energetico e del 36% delle emissioni di biossido di carbonio”. Cifre importanti che dovrebbero metterci in allarme sui rischi di una situazione che deve essere affrontata al più presto.

A parlare, recentemente, di tutti i vantaggi derivanti dall’avere prati, alberi e piante sui tetti delle nostre case e dei nostri uffici, è stato Maurizio Crasso, direttore della divisione Seic Verdepensile, all’interno di Harpo, gruppo imprenditoriale triestino, specializzato nel settore dell’ingegneria civile con un occhio alla sostenibilità ambientale.

I vantaggi dei giardini pensili, secondo Crasso “sono molteplici”, dal momento che aiutano a ridurre i costi edilizi sia dal punto di vista economico che ambientale. Secondo quanto dichiarato dal dirigente in un’intervista ad Adnkronos, l’installazione di un orto o di un giardino sul tetto poterebbe ridurre fino al 30% il consumo di energia, aumentando al contempo il valore dell’immobile.

Secondo Crasso, poi, i pro dei giardini sui tetti si spingerebbero anche alla mitigazione di un problema particolarmente sentito nella nostra penisola: i disastri causati dalle pesanti inondazioni. Ci sarebbero, infatti, dei “vantaggi tecnici e ingegneristici: ad esempio, la gestione delle acque piovane”. Pare che il verde pensile sia in grado di trattenere maggiormente l’acqua sui tetti, diminuendo l’allagamento delle strade.

Riguardo ai costi, il dirigente di Harpo group assicura che sono “meno di quello che si può pensare”: per 100 metri quadri di spazio, il costo di un impianto completo, dotato anche di un sistema di irrigazione, si aggira intorno ai 15mila euro.

E dal punto di vista ambientale?

Il verde “pensile” è da tempo indicato come soluzione a un problema molto grave, che affligge le città, soprattutto se di grandi dimensioni: le Isole di Calore Urbane (Urban Heat Island).

Si tratta di vere e proprie cappe di calore presenti sulle nostre città. Quando alla natura e alla vegetazione si sostituiscono tonnellate di cemento e asfalto, la temperatura tende ad aumentare: l’umidità e la permeabilità delle superfici vegetali invece mitigano questo fenomeno. In questo modo, si creano delle aree urbane in cui la temperatura è più elevata rispetto alle circostanti aree rurali.

La temperatura annuale media dell’aria di una città con un milione di abitanti può essere tra 1 e 3°C più elevate rispetto alle aree circostanti”, spiega l’EPA, agenzia di protezione ambientale degli Stati Uniti. “Durante una notte serena e senza nuvole, in ogni caso, la differenza di temperatura può raggiungere i 12°C”.

Anche se l’incremento sembra poco significativo, secondo l’EPA sarebbero numerosi gli effetti negativi del fenomeno. Ad esempio, l’aumento del consumo di energia, dovuto alla necessità di usufruire dell’aria condizionata per stare freschi. Un aumento che, di conseguenza, provoca un più elevato livello di emissioni nell’aria di elementi inquinanti e gas serra.

Il calore eccessivo può provocare inoltre diversi disturbi, sia sugli esseri umani, che sugli altri organismi viventi.

Sempre stando a quanto riporta l’EPA, “i Centri per la Prevenzione e il Controllo delle malattie stimano che dal 1979 al 2003, l’esposizione a un calore eccessivo ha contribuito a più di 8mila morti premature negli Stati Uniti”.

Allo stesso tempo, il calore dei marciapiedi può aumentare la temperatura delle acque piovane. Queste ultime, andandosi a riversare in torrenti, fiumi e laghi, possono influire “sul metabolismo e la riproduzione di molte specie acquatiche”, provocando in alcuni casi effetti fatali.

Ecco perché, diminuire la superficie di strade ed edifici attraverso gli orti urbani è una sfida da vincere per il nostro ecosistema.

L’Italia, purtroppo, è ancora molto indietro da questo punto di vista. Paesi come Francia e Germania sono all’avanguardia in questo settore: “In Germania”, spiega ancora Crasso, “si realizzano 10 milioni di metri quadri l’anno di giardini sui tetti, mentre per il nostro Paese la stima va dai 300 ai 400mila metri quadrati”.

Recentemente, però, il Comitato per lo Sviluppo del Verde Pubblico, organismo creato in seno al Ministero dell’Ambiente, ha esteso anche ai giardini sui tetti il regime fiscale agevolato di cui beneficiano diversi interventi di efficientamento energetico degli edifici (la deliberazione del Comitato è disponibile a questo link).

Un primo passo in una direzione che tutti noi dovremmo perseguire.

(Foto: uncommonfieldguide)