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Indonesia: “le case dell’ossigeno” dove i bambini vanno a respirare

Indonesia: Testimonianza di uno dei fotografi di Greenpeace che hanno vissuto l’Indonesia, il problema degli incendi nel periodo in cui la foresta viene bruciata per far spazio alle piantagioni, soprattutto di palma da olio. La condivisione continua con queste problematiche, come si può rimanere indifferenti a tutto ciò.

Indonesia: testimonianza

*Jurnasyanto Sukarno, Photo Editor di Greenpeace Southeast Asia, Indonesia
Come la maggior parte delle persone che vivono in Indonesia, il nostro fotografo Jurnasyanto Sukarno è abituato alla nube di ceneri e fumo che ogni anno si alza nella “stagione del fumo”, il periodo dell’anno in cui foreste e torbiere vengono distrutte per far posto a nuove piantagioni, principalmente quelle di palma da olio. Ma documentare una delle “case dell’ossigeno“, nel pieno degli incendi boschivi del Paese, è stato troppo per lui. Dovrebbe esserlo per tutti noi. Questa è la sua storia.

Il mio orologio segna le nove del mattino e sto correndo su una moto-taxi diretta al Doris Sylvanus General Hospital a Palangkaraya, nel Kalimantan centrale, Indonesia. L’aria è densa di fumo a causa dei molti incendi che bruciano nelle aree forestali vicine. Lo so bene, perché ieri notte ero fuori per fotografare e riprendere le fiamme.

Quando arrivo in ospedale, mi dirigo verso la “Oxygen House” – la casa dell’ossigeno, un edificio dove trovano assistenza le persone  che soffrono di difficoltà respiratorie a causa della nube di cenere e fumo che si solleva dagli incendi e che hanno un disperato bisogno di aria pulita. La mattinata è relativamente tranquilla, ma secondo l’infermiera di turno, la maggior parte dei pazienti arriverà solo dopo pranzo o comunque dopo l’orario di lavoro.

Dopo aver atteso per circa un’ora, una coppia, marito e moglie, compaiono improvvisamente insieme ai loro due bambini. La madre sembra molto preoccupata e in ansia, e stringe tra le braccia il suo bambino piccolo. L’infermiera li porta subito in una stanza speciale dove viene somministrato ossigeno a bambini e neonati. Anche il padre ha bisogno di ossigeno e viene portato in una stanza separata, per gli adulti.

Mi è permesso di raggiungere la madre e il suo bambino. Il piccolo si chiama Rafa, e ha solo 50 giorni. Sua madre mi dice che durante la notte la loro casa è stata inghiottita dal fumo denso che si alzava dagli incendi circostanti  e che i piccoli polmoni di Rafa non hanno retto.

Chiaramente traumatizzato, disorientato e infelice, il bimbo deve sopportare una piccola pipa inserita nel naso, in modo da poter ricevere un rifornimento vitale di ossigeno. Ma c’è un problema: nonostante tutti gli sforzi dell’infermiera, sembra che qualcosa non vada: Rafa dev’ essere portato di corsa al pronto soccorso.

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Al pronto soccorso, la situazione si fa più tesa nel momento in cui Rafa inizia a piangere forte – in modo quasi  incontrollabile – quando gli posizionano una mascherina sul naso e sulla bocca per liberare le cavità nasali. È una scena difficile da guardare. Dopo 15 minuti di trattamento, gli occhi di Rafa iniziano a chiudersi, mentre si appoggia sulle ginocchia di sua madre – silenzioso e più rilassato, ma con un tubo per l’ossigeno che gli sporge dal naso.

Quando alla fine Rafa si addormenta, mi allontano dalla famiglia e assisto ad un momento meraviglioso: quello in cui arriva la sua sorellina di cinque anni e inizia a baciarlo. È questo il momento in cui le mie emozioni hanno preso il sopravvento. Comincio a sentire che i miei occhi si inumidiscono e penso alle mie figlie, che hanno più o meno la stessa età, ma che vivono al sicuro, lontano da qui. Immagino come mi sentirei se io e la mia famiglia fossimo seduti in questo pronto soccorso. E se fossero state le mie figlie a soffrire le conseguenze di questi incendi?

Ho assistito in prima persona a come le famiglie e le comunità, disperate, provano ad affrontare questi incendi e, cosa ancor più scioccante, ho visto come le persone vengono lasciate a sé stesse mentre cercano le mascherine e le protezioni di cui hanno bisogno per sé e per i loro figli. Gli incendi che anche quest’anno stanno divorando l’Indonesia sono i peggiori dal 2015, eppure il governo indonesiano non ha ancora revocato nessuna  licenza o emesso alcuna sanzione nei confronti delle aziende legate alla produzione di olio di palma.

*Jurnasyanto Sukarno, Photo Editor di Greenpeace Southeast Asia, Indonesia

Situazione reale

  • Quasi 30.000 persone nella sola Riau hanno sofferto di infezioni respiratorie acute durante gli incendi di quest’anno e quasi 310.000 sono state colpite da irritazione agli occhi e alla pelle, vertigini e vomito.
  • Tra quelli che segnalano sintomi preoccupanti ci sono donne in gravidanza, una delle quali ha dichiarato di aver abortito cinque anni prima durante una crisi di foschia simile.
  • Gli incendi bruciano quasi ogni anno, emettendo enormi quantità di gas serra che hanno contribuito a mantenere l’Indonesia tra i principali inquinatori di carbonio in tutto il mondo e diffondendo foschia fino a Singapore, Malesia e Thailandia.

 

Fonte Greenpeace

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Gino Favola

Laureato in Scienze Politiche, da sempre sono stato appassionato dai temi della tutela dell'ambiente e della sostenibilità. Da sempre convinto che l'economia debba essere ricondotta sotto le leggi della società civile, mi sono interessato a letture come quelle di Tiziano Terzani, Simone Perotti, Michael Pollan. Mi occupo nello specifico della sezione " ecoreati" per dare uno strumento in più, una sentinella attiva nel territorio, che da voce a tutte le segnalazioni dei nostri lettori che condividono con noi la sensibilità per la difesa dell'ambiente e della natura.

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