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Quegli incendi che distruggono l’Indonesia per far posto all’ olio di palma

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c2110077 - 21st October 2007. BATANG GANGSAL, RIAU PROVINCE, SUMATRA, INDONESIA. A picture shows a palm oil fruit. The Greenpeace Forest Defenders Camp opened on the 9th October as part of the organisations campaign to stop forest and peatland destruction caused in part by oil palm plantations. The destruction is causing massive amounts of biodiversity loss and releasing huge amounts of greenhouse gasses to the atmosphere. In the short-term, prior to the December 2007 Kyoto Protocol meeting in Bali, Greenpeace is calling on the Indonesian government to commit to a moratorium on conversion and destruction of Indonesian peatland. Deforestation accounts for approximately one-fifth of global greenhouse gas emissions. ©GREENPEACE/Oka Budhi GREENPEACE HANDOUT - NO ARCHIVE - NO RESALE - OK FOR ONLINE REPRO

Varie volte ci siamo soffermati a parlate dell’ olio di palma, sui suoi effetti sulla salute, sul fatto che si trova praticamente in qualsiasi alimento presente in commercio, anche nel latte artificiale per neonati, e sulla sua coltivazione devastante per l’ambiente.

Nei giorni scorsi, Greenpeace ha emesso un altro comunicato stampa sull’argomento, che denuncia una situazione che non più sostenibile. L’Indonesia è infatti teatro di incendi devastanti e pericolosi, che “da diversi anni tra giugno e ottobre ricoprono le città del Sud-est asiatico uccidendo ogni anno circa 110 mila persone”.

L’associazione, attraverso la diffusione di nuovi video e foto, ha mostrato il recente impianto di coltivazioni di palma da olio al posto delle foreste torbiere, distrutte dagli incendi che divampano da settimane nella regione Kalimantan.

La documentazione mostra anche l’impatto degli incendi sulla popolazione degli ultimi oranghi del Nyaru Menteng Orangutan Sanctuary, gravemente messi in pericolo da questa scellerata corsa alla produzione di olio di palma.

La richiesta avanzata da Greenpeace al governo indonesiano è quella di “impedire che si possa trarre profitto dalla distruzione delle foreste e dalla conseguente emergenza ambientale e sanitaria provocata dagli incendi, dal fumo e dalle ceneri che soffocano la regione“.

Dopo settimane di emergenza roghi, afferma Greenpeace, “diventa sempre più grave il rifiuto del governo indonesiano di rendere pubbliche le mappe aggiornate che mostrino i siti di produzione di olio di palma e le concessioni forestali a norma, con dati relativi alla perdita di copertura arborea e foreste primarie“.

Un atteggiamento che, oltre a non rendere possibile la reale stima dei danni e soprattutto dei profitti perpetrati a danno dell’ambiente, si accompagna a fatti gravissimi, come ad esempio l’incendio sospetto che ha distrutto gli archivi cartacei del Dipartimento delle Finanze del governo del Kalimantan. Gli incendi di queste ultime settimane arrecano un danno importantissimo all’ambiente, alla fauna e alla popolazione locale. Ma provocano anche un danno anche economico, visto che il mese scorso la Commissione anti-corruzione ha riferito che, negli ultimi dieci anni, la deforestazione illegale è costata all’Indonesia nove miliardi di dollari in royalties del legno perdute.

Come afferma Martina Borghi, campaigner Foreste di Greenpeace Italia: “Questi incendi sono uno dei peggiori disastri che abbiano mai colpito il Paese: è impensabile che sia consentito trarre profitto da una tale crisi. Il Presidente indonesiano Joko Widodo deve impegnarsi urgentemente nel ripristino delle foreste distrutte, impedendo che altre palme da olio vengano piantate“.

Stando sempre a quanto riferisce Borghi, “un portavoce dell’Associazione Indonesiana di Produttori di Olio di Palma ha dichiarato che l’industria dell’olio di palma è vittima di una campagna diffamatoria, e ha suggerito che gli incendi siano stati orchestrati per danneggiare l’immagine dell’industria dell’olio di palma in Indonesia”.

Assurdo, visto che, prosegue, “quando Greenpeace aveva visitato la zona interessata dagli incendi, lo scorso 27 ottobre, la popolazione locale aveva dichiarato agli investigatori che l’area era stata bruciata due volte: una pratica illegale ma molto comune per preparare il suolo per la palma da olio“.

I dubbi che rimangono sono tanti e la polizia sta ancora indagando per determinare le dinamiche che hanno portato alla distruzione dell’area e l’esistenza o meno di un reato. Il problema è che fino a quando il governo non pubblicherà le mappe delle concessioni e prenderà seri provvedimenti, poco si potrà fare.

In tutto questo, però, è importante ribadire una cosa: il potere nelle mani dei consumatori. Siamo noi a scegliere e siamo noi a influenzare le dinamiche di mercato e le decisioni dei produttori. Facciamo in modo di far sentire la nostra voce, attuando scelte consapevoli.

(Foto: Greenpeace)

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