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Agricoltura eroica: ora il governo vuole tutelarla. Una mossa elettorale?

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Il governo lancia il censimento sull’agricoltura eroica (a un mese dalle elezioni). Intanto, il comparto perde 180mila imprese. La fotografia del settore

L’ agricoltura eroica, un bene da tutelare. Sono tantissimi i coltivatori che, malgrado difficoltà enormi, tutelano la ricca biodiversità del nostro Paese, fatta di tradizioni antichissime. E che senza il loro lavoro (spesso isolato) andrebbero perdute.

Per questo, il Ministero delle Politiche Agricole ha lanciato un censimento per catalogare e analizzare questo tipo di attività. L’idea è quella di scoprirne le caratteristiche e le difficoltà per (poi) aiutarle.

L’iniziativa è meritoria. Ma l’agricoltura italiana ha bisogno di molto, molto di più. Di impegni concreti su carenza d’acqua e importazioni selvagge, per esempio. Così come di sostenere le imprese giovani e innovative.

Scopriamo insieme innanzitutto cosa si intende per agricoltura eroica e poi quali difficoltà (e quali eccellenze) caratterizzano il settore nel suo complesso.

Agricoltura eroica: che cos’è

Una definizione esatta di agricoltura eroica, non esiste. Il concetto di eroico rimanda sicuramente a situazioni estremamente difficili, dove pure se con grandi sacrifici e difficoltà, una persona riesce ad andare avanti. È il caso degli agricoltori che preservano presidi di eccellenza anche in situazioni climatiche estreme, come i terrazzamenti e le coltivazioni ad alta quota. O ancora, che lavorano in terreni con rese molto basse o con difficoltà eccessive nel processo produttivo, dove per esempio non possono arrivare i macchinari tradizionalmente usati, ma vengono impiegati ancora i muli.

Sono definiti inoltre eroici quegli Agricoltori Custodi che, malgrado le asperità appena elencate, portano avanti coltivazioni tramandate dagli avi, per salvaguardare la biodiversità.

I Custodi, infine, hanno il merito di salvaguardare specie vegetali anche contro gli interessi economici dominanti: dove oggi la forma perfetta di frutta e verdura, la produttività e la conservabilità sono dei must per l’industria agricola, loro puntano di più a tipicità, gusto e adattabilità.

Agricoltura eroica: il censimento del governo

Per mappare i diversi presidi di Agricoltura Eroica presenti in Italia, il Ministero delle Politiche Agricole ha dato vita al primo Censimento sulle coltivazioni di questo tipo. L’analisi servirà anche per specificare meglio le loro caratteristiche, così come le difficoltà più comuni.

Sul sito del Mipaaf è possibile proporre la propria candidatura. Ecco il link da seguire: https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/12099

Il termine ultimo per presentare la domanda è il prossimo 12 marzo. La mappatura delle attività eroiche, almeno nelle intenzioni, non sarà fine a se stessa, ma “propedeutica all’elaborazione di proposte normative che portino ad una maggiore tutela dell’agricoltura eroica”.

Come informa La Stampa di Torino, il provvedimento è rimasto in un cassetto per un anno e mezzo: a metà del 2016, Luca Bianchi, rappresentante Mipaaf, lanciava l’idea del censimento per preservare i presidi di agricoltura eroica. Solo oggi quell’idea diventa realtà.

Contemporaneamente, dal Ministero annunciano che anche nei decreti di attuazione del Testo unico del vino sarà previsto un provvedimento specifico per i vigneti eroici. La bozza è attualmente all’esame del Ministero dei Beni Culturali.

Martina: “Puntiamo su tutela e valorizzazione”

A commentare l’avvio del censimento il ministro Maurizio Marina:

«Vogliamo arrivare ad una maggiore tutela e valorizzazione dell’agricoltura eroica. È una delle esperienze più caratterizzanti del modello agricolo italiano, proprio perché unisce il saper fare spesso tradizionale con paesaggi difficili, complessi, che richiedono ancora una cura strettamente manuale. Sono un patrimonio culturale, ancora prima che economico. Nell’anno nazionale del cibo italiano apriamo il primo censimento e invitiamo le imprese ad aiutarci ad avere una fotografia più completa possibile di queste attività. Nella prossima legislatura sarà così possibile lavorare sul rafforzamento degli strumenti a supporto di queste imprese eroiche»

Gli italiani e la terra: un amore che rinasce tra i giovani

Il comparto dell’agricoltura italiano ha di certo bisogno di queste e altre attenzioni speciali. Sarebbe uno spreco, infatti, sperperare un patrimonio di tradizioni e genuinità che tutto il mondo ci invidia. Vale la pena di ricordare che i prodotti Fodd & Beverage Made in Italy hanno fatto registrare nel 2017 un nuovo record nelle esportazioni: secondo Coldiretti, i volumi di vendita sull’estero sono cresciuti del 9%, raggiungendo i 40 miliardi di euro.

Ma le imprese italiane fanno ancora fatica. Durante la crisi, un’azienda su cinque nel settore è scomparsa: il 20% in meno. In totale, sono 180mila le imprese che hanno dovuto chiudere i battenti. Una crisi che ha trascinato giù anche l’occupazione nel settore: -8% la forza lavoro impiegata (tutti i dati sono Fieragricola/Nomisma).

Le buone notizie arrivano dai giovani e dalla qualità dei prodotti. Negli ultimi 18 mesi, le nuove imprese under 35 sono cresciute del 14%.

La produttività dei terreni è poi ottima: 36mila euro per addetto, quasi il doppio della media Ue. Tiene anche il valore aggiunto: +3,9%.

Nota positiva anche per le imprenditrici: oggi le imprese agricole a conduzione femminile sono il 20%, mentre la media europea si ferma al 13.

Non solo tradizione: l’innovazione con le startup agricole

La produzione agricola italiana si distingue, poi, per innovazione. Sono tante le startup agricole che stanno rivoluzionando il modo con cui pensiamo all’agricoltura. Il settore dell’urban farming, della coltivazione in casa e in città, è particolarmente promettente.




Geodeoponics, per esempio, ha creato una particolare cupola per la produzione alimentare attraverso l’acquaponica. Si tratta di un sistema misto, che fa crescere ortaggi e verdure grazie all’acquacolture a alla coltivazione idroponica. Il sistema aiuta inoltre a ridurre consumi e spreco d’acqua.

C’è poi Veve, acronimo per “vertical veggie”, verdure in verticale: sfruttando l’innovativa tecnica dell’aeroponica – tecnologia che permette di alimentare le piante direttamente alle radici – il sistema consente di coltivare 200 esemplari in appena un metro quadrato di spazio.

Altra startup interessante, che però opera nel mondo dell’agricoltura tradizionale è Evja. Partita da Napoli, l’azienda ha ideato Opi, un sistema che sfrutta la tecnologia dell’Internet of Things per monitorare in tempo reale la situazione dei terreni. Dall’analisi dei dati forniti dall’app è possibile, quindi, ottimizzare le proprie scelte di lavorazione, come quelle relative all’irrigazione.

Il governo e l’agricoltura eroica: una mossa elettorale?

A fronte di questa fotografia del comparto, fatta di eccellenze da un lato, ma di forte crisi dall’altra, il provvedimento sull’agricoltura eroica è sicuramente ben accetto. Ma ci sembra essere il classico esempio di “troppo poco, troppo tardi”.

Innanzitutto perché il timing dell’operazione è sospetto. Come abbiamo visto, l’idea di un censimento era del 2016: ma solo oggi, a poco meno di un mese e mezzo dalle elezioni politiche, arriva finalmente il provvedimento definitivo.

Ci sembra poi che l’agricoltura italiana abbia altre priorità. Vediamone due.

agricoltura eroica
Uno scorcio della Toscana rurale che tanto ci invidiano all’estero

Le importazioni selvagge

Gli esempi potrebbero essere tanti, ma oggi ne vedremo 3, particolarmente significativi.

Nel corso degli ultimi 15 anni, secondo Coldiretti, la superficie dei frutteti italiani si è ridotta di un terzo, -33%. Sono 140mila gli ettari di meli, peri, peschi, aranci e altri alberi da frutti che sono scomparsi dalle nostre terre.

L’organizzazione non ha dubbi. Il principale fattore ad aver provocato la crisi del settore “è stato il crollo dei prezzi pagati agli agricoltori che non riescono più a coprire neanche i costi di produzione”. A sua volta, il crollo dei prezzi è effetto “di una vera invasione di frutta straniera che viene spesso spacciata per italiana”:

«Pesche e angurie greche, pomodorini dalle coste africane venduti e nettarine spagnole vengono come nazionali, come dimostra il sequestro [a luglio] di oltre 19.000 chilogrammi di pesche nel porto di Brindisi. Erano provenienti dalla Grecia, ma erano state già etichettate come se fossero di origine italiana».

Particolarmente colpita dall’import selvaggio è inoltre il nostro olio di oliva. L’Italia è il secondo produttore al mondo, con 250 milioni di ulivi, 533 varietà di olive, 43 oli tutelati da marchi Ue.

Sempre secondo Coldiretti, mentre la produzione italiana è stata dimezzata ad appena 200 milioni di chili, le importazioni sono arrivati a 530 milioni di chili. Oggi, sono più di due bottiglie su tre le bottiglie di olio d’oliva che vengono riempite in Italia, ma che contengono prodotto straniero.

Emblematico è poi il caso delle patate pugliesi. A Galatina, in provincia di Lecce, la Patata Novella ha ottenuto nel 2015 la Denominazione di Origine Protetta. Malgrado ciò, Coldiretti denuncia che le patate egiziane vengono spesso mischiate alla rinfusa nei sacchi marcati Made in Italy. Un tubero su tre che arriva sui nostri scaffali, denuncia l’organizzazione, è di provenienza straniera.

La siccità

Un altro grave problema che ha attanagliato la nostra agricoltura nel 2017 è stata la tremenda siccità. Abbiamo visto come l’anno appena trascorso abbia fatto registrare il record negativo di precipitazioni: non ha mai piovuto così poco in circa 200 anni.




Questo è dovuto sicuramente ai cambiamenti climatici sempre più invasivi. Ma il colpo subito dall’agricoltura dipende anche da infrastrutture irrigue spesso obsolete, poco funzionali, che alimentano, invece di limitarli, gli enormi sprechi d’acqua nel settore. A causa della siccità, in Italia sono stati registrati 2 miliardi di euro di danni per il comparto dell’agricoltura.

Gennaro Sannino – g.sannino86@gmail.com

Laureato in Comunicazione, appassionato di musica e letteratura, comincio la mia carriera scrivendo di politica e cronaca, in particolare sul disastro ambientale in Campania. Senza abbandonare le mie prime passioni, mi sono specializzato poi in startup, digital e social media, miei principali settori d’interesse.

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