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Allarme batteri resistenti agli antibiotici a causa dell’allevamento intensivo: con Trump la situazione peggiora

Allarme batteri resistenti: le raccomandazioni dell’Oms di diminuire l’abuso di antibiotici non sembra sortire nessun effetto sugli Stati Uniti sostenuti dall’amministrazione Trump.

Il New York Times per sensibilizzare l’opinione pubblica, riporta alcuni fatti e pone l’attenzione su quanto sia grave la situazione.

Si va dall’uso massiccio di antibiotici come la streptomicina e l’oxitetraciclina, utilizzati normalmente per uso umano, per contrastare l’infezione degli agrumi causata da un parassita arrivato dalla Cina e che in breve tempo ha portato a malattia il 90% degli agrumi in Florida. Malgrado la FDA, Food and Drug Administration è l’ente governativo statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici, abbia cercato di impedire che avvenisse l’uso di questi prodotti, la Environmental Protection Agency (Epa) ha esteso l’autorizzazione all’utilizzo dei due antibiotici oltre che alla Florida anche al Texas e alla California, per un totale di oltre 309 mila ettari da irrorare.

Allarme batteri resistenti: le politiche a cui la salute del cittadino e dell’ambiente non interessa

I risultati di queste politiche miopi sono sotto gli occhi di tutti, l’uso scriteriato di antibiotici ha creato una resistenza alle infezioni che porta a 23 mila morti ogni anno negli Stati Uniti, ma anche per l’Italia la situazione non è da meno in quanto è uno dei primi paesi europei per l’abuso di antibiotici, 10 mila ogni anno, mentre in Europa sono 33 mila.  L’abuso di questi farmaci ha portato difficoltà nell’affrontare molte infezioni che risultano difficili da debellare, è il caso ad esempio della Candida Auris  e di altri batteri e funghi. Da qui nasce un allarme batteri resistenti difficili da debellare.

agrumi
Parassita importato dalla Cina alla Florida nel 2005 e che in pochi anni ha colpito il 90% degli agrumi

L’impiego degli antibiotici con Trump è aumentato di molto, ad esempio negli allevamenti di maiali sta avvenendo un approccio suicida. A causa delle continue infezioni alcune aziende hanno ben pensato di dare in via preventiva quotidianamente degli antibiotici clorotetraciclina (usata anche nell’uomo) e di tiamulina (farmaco ad uso solo veterinario). Le ripercussioni che ci saranno sulla salute umana sono ben immaginabili. Gli esponenti del governo, alcuni sono ex dirigenti di aziende che producono antibiotici, hanno allentato le normative, che erano state inasprite con l’amministrazione Obama, sono più interessati ai guadagni delle aziende che alle problematiche sull’ambiente o sulla salute umana.

maiali
Gli allevamenti intensivi e l’abuso di antibiotici negli stessi è una delle cause principali legate all’antibiotico-resistenza

I batteri viaggiano, e anche se in Europa la somministrazione di antibiotici è molto più ristretta tanto negli animali quanto nelle persone, le notizie che giungono da oltreoceano non sono buone per nessuno.

I geni che danno ai batteri la resistenza agli antibiotici, un problema sempre piu’ grave per l’uomo, hanno la loro perfetta incubatrice negli allevamenti intensivi, dove si fa un uso eccessivo di questi farmaci. Lo afferma uno studio fatto in Cina dalla Michigan State university e pubblicato dalla rivista Pnas.
La resistenza agli antibiotici potrebbe derivare da ciò che gli americani mangiano. Il governo statunitense ha stimato infatti che oltre il 70% degli antibiotici sono assunti dagli animali. Le aziende li usano in maniera preventiva poiché negli allevamenti intensivi vi sono moltissimi animali e il rischio di epidemia è molto alto. Numerosi allevatori usano anche farmaci che permettono una crescita degli animali più rapida.
Il rapporto del Cdc afferma che “gran parte dell’uso di antibiotici negli animali è inutile e inappropriato e rende tutti meno sicuri”. Il New York Times ha evidenziato come gli allevatori siano riluttanti a consentire la raccolta di dati nelle loro strutture.

Tuttavia molte ricerche, come quella del Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health, affermano che coloro che vivono vicino agli allevamenti hanno maggiori probabilità di sviluppare infezioni.

La Norvegia, la Danimarca e la Svezia stanno introducendo normative severe sull’uso di antibiotici negli animali da allevamento, che richiederanno una diagnosi specifica da effettuare con prove di laboratorio per dimostrare quale tipo di antibiotico sia necessario.

Ma in Gran Bretagna questi farmaci sono comunemente usati per evitare la mastite ai bovini, un’infezione della mammella che si verifica più frequentemente negli animali munti in modo eccessivo.
Gli scienziati hanno allertato sulla resistenza agli antibiotici da decenni, ma il problema si è acutizzato proprio quando il rilascio di nuovi farmaci è diminuito in modo sostanziale.

In occasione di un incontro tenuto il mese scorso, l’OMS ha avvertito che l’uso sconsiderato degli antibiotici potrebbe far ritornare il pianeta alla condizione esistente prima della loro scoperta.
Un progetto di legge è stato presentato giovedì nel Senato USA per incoraggiare lo sviluppo di nuovi antibiotici contro le infezioni che resistono ai farmaci esistenti. Ma cambiare invece e dire basta agli allevamenti intensivi???

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Gino Favola

Laureato in Scienze Politiche, da sempre sono stato appassionato dai temi della tutela dell'ambiente e della sostenibilità. Da sempre convinto che l'economia debba essere ricondotta sotto le leggi della società civile, mi sono interessato a letture come quelle di Tiziano Terzani, Simone Perotti, Michael Pollan. Mi occupo nello specifico della sezione " ecoreati" per dare uno strumento in più, una sentinella attiva nel territorio, che da voce a tutte le segnalazioni dei nostri lettori che condividono con noi la sensibilità per la difesa dell'ambiente e della natura.

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