Home Rischi per la salute Cadmio: concentrazioni troppo elevate in cioccolato e alimenti per lattanti

Cadmio: concentrazioni troppo elevate in cioccolato e alimenti per lattanti

1692
0
CONDIVIDI

Tutelare la popolazione dalla presenza di cadmio negli alimenti, diminuendone ulteriormente la quantità. È questa la decisione a cui è giunta la Commissione Europea, in seguito a un parere emesso dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare.

I cibi sotto accusa sarebbero principalmente il cioccolato, il latte in polvere per i neonati e i baby food, tutti alimenti destinati alla parte della popolazione più vulnerabile con tracce più o meno evidenti di cadmio.

Bruxelles si era già espressa in merito al cadmio e al mercurio contenuti nelle batterie, decretando la messa al bando di questi prodotti, entro il 31 dicembre 2016. Ancora prima, questo metallo pesante era stato vietato nelle materie plastiche, nella produzione di gioielli e nelle saldature in ottone, ai sensi del regolamento Reach sulle sostanze chimiche.

Il cadmio è una sostanza che si può trovare in natura, ma proviene anche da fonti agricole e industriali. Uno dei modi in cui può essere assimilato dall’organismo è attraverso l’alimentazione.

Il suo accumulo nel corpo, nel corso del tempo, può però portare a effetti nocivi per la salute, come l’insufficienza renale.

Già nel 2011, per questa ragione, l’Ue aveva stabilito dei limiti massimi da rispettare per una serie di prodotti alimentari.

Ora, sulla base delle recenti conclusioni dell’Efsa, la comunità europea ha deciso di rivedere questi limiti, abbassando ulteriormente le soglie, per tutelare soprattutto la salute dei più piccoli.

Nel caso di alimenti destinati a lattanti e bambini piccoli, le nuove disposizioni entreranno in vigore il primo gennaio del 2015; nel caso di prodotti a base di cioccolato e cacao, invece, i nuovi limiti saranno effettivi il primo gennaio 2019, per dare ai Paesi produttori di cacao e all’industria dolciaria il tempo sufficiente per adattarsi ai cambiamenti predisposti.

L’Esecutivo Ue richiama anche l’attenzione di agricoltori e operatori del settore alimentare per attenuare i livelli massimi di cadmio in cereali, ortaggi e patate.

Il cadmio, lo ricordiamo, è un metallo estremamente tossico che, se assimilato in grandi quantità, può provocare l’insorgenza di numerose patologie, come cancro, diabete e malattie cardiache. Si concentra soprattutto nei reni e nel fegato.

È molto utilizzato in agricoltura e, per questo, è considerato un importante contaminante ambientale. Si può trovare nei vegetali coltivati in suoli contaminati, nelle sigarette, nei cibi raffinati, persino nelle plastiche e nelle vernici.

Può essere assorbito per via cutanea, alimentare o tramite inalazione. L’assorbimento intestinale è nettamente più alto nei casi di carenza di zinco. L’inalazione avviene soprattutto nei fumatori.

Questo metallo influenza notevolmente il metabolismo, condizionando il rilascio di acetilcolina, dando luogo a osteoporosi e fragilità dentale e interferendo con la produzione di insulina.

Oltre che negli alimenti, questo metallo può entrare quotidianamente nelle nostre case, anche attraverso l’acqua potabile, come evidenziato da un recente dossier di Legambiente che vede le acque italiane, le più avvelenate da metalli pesanti d’Europa.

(Foto: timsackton)

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here