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Acquisti bio in crescita, ma diminuiscono le superfici per la produzione di sementi biologiche

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Nonostante la crisi, il mercato italiano del bio continua a crescere, confermando una dinamica positiva in atto ormai dal 2005. Sulla base delle elaborazioni Ismea dei dati del Panel famiglie Gfk-Eurisko, resi noti nel rapporto Bio in cifre 2014 del Sinab (Sistema d’informazione nazionale sull’agricoltura biologica), nei primi cinque mesi del 2014 gli acquisti domestici di biologico sono aumentati del 17,3% rispetto ai primi cinque mesi del 2013.

Il comparto biologico sembra quindi andare in netta controtendenza, con un possibile ampliamento del mercato nazionale inerente ai consumi.

Non si può dire la stessa cosa, però, per ciò che riguarda un settore molto specifico, quella della produzione di sementi biologiche.

Secondo i dati pubblicati da Assosementi, l’Associazione Italiana Sementi, la produzione nazionale è diminuita di circa il 30% in cinque anni, dal 2009 al 2013.

Sul sito dell’Associazione si legge come, nella campagna 2013, siano stati poco meno di 7.500 gli ettari destinati alla moltiplicazione di sementi con metodo biologico. Solo il 3,9% della superficie nazionale per le specie soggette a certificazione obbligatoria. Si calcola che in cinque anni le superfici destinate alla produzione di sementi biologiche sono diminuite del 30%.

Le flessione ha toccato alcune delle colture più significative, come il frumento duro (-58% della superficie dal 2009), la veccia (-60%) e il frumento tenero (-17%). In controtendenza solo l’erba medica (+134% dal 2009) ed il trifoglio alessandrino (+26%).

Guido Dall’Ara, Presidente di Assosementi ha così commentato i risultati: “I dati del CRA-SCS sulla contrazione della produzione di sementi biologiche confermano che lo strumento della deroga, soprattutto se gestito con scarso rigore, allontana le aziende sementiere dal settore. Non è possibile investire in una produzione oltretutto più impegnativa e costosa di fronte alla scarsa propensione dei coltivatori biologici ad acquistarle. È un vero peccato perché il nostro paese è comunque leader in Europa nella moltiplicazione di sementi e la quasi totalità dei contratti per il biologico è fatta per paesi esteri. Ci auguriamo che la proposta di riforma comunitaria sul biologico, di cui si discuterà anche durante il semestre di presidenza italiana della UE, introduca regole certe in grado di dare fiducia alle aziende che debbono produrre sementi biologiche, arrivando anche a sopprimere la possibilità di deroga, e possa aumentare così la credibilità e la garanzia di qualità al consumatore”.

Il quadro normativo della Comunità europea in materia di produzione, di etichettatura e di controllo delle produzioni biologiche è contenuto nel Regolamento (CEE) 2092/91. Secondo la normativa vigente, per poter ottenere produzioni biologiche, devono essere utilizzate soltanto sementi a loro volta ottenute con il metodo biologico. Esiste però un regime di deroga, previsto e disciplinato dal Regolamento (CE) 1452/2003 della Commissione CE, che ammette che, qualora non siano disponibili sementi certificate secondo il metodo biologico, possono essere utilizzate sementi convenzionali.

Coldiretti ha più volte evidenziato la complessità della disponibilità di sementi biologiche in Italia, in parte dovuta proprio alla legge deroga prevista dalla legislazione comunitaria: “Se si esaminano i dati resi disponibili dall’Ense (Ente Nazionale Sementi Elette), si nota che il numero di deroghe concesse in Italia, anziché diminuire, negli anni sono aumentate. Si è passati da 33.663 deroghe richieste nell’anno 2004 a 35.258 nel 2012. Di queste, nel 2004, sono state concesse 28.898 deroghe,  a fronte di ben 32.085 nel 2012. Inoltre, il continuo ricorso alla deroga per l’uso di sementi convenzionali ha impedito la disponibilità di varietà adatte all’agricoltura biologica, visto anche l’insufficiente livello di ricerca nel settore”.

Secondo Coldiretti, in pratica, l’uso della deroga avrebbe legittimato un uso massiccio di sementi convenzionali, a discapito di quelle biologiche, prodotte con metodi biologici.

Non solo. I dati relativi alla produzione di sementi biologiche italiane risalgono al 2012, perché la banca dati istituita dall’Ente Nazionale Sementi Eletti (http://www.ense.it/) a causa della spending review non è stata rifinanziata.

La conclusione della Confederazione dei Coltivatori è che la deroga sulle sementi, nonostante le difficoltà, debba essere eliminata, in modo da rilanciare un percorso di sviluppo del mercato di sementi biologiche. Non solo, secondo Coldiretti, è importante che a livello europeo siano destinati dei fondi per la costituzione della banca europea delle sementi biologiche, e delle singole banche dati nazionali, in modo da monitorare compiutamente il mercato delle sementi.

(Foto: bloximages)

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