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La Apennine Energy a caccia di idrocarburi in Basilicata. I sindaci: “Noi all’oscuro di tutto”

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La Apennine Energy allunga le mani sulla Basilicata

È il 2013 e la Apennine Energy presenta un’istanza per trivellare ancora il territorio lucano. A distanza di anni, l’accordo viene scoperto da un gruppo di cittadini, mentre i sindaci si dicono all’oscuro di tutto

Quella che vi raccontiamo oggi è una storia vecchia di quasi due anni, ma che è passata praticamente sotto silenzio finora. Fino a quando, cioè, un gruppo di cittadini, intenzionato a difendere il proprio territorio, non ha aperto il sito del Ministero dello Sviluppo Economico (Mise). Quando lo ha fatto, ha scoperto che un’azienda con sede legale in Lombardia, la Apennine Energy, ha presentato nel febbraio del 2013 un’istanza per trivellare ancora il territorio lucano.

La Apennine Energy

Ma andiamo con ordine. La Apennine Energy è una SPA con sede legale in Italia, registrata alla Camera di Commercio di Milano, ma controllata dall’inglese Sound OilPlc, che raccoglie fondi per le attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi sul nostro territorio nazionale. La principale attività dell’Apennine riguarda la produzione di metano.

La società, leggiamo sul sito del MISE, in passato ha già ricevuto dal Ministero 8 permessi per la ricerca di idrocarburi su terraferma, un permesso di ricerca nel sottofondo marino e 3 concessioni di estrazione (tecnicamente, coltivazione) in terraferma. Nel complesso, opera su un territorio esteso circa 1.286 Kmq. Un’area che potrebbe essere ulteriormente ampliata se il ministero dovesse concedere l’autorizzazione alle attività, richiesta il 28 febbraio 2013.

 

Operazione Tardiano

L’operazione prende il nome di “Tardiano” e prevede la ricerca di giacimenti di idrocarburi nel sottosuolo in un’area di 212,76 Kmq a ridosso tra la Basilicata e la Campania. I comuni coinvolti sarebbero 10, di cui 8 lucani (Grumento Nova, Lagonegro, Moliterno, Sarconi, Tramutola, Castelsaraceno, Spinoso e Lauria) e 2 in provincia di Salerno(Casalbuono e Montesano).

Ed è proprio a livello di competenza comunale che la faccenda si complica. I sindaci dei comuni lucani, infatti, assicurano che loro, della richiesta, non hanno ricevuto alcuna comunicazione. Secondo quanto riportato dal Fatto Quotidiano,  sarebbe stato un gruppo di cittadini a scoprire il progetto sul sito del Mise.

Sindaci all’oscuro di tutto?

Sono diversi, in realtà, i documenti pubblici che rimandano all’argomento. Sono almeno tre i numeri del Bollettino Ufficiale degli Idrocarburi e delle Georisorse che parlano di Tardiano (31 marzo 2013, 30 aprile 2013, 30 novembre 2014). L’avviso, inoltre, è stato pubblicato anche sulla Gazzetta Ufficiale Europea n. C 112, del 19 aprile 2013.

E infatti, dopo aver appreso la notizia, i sindaci dei comuni di Casalbuono e Montesano hanno comunicato il proprio parere contrario al Mise, rispettivamente il 28 giugno 2013 e il 10 settembre 2013.

Com’è possibile, dunque, che i loro colleghi della Basilicata non fossero stati informati su “Tardiano”? Scarsa comunicazione dalla Regione, ipotizza qualcuno. In ogni caso, dopo esser stati informati dai propri concittadini, i sindaci coinvolti hanno annunciato al Fatto Quotidiano il loro disappunto. “Le trivelle non avanzeranno”, tuona Giuseppe Tancredi, sindaco di Moliterno,“perché ci troviamo nel parco nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri-Lagonegrese”; “È impensabile che le decisioni siano prese tutte a Roma, superando le nostre competenze”, gli fa eco Domenico Mitidieri, a capo della giunta di Lagonegro.


Al momento, comunque, la richiesta di autorizzazione è ferma all’istruttoria pre-CIRM (fase preliminare all’approvazione da parte della Commissione per gli idrocarburi e le risorse minerarie) e sia il dicastero dello Sviluppo, che la regione Basilicata hanno richiesto chiarimenti e informazioni sul progetto. Insomma, l’iter è ancora lungo.

Le proteste dei cittadini

Nel frattempo, i cittadini hanno iniziato a mobilitarsi: hanno già indetto diverse assemblee sull’argomento e alcuni di loro si sono organizzati in comitato. La preoccupazione è elevata: “Un angolo di paradiso che rischia di essere minacciato da questo progetto di trivellazioni”, è il commento di un cittadino di Lauria raggiunto dalla Gazzetta del Mezzogiorno. “Pensiamo ad un incidente in un’area così ricca di acqua: qui ci sono alcune delle sorgenti che alimentano i principali acquedotti meridionali”.

La società, a quanto risulta ad Ambientebio, non si è ancora espressa sulla vicenda, ma in altre occasioni ha manifestato la propria disposizione al dialogo e alla chiarezza: “Apennine Energy ha nel proprio DNA aziendale la trasparenza, l’apertura al dialogo con territori e popolazioni, la massima apertura al confronto”.

Finora questo dialogo non è stato ancora avviato: speriamo che si tratti di propositi reali e non solo di marketing.

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