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Italia tra i primi Paesi europei per consumo di antibiotici

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Le tre agenzie europee che si occupano di farmaci (EMA), infezioni (ECDC) e sicurezza alimentare (EFSA), hanno per la prima volta esplorato congiuntamente le associazioni esistenti tra il consumo di antimicrobici negli esseri umani e animali destinati all’alimentazione e la resistenza dei batteri agli antibiotici.

Il confronto dei dati ottenuti ha rivelato che il consumo di antimicrobici è più alto negli animali che negli esseri umani, permettendo anche di evidenziare la presenza di associazioni tra l’assunzione di antibiotici e la corrispondente resistenza dei batteri. In alcuni casi, la correlazione è stata trovata anche tra il consumo di antimicrobici negli animali e resistenza dei batteri negli esseri umani.

Alla luce di questi dati, l’OMS ha invitato i responsabili sanitari a predisporre piani di emergenza, auspicando un impiego diverso di tali prodotti.

La classifica europea vede l’Italia tra i primi posti per il consumo di una delle categorie più nuove di antibiotici. Stando a quanto riportato da Il Fatto Alimentare, l’Italia risulterebbe essere infatti la prima nazione per consumo in milligrammi/chilo di antibiotici negli animali.  Primi posti anche per il consumo di una delle categorie più nuove di antibiotici nella cura dell’uomo (cefalosporine di terza e quarta generazione) e per il consumo di un’altra classe importante, quella dei fluorochinoloni.

Oltre ai numeri importanti inerenti al consumo di antibiotici, secondo l’Istituto Superiore di Sanità altrettanto preoccupante sarebbe anche l’aumento delle resistenze batteriche di specie che possono diventare mortali, come il micobatterio della tubercolosi o lo stafilococco aureo resistente alla meticillina. La resistenza alla Klebsiella pneumoniae, che provoca polmoniti ospedaliere spesso mortali, ad esempio, è passata da meno dell’1% del 2008 al 34% del 2013.

Secondo gli esperti, ad accelerare la resistenza contribuirebbe anche l’utilizzo di antibiotici in ambito veterinario, adoperati per accelerare la crescita degli animali. Una cosa di cui avevamo già parlato in un nostro precedente articolo.

Come riassume il giornale, le 3 agenzie forniscono però, in modo congiunto, alcuni suggerimenti:

  • migliorare i sistemi di sorveglianza per ottenere informazioni dettagliate in relazione al consumo di antimicrobici nell’uomo;
  • reperire una quantità maggiore di dati sul consumo ospedaliero di antimicrobici in un maggior numero di Paesi;
  • ottenere dati aggregati sulle tipologie di alimenti, prevalenza di microrganismi e resistenze;
  • disporre di dati, basati sull’isolamento, per ottenere informazioni sugli effetti della co-selezione;
  • un monitoraggio che includa i patogeni degli animali, la flora commensale di persone sane e malate e informazioni sull’origine degli alimenti e degli animali

L’uso degli antibiotici, sottolinea l’EFSA, dovrebbe essere effettuato in maniera responsabile. Sia per le persone, che per gli animali.

(Foto: oliver.dodd)

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