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Lo “sblocca rifiuti” che favorisce le lobby degli inceneritori

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Rifiuti che viaggeranno da Nord a Sud, nuovi inceneritori e raccolta differenziata meno conveniente degli alti forni a livello economico. È questo, in sintesi, quanto previsto nell’articolo 35 della bozza del provvedimento Sblocca Italia. E sono nate già aspre polemiche a riguardo, da parte di chi vede questa norma come un regalo nei confronti dei gestori degli inceneritori e un passo indietro nei confronti della sostenibilità ambientale.

Secondo il provvedimento, infatti, l’immondizia potrebbe essere libera di circolare da una regione all’altra, sfruttando gli inceneritori già esistenti a livello nazionale. Non solo. Secondo quanto riportato da Il Fatto Quotidiano, sembra che sia prevista persino la costruzione di nuovi impianti di “termotrattamento”, definite “infrastrutture strategiche di preminente interesse nazionale”. Il compito del Governo sarà quello di individuare tutti gli impianti, già esistenti o ancora da realizzare, al fine di creare un sistema integrato di gestione rifiuti, favorendo al tempo stesso la raccolta differenziata. Una differenziata che, in un contesto del genere, diventerebbe meno vantaggiosa, da un punto di vista economico, dell’utilizzo degli inceneritori. Almeno per quanto riguarda i gestori delle strutture.

E il problema sarebbe proprio quello degli interessi economici in gioco. Un esempio potrebbe essere quello dell’inceneritore di Parma.

Il forno di Parma è attivo dall’agosto del 2013 e sembra sia costato 190 milioni di euro. La sua costruzione è stata approvata dall’ex amministrazione di Centrodestra e dal Pd.

Andata via la vecchia dirigenza, l’amministrazione attuale, contraria all’accensione della struttura, non ha potuto far nulla per far spegnere l’impianto. L’unica soluzione trovata è stata quella di cercare di “affamarlo”, sviluppando al massimo la raccolta differenziata che, con il porta a porta, è arrivata al 70%. A maggio Parma ha celebrato simbolicamente “il funerale del cassonetto”, chiudendo nel centro storico anche l’ultimo punto di raccolta dell’immondizia.

Il problema, però, è che a bruciare rifiuti si guadagna. Così, con l’approvazione del provvedimento contenuto nello Sblocca Italia, Parma potrebbe veder vanificati i propri sforzi, essendo costretta a bruciare anche rifiuti che provengono da fuori area e accompagnati da maggiori incentivi.

Gabriele Folli, assessore all’ambiente di Parma, ha così commentato la cosa: “Ci opporremo in tutte le sedi per far sì che non venga applicato lo scellerato articolo 35 del decreto Sblocca Italia voluto dal governo Renzi, che di fatto rende libera la circolazione dei rifiuti verso gli impianti che sono sovradimensionati come lo è attualmente e lo sarà sempre più in futuro quello di Parma. La responsabilizzazione dei territori è un principio fondamentale per far sì che ogni amministrazione locale si impegni a raggiungere quei livelli minimi di raccolta differenziata che ci impone l’Europa e che Parma ha recentemente raggiunto. Tutto questo verrebbe meno se vi fosse una libera circolazione che andrebbe a favore solo dei gestori di questi impianti”.

Va da sé che il provvedimento ha generato parecchi malcontenti, soprattutto in regioni come l’Emilia Romagna e la Lombardia, dove si concentra il maggior numero di inceneritori presenti in Italia, anche perché sarà il governo centrale a imporre gli impianti.

Impianti che dovranno “essere autorizzati a saturazione del carico termico” , ovvero portati alla loro capacità massima. Nelle strutture, si legge, dovrà “essere data priorità al trattamento dei rifiuti urbani prodotti nel territorio nazionale” e dovranno essere trattati “rifiuti speciali non pericolosi o pericolosi a solo rischio sanitario”. Per farlo potranno essere dimezzati i tempi degli iter burocratici.

È assurdo che invece di puntare sulla creazione a livello nazionale di un sistema virtuoso capace di ridurre al minimo la produzione di rifiuti, si incentivi la costruzione di inceneritori e l’arricchimento delle lobby di settore, danneggiando la salute dei cittadini. Come spiegato da Alberto Zolezzi, deputato M5S: “Con la scusa di semplificare  si preferisce seguire la logica delle speculazioni per accontentare le lobby, invece di investire nelle bonifiche e nei progetti di riciclo e recupero”.

(Foto: Stuart Cunningham)

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