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Riapre ufficialmente in Giappone la caccia alle balene

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Quella che ad agosto si palesava come una possibilità, ora diventa realtà: dopo un anno di pausa, il Giappone riprende la sua attività di caccia alle balene. In barba alla sentenza della Corte Internazionale di Giustizia che aveva revocato l’autorizzazione di Tokyo alla caccia ai cetacei.

Dal primo dicembre, stando a quanto annunciato da La Stampa, sono partite le prime baleniere. «Non siamo mai stati più felici di oggi», avrebbero dichiarato i membri dell’equipaggio durante la cerimonia prima della partenza. La missione di ricerca dovrebbe durare fino ai primi di marzo. La flotta sarà formata da una “nave madre” e da tre altre baleniere. Saranno impegnati in totale 160 marinai.

Se Tokyo rispetterà la tabella di marcia annunciata ad agosto, il piano del governo prevederà la cattura annuale di 333 balenottere minori antartiche (Balaenoptera acutorostrata Lacépède è il nome scientifico), in un periodo che va dal 2015 al 2027. La previsione iniziale era di abbattere circa 900 esemplari ogni anno, ma dopo gli interventi dell’IWC, l’International Whaling Commission, organismo internazionale che regola la caccia alle balene, il piano sarebbe stato ridotto a circa un terzo.

Ricordiamo che, il 31 marzo del 2014, la Corte Internazionale di Giustizia ha stabilito che il Giappone doveva sospendere la caccia alle balene nell’Oceano Antartico, perché la pratica “non aveva alcuna giustificazione scientifica”.

La sentenza aveva così risolto un duro contenzioso, in atto dal 2010, avviato da Australia e Nuova Zelanda contro lo Stato nipponico. L’accusa  mossa dai due Stati era che il Giappone avesse aggirato il divieto di caccia alle balene, emesso nel 1986, nascondendo delle “mere attività commerciali”, dietro la scappatoia della ricerca scientifica.

Shinzō Abe aveva inizialmente dichiarato che il governo avrebbe rispettato la decisione dei giudici, per poi fare una brusca inversione di marcia.

Il Giappone, insieme all’Islanda, è l’unico Paese che, trincerandosi formalmente dietro pretestuose ragioni di studio e ricerca e di tradizione, non ha mai sospeso la caccia ai cetacei.

Con la sua decisione, Tokyo ha deciso così di sfidare l’autorità internazionale. In barba all’applicazione delle legge e paradossalmente proprio mentre a Parigi le potenze mondiali discutono su come salvare il pianeta.

Secondo il senatore dei Verdi Nick McKim, la situazione richiede un’azione più decisa da parte di Canberra. “È passato il tempo delle parole, è tempo di azione ed è per questo che bisogna mandare lì una nave della dogana per sorvegliare e raccogliere evidenze contro il Giappone per future cause in tribunale“, ha detto McKim, mentre l’opposizione laburista chiede al governo di sollevare la questione durante il vertice di Parigi sul clima.

(Foto)

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