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Plastica in mare: il silenzioso inquinante killer

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Plastica in mare e nei pesci: i rischi per la salute umana

La plastica in mare che gettiamo quotidianamente sotto forma di microparticelle sta distruggendo flora e fauna negli oceani. E può provocare seri danni alla salute umana. Lo studio

Plastica in mare sotto forma di microsfere: purtroppo non è una novità. Molti prodotti che abbiamo nelle nostre case riversano queste particelle nei fiumi, nei mari, negli oceani. La novità è costituita da uno studio australiano che per la prima volta ne ha analizzato gli effetti sulla salute dei pesci. E, quindi, sull’influenza che hanno sulla catena alimentare e sull’uomo. I risultati non sono incoraggianti.

Bradley Clark, della Scuola di scienze, ingegneria e salute dell’Università australiana Rmit (Royal Melbourn Institute of Technology), mette in guardia sui rischi per la salute umana del pesce contaminato. “Sappiamo che se si mangia del pesce, si rischia di ingerire qualsiasi sostanza inquinante che esso contiene”, ha dichiarato.

La sua ricerca ha dimostrato per la prima volta che la flora e la fauna marine sono danneggiate dalla plastica in mare sotto forma di microsfere (o microgranuli). La Francia ha di recente approvato una legge proprio per mettere al bando questi elementi, dal 2018, insieme ai cotton fioc.

Ma in che modo queste microsfere mettono a rischio la catena alimentare umana?

Le microsfere presenti in tanti prodotti che abbiamo in casa – scrub, prodotti per la pelle, dentifrici – finiscono spesso nei fiumi e nei mari. Si tratta di quantità enormi: solo in Europa se ne consumano 5mila tonnellate ogni anno. Secondo alcune stime, queste micro particelle di plastica in mare sarebbero già 5mila miliardi.




Un impatto devastante

Lo studio ha dimostrato che tali microsfere possono trasferire dell’etere polibrominato binefile (Pbde) direttamente nel tessuto dei pesci, tramite l’alimentazione. Si tratta di un inquinante estremamente pericoloso, normalmente utilizzato come ritardante di fiamma. Poche settimane fa, questo stesso elemento chimico era stato inserito tra i 6 agenti tossici causa di autismo e altri disturbi cognitivi nei bambini.

I ricercatori australiani hanno calcolato che i pesci hanno assorbito il Pbde fino al 12,5% nei propri tessuti. E ne hanno confermato la pericolosità per l’uomo: “Ritardo mentale nei bambini e danni ovarici alle donne”, riporta Repubblica.

In pratica, ogni volta che mangiamo un filetto di pesce contaminato è come se fosse costituito di plastica per almeno il 10%. Tanto varrebbe non eliminare la confezione.

Il prossimo passo”, ha spiegato Clarke, “è di determinare le implicazioni dei nostri risultati per la salute pubblica e misurare la quantità di inquinamento che entra dalle microsfere nella catena alimentare umana”.

Il governo australiano, come quello francese, ha già imposto l’eliminazione graduale di queste microsfere dai prodotti in commercio, entro il 2018. In Italia non è stato ancora fatto nulla per ostacolare la diffusione della plastica in mare. Marevivo sta promuovendo una legge proprio per vietare l’utilizzo delle microparticelle nei cosmetici. Si può firmare la petizione a questo link: http://www.marevivo.it/fermailmostro

Foto: SummerSkyes 11 on Flickr