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Epatite A in frutti di bosco congelati: l’epidemia continua

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Vi ricordate il caso dell’Epatite A trasmessa dai frutti di bosco? Era maggio 2013 e il Ministero diramava una circolare in cui invitava le Asl a monitorare con attenzione i casi segnalati nel nostro paese, e “avviare indagini sul territorio nazionale finalizzate ad identificare sia l’esistenza di possibili casi autoctoni correlati che, eventualmente, le potenziali fonti di infezione”.

A questa seguiva la diffusione di una lista di lotti di frutti di bosco congelati e ritirati dal mercato che, a seguito di analisi accurate, erano risultati contaminati dal virus dell’Epatite.

Oggi, a quasi un anno di distanza dal primo caso collegato al consumo di una cheesecake contaminata a Padova, l’emergenza è tutt’altro che rientrata. Qualche giorno fa, infatti, il Ministero ha pubblicato i dati aggiornati al 28 febbraio 2014, sull’andamento dell’epidemia. I numeri non sono rassicuranti.

In totale, dal 1° gennaio 2013 al 28 febbraio 2014, sono stati notificati 1.463 casi di Epatite A.

Si pensa che la cifra sia comunque sottostimata, visto che molti cittadini sfuggono al calcolo delle Asl.


La regione con il maggior numero di casi è la Lombardia è 358, seguita da Emilia Romagna (154), Toscana (142) e Lazio (121), ultima la Sicilia con 3 casi. L’epidemia, inoltre, avrebbe coinvolto oltre a 4 paesi del Nord Europa dove si sono registrati 71 casi (Danimarca, Svezia, Norvegia e Finlandia) anche Irlanda e Francia con altri 16 episodi tutti associati all’ingestione di frutti di bosco.

Si legge infatti sulla pagina ufficiale del Ministero: “Si può concludere che il 67.3% dei casi (247/367) presenta la sequenza virale “outbreak” (genotipo IA con sequenza KF182323) o una sequenza altamente correlata. La sequenza da frutti di bosco surgelati ottenuta dall’IZSLER, identica a quella dei casi, suggerisce fortemente che tale alimento possa essere una fonte comune di infezione. Nel rimanente 32.7% dei casi (120/367) si osserva la presenza di ceppi non correlati alla sequenza “outbreak”, di genotipo IA (24.5%), IB (7.9%) ed 1 solo caso di genotipo IIIA”.

Sembra comunque che nell’ultimo quadrimestre i casi in Italia siano dimezzati, attestandosi a quota 40.

Il Ministero ha inoltre aggiornato la tabella dei lotti risultati positivi alle analisi:

frutti di bosco_epatite_lista

Il problema è che le indagini di tracciabilità dei prodotti, tuttora in corso, hanno messo in luce l’estrema complessità della catena distributiva. Queste, infatti, hanno avuto per oggetto complessivamente 830 transazioni commerciali, facenti capo a 331 fornitori in 25 Paesi EU ed extra EU (dati riferiti al 31/1/2014). Difficile quindi riuscire a risalire all’intero corpus di lotti potenzialmente nocivi.

Le raccomandazioni rimangono sempre le stesse: consumare i frutti di bosco congelati/surgelati solo cotti, facendoli bollire (portandoli a 100°C) per almeno 2 minuti. Questa procedura è necessaria per distruggere il virus dell’epatite.

L’aspetto che desta preoccupazione non è solo la possibilità ci siano ancora prodotti contaminati sul mercato, ma anche il fatto che le persone continuano a consumare tranquillamente frutti di bosco. Il rischio, infatti, non riguarda solo il consumo domestico, ma anche i dolci consumati negli esercizi commerciali. Una diffusione capillare dell’allerta e una diversa modalità di gestione dell’emergenza, forse, avrebbero aiutato a contenere meglio il problema. Un problema che ancora non è stato risolto.

(Foto in evidenza: Infomastern)

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