Creme solari: nuovo studio collega filtri solari chimici a difetti alla nascita oltre che a distruggere l’ecosistema marino

L’ossibenzone presente nelle creme solari, può essere efficace nel filtrare la luce UV, ma ha un costo pericolosamente alto per la salute umana.

Viene posta sempre più l’attenzione sulle sostanze chimiche presenti come l’ossibenzone e l’octinoxate, e i danni che causano sia alla salute umana che marina.

La Food and Drug Administration revocato dalla lista l’oxybenzone

Queste sostanze chimiche sono utilizzate dai produttori di filtri solari per filtrare e assorbire la luce UV, bloccare le radiazioni solari e prolungare la quantità di tempo che una persona può trascorrere al sole; ma nel febbraio 2019 la Food and Drug Administration ha revocato dalla lista l’oxybenzone e 13 altri prodotti chimici per la protezione solare a base di petrolio non ritenuti sicuri per la salute.

I ricercatori del laboratorio Haereticus Environmental Laboratory in Virginia, hanno appena pubblicato uno studio sulla rivista in merito alla tossicità di alcuni componenti presenti nelle protezioni solari di prodotti chimici. Nello studio si evidenzia una correlazione fra ossibenzone e difetti alla nascita durante il primo trimestre di gravidanza, in particolare un difetto chiamato malattia di  Hirschsprung.

Consigli alle donne in gravidanza

Gli autori dello studio consigliano vivamente alle donne in gravidanza di evitare l’uso di prodotti solari con oxybenzone nel loro primo trimestre, così come le donne che cercano di concepire, dal momento che l’oxibenzone è una sostanza liposolubile che può rimanere nel corpo per settimane. Joe DiNardo, uno dei coautori dello studio, ha detto,

“Una donna incinta che segue le istruzioni per l’uso raccomandato di prodotti per la protezione solare contenenti il ​​6% di ossibenzone (due applicazioni da 1 oncia di crema solare) potrebbe avere concentrazioni di ossibenzone e livelli di sangue fetale raggiungono fino a 3.800 parti per miliardo nella donna, e 384 parti per miliardo nel feto Queste concentrazioni di ossibenzone possono potenzialmente causare questi cambiamenti cellulari tossici e dare origine alla malattia di Hirschsprung “.

Creme solari: Consigli per i bambini

Un secondo documento, pubblicato questa settimana dagli scienziati di Haereticus, rivela i pericoli derivanti dall’applicazione di filtri solari chimici ai bambini di età inferiore ai 5 anni. Una revisione di 169 prodotti per la protezione solare etichettati come sicuri per l’uso su neonati e bambini ha trovato livelli di sei comuni non sicuri assorbitori chimici UV – tutti prodotti chimici che interferiscono con il sistema endocrino – se applicati secondo le raccomandazioni dei produttori.

L’oxibenzone anche se non applicato direttamente sulla pelle può essere comunque un rischio in quanto è una sostanza che contamina sia l’acqua di mare che le piscine e può essere assorbito dalle donne in gravidanza e anche dai bambini.

L’uso di abbigliamento anti-UV, secondo Downs dovrebbe essere la prima linea di protezione contro il sole. “L’abbigliamento UPF è una crema solare che non si lava, ha una fantastica protezione UV ad ampio spettro e può fare le stesse dichiarazioni di marketing dei filtri solari.”

Abbiamo più volte visto come, per poter riuscire ad avere una tintarella senza rischi, sia necessario proteggere la propria pelle.

Filtri solari: inquinamento sistema marino

Tra i consigli dati dagli esperti per prevenire malattie e tumori della pelle, soprattutto nei mesi estivi, c’è sia un’attenta e graduale esposizione al sole, che l’utilizzo di creme protettive, scelte in base al proprio fototipo di appartenenza.

Eppure, c’è chi accusa proprio le creme solari di essere tra i maggiori agenti inquinanti, capaci di creare danni all’ecosistema marino.

L’allarme è stato lanciato da una recente ricerca pubblicata sulla rivista dell’American Chemical Society. Lo studio è stato realizzato, tra gli altri, dal Dipartimento di Global Change Research, dell’Istituto Mediterraneo di Studi Avanzati (IMEDEA).

Il problema riguarderebbe alcuni ingredienti, presenti generalmente in molte creme protettive, che finiscono in acqua quando ci facciamo il bagno. Questi ingredienti possono diventare tossici per il fitoplancton, alla base della catena alimentare degli ecosistemi marini.

Biossido di titanio e di ossido di zinco

Gli ingredienti responsabili di tale disastro sarebbero le nanoparticelle di biossido di titanio e di ossido di zinco che, reagendo con i raggi ultravioletti del sole, si trasformano in nuovi composti, come il perossido di idrogeno, nocivi per la fauna acquatica.

protezioni solari
Le creme e le protezioni solari con sostanze e filtri chimici sono dannose sia per la salute dell’uomo che per l’ambiente

Per accertarsi della pericolosità dei prodotti, e soprattutto dell’impatto negativo che i bagnanti possono avere sulla vita marina, gli studiosi hanno esaminato dei campioni prelevati nella Palmira beach di Maiorca, affollata da 10mila dei 200 milioni di turisti che ogni estate si riversano sulle coste del Mediterraneo.

In base ai risultati ottenuti dai test di laboratorio, ed effettuati su campionamenti di acqua e dati turistici, gli esperti hanno tratto la conclusione che il biossido di titanio delle creme solari sia tra i maggiori responsabili dell’aumento dei livelli di perossido di idrogeno nelle acque costiere.

La ricerca non è però nuova. I due esperti a capo dello studio, Antonio Tovar-Sanchez e David Sanchez-Quiles, avevano già indagato l’effetto negativo che le creme solari possono avere nel sistema marino, in un lavoro pubblicato sulla rivista Plos One il 5 giugno del 2013.

Distruzione ecosistema marino

Quest’ulteriore analisi conferma la precedente tesi.
Naturalmente, la colpa della distruzione dell’ecosistema marino non è da attribuirsi esclusivamente ai solari. Il catalogo dei prodotti cosmetici e non che, attraverso gli scarichi domestici, finisce in mare è enorme.

Pensiamo ad esempio agli esfolianti che contengono microsfere di polietilene che, attraversando lo scarico, assorbono pesticidi e altre sostanze chimiche. Una volta finite in mare, queste microsfere vengono scambiate dai pesci per plancton e mangiate. In questo modo, ritornano a noi attraverso la catena alimentare.

Bisogna sempre ricordare che ogni nostra scelta, per quanto innocua ci possa apparire, influisce sempre sull’ambiente che ci circonda. Non stiamo dicendo ovviamente di rinunciare a proteggere la propria salute e la pelle, facendo completamente a meno delle creme solari. Basta farlo con attenzione. Evitando di esagerare nelle quantità e cercando di scegliere sempre prodotti che diano il minore impatto possibile sull’ambiente.

(Foto in evidenza: amcrc.com; foto interna: kimberlysnyder)

Fonte https://www.treehugger.com

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Agnese Tondelli

La mia passione è sempre stata l'arte di creare con poco, e di riutilizzare le risorse per formare oggetti di nuova utilità. Per questo troverete numerosi articoli che riguardano il riciclo creativo e piccoli tutorial su come svolgere piccoli e grandi lavori domestici. Sono anche una mamma premurosa e mi piace dare dei consigli per vivere questo aspetto della nostra vita nel modo più naturale e sicuro possibile.

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