Home Ambiente Tunisia: la marea nera vicino Lampedusa di cui nessuno parla

Tunisia: la marea nera vicino Lampedusa di cui nessuno parla

624
0
CONDIVIDI

Una marea nera si è riversata a pochi chilometri da Lampedusa, a causa di una perdita di petrolio proveniente da una piattaforma offshore. Le faccenda sembra però non interessare i media.

Lo scorso 13 marzo, una marea nera si è riversata al largo delle coste appartenenti alle isole Kerkennah, nella regione di Sfax in Tunisia. Per molti giorni, sulla stampa non se n’è letto nulla, pur rimanendo un episodio importante, sia in previsione del prossimo referendum sulle trivelle del 17 aprile, sia per i danni che potrebbe causare all’ambiente e alla vita della popolazione locale, basata su pesca e turismo.

Tra l’altro, la marea nera che si è riversata nel mare tunisino dista solo 120 chilometri da Lampedusa.

Sembra che responsabile dello sversamento in mare di petrolio sia una piccola impresa petrolifera locale, la Thyna Petroleum Services.

Secondo il Ministero dell’Industria e dell’Energia tunisino, ci sarebbe stata “una perdita di petrolio alla sommità del pozzo, “Cercina 7” (che dista circa 7 km dalla costa), derivanti da una rottura della provetta di controllo, un tubo con un diametro di circa 10 millimetri”. Al momento non è ancora disponibile alcun dato sulla quantità dispersa in mare di combustibile fossile.

La marea nera che ha interessato le isole Kerkennah, che vivono di pesca e turismo, ha provocato molte proteste nella popolazione locale. Nonostante questo, i media hanno dato poca o scarsa attenzione alla notizia.

Sembra che le autorità tunisine siano già riuscite a contenere la marea nera ma, attualmente, non è dato sapere la quantità di petrolio riversato in mare e i danni sull’ecosistema.

A meno di un mese da referendum del 17 aprile sulle trivellazioni entro le 12 miglia, questo incidente nel Mediterraneo, a pochi chilometri da Lampedusa, ha riacceso il dibattito in Italia.




Enzo di Salvatore, del Comitato NoTriv, spiega: “L’accaduto dimostra che non esistono progetti petroliferi che possano ritenersi al riparo dal rischio di incidenti rilevanti. Diventa sempre più urgente interessare della questione l’Unione europea e indire presto una conferenza dei Paesi del Mediterraneo affinché si discuta seriamente del problema“.

E come sottolinea , Rossella Muroni , presidente di Legambiente, “anche in Italia un eventuale incidente nei pozzi petroliferi offshore o durante il trasporto di greggio sarebbe fonte di danni incalcolabili con effetti immediati e a lungo termine su ambiente, qualità della vita, turismo e pesca. La fuoriuscita dal petrolio, necessaria anche per fermare il cambiamento climatico, deve essere graduale ma deve partire subito con un segnale netto. Come quello che chiediamo agli italiani: votare sì al referendum del 17 aprile per fermare le trivelle entro le 12 miglia dalla costa”.

Al momento le autorità tunisine hanno dichiarato che è stato attivato il protocollo di sicurezza e di contenimento disastri ambientali e sono in corso le procedure di bonifica e valutazione d’impatto ambientale.

La piccola compagnia tunisina, Thyna Petroleum Services, non ha emesso ancora alcun comunicato.

(Foto)

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here