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Discariche e sentenze UE: “la multa di 40 milioni? La paghino i politici”

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Il 2 dicembre scorso, la Corte di Giustizia europea ha condannato l’Italia al pagamento di una somma forfettaria di 40 milioni di euro, per inadempienza alle direttive comunitarie sui rifiuti. Non solo: il nostro Paese, fino a quando non avrà dato piena esecuzione a una precedente sentenza del 2007, dovrà pagare una penalità di 42,8 milioni di euro per ogni semestre di ritardo nell’attuazione delle misure necessarie.

All’epoca dei fatti, la Corte aveva accusato l’Italia di essere venuta meno, in modo persistente, agli obblighi inerenti alla gestione dei rifiuti, rifiuti pericolosi e discariche.

Tutto è partito a seguito di un censimento dei depositi, condotto dal Corpo Forestale dello Stato nel 2002, che aveva identificato 4.866 discariche abusive. Contemporaneamente, erano state denunciate 1.765 discariche che non risultavano nei due censimenti precedenti. Nel 2002, la Commissione apriva così una procedura di infrazione contro il nostro Paese, mettendolo in mora. Nel 2007 emetteva la condanna. Infine, il 13 aprile 2013 la Commissione presentava nuovamente ricorso perché l’Italia non aveva adottato i provvedimenti utili per conformarsi alla sentenza emessa nel 2007.

gestione rifiuti

La conclusione dei giudici è stata che l’Italia “non ha adottato tutte le misure necessarie a dare esecuzione alla sentenza del 2007 e che è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza del diritto dell’Unione”. Un’inadempienza aggravata dalla grande lentezza con cui sono state successivamente compiute le operazioni di messa in sicurezza e bonifica delle discariche. Da qui la decisione di infliggere una penalità decrescente: dai 42,8 milioni di multa semestrale saranno sottratti 200mila euro per ogni discarica messa a norma e 400mila per ogni sito con rifiuti pericolosi messo a norma.

Una situazione che ha fatto venire il mal di pancia ad alcuni parlamentari.

Secondo quanto riportato da Il Fatto Quotidiano, i deputati del Movimento 5 Stelle avrebbero presentato, lo scorso dicembre, un esposto (la prima firmataria è la deputata Claudia Mannino), per danno erariale contro i capi di governo e i ministri dell’Ambiente “responsabili dell’onerosa procedura d’infrazione europea per quanto attiene ai rifiuti”.

Secondo i grillini: “non è ammissibile che a pagare siano i cittadini, dato che i responsabili sono gli amministratori che non hanno affrontato e risolto adeguatamente questo annoso problema”.

A essere chiamati in causa dunque ci sono i 5 premier che si sono susseguiti in questi anni: Romano Prodi, Silvio Berlusconi, Mario Monti, Enrico Letta, Matteo Renzi; e i ministri: Alfonso Pecoraro Scanio, Stefania Prestigiacomo, Corrado Clini, Andrea Orlando e Gian Luca Galletti.


Secondo quanto riportato dal quotidiano, questo concetto sarebbe stato ribadito anche dallo stesso ministro Galletti, in occasione della sua audizione in commissione Ambiente e Politiche comunitarie riunite poco prima della sosta natalizia: “Il ministro dell’Ambiente ha spiegato che – a differenza da quanto egli stesso aveva detto e comunicato appena avuto notizia della sentenza – non è vero che l’Italia non pagherà un euro, ma che comunque il ministero dell’Economia guidato da Pier Carlo Padoan certamente si  rivarrà su tutti i responsabili delle inadempienze, che non sono poi solo i vertici di governo”.

Chiamati in causa quindi anche i sindaci e i presidenti delle Regioni che hanno amministrato i territori in cui sono ubicate le discariche oggetto della sentenza della Corte di Giustizia europea. Nomi che, però, allo stato attuale non si conoscono visto che la lista dei comuni interessati dalla procedura d’infrazione sembra non essere al momento reperibile.

Compito ora della Corte dei Conti sbrogliare il bandolo della matassa di una situazione di cui nessuno sta più parlando.

(Foto in evidenza: zerowaste; foto interna: recycleraccoon)

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