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Ampliamento aeroporto Fiumicino: rischi per la salute e l’ambiente

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Ampliamento aeroporto Fiumicino

Ampliamento aeroporto Fiumicino: entro il 2030 previsto il quasi raddoppio del traffico passeggeri. Quali conseguenze per la salute dei residenti? L’analisi

Spesso sottovalutato, l’inquinamento acustico e ambientale provocato da un aeroporto ha in realtà importanti effetti sulla salute umana. A causa soprattutto delle emissioni inquinanti degli aeroplani. Questo non sembra preoccupare gli enti di gestione italiani, che prevedono per il 2030 un importante ampliamento dell’aeroporto di Fiumicino, “Leonardo da Vinci”.

Sui piani di espansione di questo e altri scali italiani, è intervenuto il dottor Vincenzo Petrosino, Medico Chirurgo specialista in Chirurgia Oncologica, attraverso una serie di osservazioni al procedimento di Valutazione di impatto ambientale in corso presso il Ministero e sui possibili rischi per la salute e l’ambiente.

Ecco alcune delle sue conclusioni più importanti.

Ampliamento aeroporto Fiumicino: i piani Enac

Vediamo innanzitutto quali sono i piani dell’Enac (Ente Nazionale per l’Aviazione Civile) per l’aeroporto di Fiumicino a breve e lungo periodo. Già nel biennio 2015-2016, l’Ente ha investito nello scalo rispettivamente 323 e 426 milioni di euro, con diversi interventi. Il più significativo, sinora, è stata la creazione della nuova area d’imbarco E, inaugurata a dicembre 2016. Un’infrastruttura da 90mila metri quadrati (“senza consumo di suolo aggiuntivo”, sostiene il Sole 24 Ore).

Un intervento che consentirà di ospitare 6 milioni di passeggeri in più, ogni anno, secondo le previsioni. L’espansione proseguirà in una prima fase nel periodo 2017-2021. Con investimenti pari a 1,75 miliardi di euro, sarà realizzato un edificio da 35mila metri quadrati: sarà la nuova area di imbarco A, con l’avancorpo del Terminal 1. “Progettato in ottica green”, dice ancora il Sole, ospiterà 4 milioni di passeggeri in più. Un altro importante restyling è previsto per il Terminal 5, da ristrutturare completamente.

Ma il piano più ambizioso è il Masterplan 2030, che prevede due fasi:

  • Realizzazione di una nuova pista di volo (la numero 4), in concomitanza con l’espansione Est dei pizzali aeromobili;
  • Creazione di nuove infrastrutture di volo, nuovo sistema per i terminal e un nuovo sistema di mobilità interna ed esterna.

Secondo le stime del Piano Nazionale Aeroporti il nuovo progetto potrebbe portare a Fiumicino fino a 72 milioni di passeggeri entro il 2030, dai 41,7 effettivamente transitati nel 2016. L’ampliamento definitivo interesserebbe una superficie di 543 ettari, di cui circa il 75% in Riserva naturale.

Ampliamento aeroporto Fiumicino: i numeri non tornano

Perché questo ampliamento potrebbe rappresentare un problema? Lo spiga il dottor Petrosino. Innanzitutto i numeri: nello stesso Piano Nazionale citato, a titolo di esempio, si dà il caso dell’aeroporto Salerno Costa d’Amalfi. Qui il Piano prevede un traffico aereo, al 2030, tra 1,3 (stima minima) e 1,8 milioni (stima massima) di passeggeri. Eppure, nel Master Plan in corso di Via al 2026 le stime sono di molto inferiori: qui sono infatti previsti circa 529mila passeggeri. Se dovessero essere confermati i primi numeri, nel giro di 4 anni si assisterebbe a un aumento del 300%.

Un balletto di numeri che andrebbe rivisto”, conclude Petrosino. Anche perché, un’espansione minore potrebbe non giustificare gli ampliamenti previsti negli scali.

Ampliamento aeroporto Fiumicino: particolato e interferenti endocrini

La preoccupazione del medico, però, si concentra principalmente sulle emissioni inquinanti che un aeroporto – già importante come il “Leonardo da Vinci” – ha e potrebbe avere dopo l’ampliamento.

Secondo Petrosino, Enac avrebbe realizzato per il Masterplan “una comparazione con un altro municipio, presumendo che – dal momento che i dati sono simili – allora non vi è azione dell’aeroporto su quella zona”.

Ma questo non basta, secondo l’oncologo:

«Sarebbe opportuno non solo analizzare i dati in modo più ampio, confrontandoli con altre realtà e “mappando” le situazioni inquinanti delle zone che si confrontano, ma tenere conto dei dati del registro tumori aggiornato almeno al 2016. Insomma, specialmente per un aeroporto internazionale, dovrebbero essere svolte indagini molto più particolari».

Petrosino si sofferma su 3 aspetti che ritiene poco considerati:

  • I limiti di legge: per le sostanze immesse in atmosfera esistono dei limiti massimi per legge, ma ciò non vuol dire che siano completamente sicuri al di sotto di tale soglia. Anche perché non esistono soglie di legge per i polinquinanti; il problema infatti potrebbero essere proprio le miscele combinate dei vari inquinanti e le azioni combinate spesso ancora sconosciute.
  • Il bioaccumulo: lavorare in un aeroporto o viverci accanto ha un impatto molto diverso rispetto al semplice transito, perché le sostanze nocive potrebbero negli anni accumularsi nell’organismo e sul territorio ;
  • Gli interferenti endocrini e i famigerati Pcb: per questo tipo di sostanze, spesso, non esistono limiti di legge. Eppure, esse “possono agire nell’ordine dei milionesimi di grammo”.

Le sostanze citate, spiega Petrosino, potrebbero essere già in azione attraverso una “pandemia silenziosa”:

«Oggi già vediamo qualche effetto come l’aumento delle allergie, dell’endometriosi, la diminuzione della fertilità maschile . […] Alcuni inquinanti presenti – prosegue il medico – oltre ad azione locale nell’albero respiratorio, a seconda della loro grandezza, possono giungere nel sangue e andare ben oltre. Alcuni metalli possono creare danni in vari organi e apparati, portare danni al Dna e quindi alterare la doppia elica e avere un azione epigenetica».

Particolato atmosferico: le carenze nell’analisi Enac

Il parare del medico sul Masterplan 2030 per l’aeroporto di Fiumicino, insomma, non è ottimistico.

«Ho il grande sospetto – spiega – che è proprio la documentazione presentata da Enac ad essere sempre carente per quanto riguarda l’impatto delle opere sulla salute».

Confrontando le analisi del Masterplan con la lista realizzata dallo Iarc sugli inquinanti, Petrosino conclude che alcuni degli interferenti endocrini inseriti dall’ente “non sono stati presi in esame”.


Due esempi. “Nulla si legge riguardo la presenta dei metalli pesanti e la loro azione”, scrive. E allo stesso tempo “non sono stati presi in considerazione il PM10 e il PM 2,5”.
In definitiva, l’esperto sostiene che per un’opera di tale portata sarebbe il caso, da parte delle istituzioni, di dare “un segno tangibile di responsabilità, serietà e oculatezza”. Perché tale ampliamento, in questo determinato contesto, “è da ritenersi a rischio di “disastro ambientale” e pertanto da osservare e indirizzare in modo molto attento”.

«In ultima analisi, non si dovrebbe parlare di incrementare o costruire qualsiasi criticità senza avere un quadro aggiornato e particolare della salute della popolazione ivi residente e del carico di inquinanti ricevuto in quella zona».

Ampliamento aeroporto Fiumicino: inquinamento acustico e rumore?

Ultimo, ma non per importanza, il fattore rumore. Petrosino esclude volutamente dalla propria analisi il problema dell’inquinamento acustico. Ma non per questo è ritenuto “meno importante”. Anche perché, oltre al fastidio, i decibel in eccesso e prolungati possono avere importanti conseguenze sulla salute.

Lo spiegano efficacemente Carla Ancona e Francesco Forastiere del Dipartimento di epidemiologia del Ssr del Lazio sulla rivista “Epidemiologia & Prevensione”:

«Il rumore ambientale, in particolare quello di origine aeroportuale, è un fattore di rischio relativamente ancora poco studiato che può avere importanti ripercussioni sulla salute delle persone esposte. […] Studi osservazionali e sperimentali hanno dimostrato che l’esposizione al rumore aumenta l’incidenza di ipertensione e malattie cardiovascolari e compromette le prestazioni cognitive dei bambini. Uno studio ha evidenziato tra i residenti nelle zone limitrofe di Heathrow (Londra) un maggior numero di ricoveri per ictus e cardiopatie, mentre un altro studio, pubblicato sullo stesso numero del BMJ, ha riscontrato un eccesso di rischio di ricovero per patologie cardiovascolari tra i residenti nei pressi di 89 aeroporti del Nord America».

Il progresso o presunto tale, sostiene Il dott. Petrosino, non può e non deve avere un prezzo. Se il prezzo fosse anche un solo bambino malformato, o una leucemia o un cancro o un infarto del miocardio o l’infertilità, bisogna sempre e comunque applicare il sano principio di precauzione.

Se non iniziamo ad invertire la rotta, se non pensiamo tutti a fare qualche passo indietro è ovvio che il nostro pianeta non riuscirà più ad essere per noi un ambiente sano in cui vivere. Tra l’altro noi siamo di passaggio, è come una multiproprietà che lasceremo in eredità alle prossime generazioni e abbiamo il dovere di lasciarla pulita per i futuri abitanti.

Ringraziamo la preziosa collaborazione del Dott. Vincenzo Petrosino per la stesura di questo articolo

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