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Prodotti con olio di palma sostenibile: la classifica WWF

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Esistono prodotti con olio di palma sostenibile? La classifica WWF

Quali sono i prodotti con olio di palma che rispettano di più l’ambiente? Ce lo dice il WWF.

Difficilmente i prodotti con olio di palma riescono a essere davvero sostenibili. La sua coltivazione ha infatti un fortissimo impatto sul nostro ecosistema. Mette a rischio la biodiversità, minaccia le foreste tropicali e aumenta le emissioni di CO2.

Per limitare i danni, il WWF da qualche anno ha ideato il Palm Oil Buyers Scorecard. Si tratta di una sorta di ‘pagella’ sull’utilizzo di olio di palma certificato sostenibile. In questa classifica, l’associazione ambientalista analizza i 137 rivenditori principali del prodotto, sparsi in tutto il pianeta. Stati Uniti, Canada, Europa, Australia, Giappone e India sono alcune delle nazioni da cui provengono le principali industrie del settore. Tra gli altri, i marchi più noti sono Carrefour, L’Oreal, McDonald Nestle’, Tesco e Walmart.

La classifica dei prodotti con olio di palma sostenibile

Inutile dire che i risultati sono poco incoraggianti.

Il WWF pubblica questa nuova versione 2016 delle scorecard per valutare ciò che le aziende hanno effettivamente realizzato, al di là del dichiarato” ha spiegato Adam Harrison, responsabile WWF per il progetto. “Molte aziende hanno ottenuto risultati importanti nell’approvvigionamento responsabile di olio di palma, ma troppe sono venute meno ai propri impegni. Più numerose ancora sono le imprese che non hanno nemmeno affrontato il problema”.

Solo la metà delle 137 aziende considerate ha promesso di utilizzare esclusivamente olio di palma certificato entro il 2015. E 21 di loro sono comunque venute meno all’impregno.




Un altro fattore importante valutato dal WWF per la classifica, è l’utilizzo di olio di palma certificato sostenibile che sia anche “segregato”. Questa sigla indica un prodotto separato dall’olio di palma non sostenibile e con una completa tracciabilità del percorso di produzione e distribuzione. Ebbene questo ulteriore parametro è stato rispettato da appena 3 (tre) aziende.

È possibile analizzare nel dettaglio i 137 produttori attraverso l’applicazione web dedicata, sul sito del WWF: http://palmoilscorecard.panda.org/

I problemi per la salute

L’olio di palma desta forte preoccupazione anche per quanto riguarda la salute dei consumatori. Anche se non è stato raggiunto un consenso scientifico univoco sulla sua dannosità, alcune ricerche sembrano confermarla.

Vi abbiamo parlato dello studio sui neonati svezzati con latte artificiale contenente olio di palma. I bimbi avevano, in quel caso, un grado minore di contenuto minerale e densità nelle ossa. O ancora, l’annuncio ufficiale del Consiglio Superiore della Sanità belga che nel 2013 ha sconsigliato il consumo di questo prodotto ai propri concittadini, a causa della pericolosità legata al consumo alimentare.

Per non parlare poi della difficoltà di individuare chiaramente la provenienza dell’olio – un fatto confermato anche dalla classifica del WWF. Può accadere infatti che nei prodotti con olio di palma raffinato vi siano alti livelli di contaminanti tossici e potenzialmente cancerogeni.

Insomma, anche se la pericolosità dell’ingrediente non è univocamente riconosciuta, perché le aziende non si impegnano a investire in alternative sostenibili, che pure esistono?

Foto: oneVillage Initiative on Flickr

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