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Rapporto Ecomafia 2013: nomi e numeri di un’economia in crescita

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Legambiente ha presentato ieri il rapporto annuale sulle Ecomafie. Numeri in crescita che, purtroppo, non sembrano risentire della crisi, anzi.

Ma vediamo insieme i dati preoccupanti che l’incidenza della malavita ha fatto registrare in quest’ultimo anno in Italia.

“34.120 reati, 28.132 persone denunciate, 161 ordinanze di custodia cautelare, 8.286 sequestri, per un giro di affari di 16,7 miliardi di euro gestito da 302 clan, 6 in più rispetto a quelli censiti lo scorso anno”, esordisce in questo modo Legambiente nella presentazione del suo rapporto. Un report che mostra ancor più chiaramente quanto questo tipo di business stia strangolando la nostra società e l’ambiente circostante.

In crescita gli illeciti riguardanti diversi settori: dagli animali alla fauna selvatica, a quelli riguardanti il ciclo del cemento, fino ad arrivare alla criminalità ambientale e a una crescita smisurata della corruzione.

Ecco la tabella delle illegalità ambientali in Italia accertate nel solo 2012.

Tabella legambiente

Come si può notare, in testa alla tabella possiamo trovare le quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa, seguite da Lazio e Toscana.

Ma la crescita di illeciti riguarda tutta l’Italia.

Nello specifico, per quanto riguarda il ciclo del cemento, si deve segnalare il secondo posto della Puglia, che per numero di persone denunciate si piazza invece al primo posto. Il Nord non rimane illeso dall’incidenza della criminalità organizzata: in Trentino Alto Adige, in un anno, gli illeciti sono quasi triplicati. La Basilicata fa un balzo in avanti di ben 5 posti nella classifica.

Per quanto riguarda il ciclo dei rifiuti, rimangono ai primi posti della classifica, in ordine: Campania, Calabria e Puglia. Napoli sempre al primo posto, seguita da Vibo Valentia che ha fatto registrare una crescita del 120% di reati rispetto all’anno precedente. Non poco.

Ma non finisce qui. Continuando a leggere il rapporto, diventa sempre più chiaro come le Ecomafie stiano modificando i loro interessi in base al tipo di mercato che si trovano davanti. L’Ufficio centrale antifrode dell’Agenzia delle dogane, infatti, ha segnalato un raddoppiamento dei materiali sequestrati nei porti rispetto allo scorso anno: 14 mila tonnellate di cascami. I cascami non sono altro che i materiali che dovrebbero essere destinati ad alimentare l’economia legale del riciclo: gomma, metalli, materie plastiche, carta e cartone.

Questi materiali vengono venduti illegalmente all’estero, in particolare in Corea del Sud, in Cina e in Indonesia.Una pratica che garantisce un duplice vantaggio per i trafficanti: il ricavo dei proventi derivanti dalla vendita di questi materiali e il mancato costo delle operazioni per renderli effettivamente riciclabili.

E che, dall’altro lato invece, genera un doppio danno alla nostra economia: perché si pagano i contributi ecologici per delle attività di trattamento e riciclo che in realtà non possono venire effettuate, a causa della mancanza di materiali, e perché le imprese che operano nella legalità sono così costrette a chiudere.

I settori in cui purtroppo incidono le ecomafie sono veramente numerosi, così come i danni arrecati alla nostra economia, oltre che all’ambiente.

L’ultimo danno è quello che viene perpetrato nei confronti del Made in Italy: “Nel 2012 sono stati accertati lungo le filiere agroalimentari ben 4.173 reati penali, più di 11 al giorno, con 2.901 denunce, 42 arresti e un valore di beni finiti sotto sequestro pari a oltre 78 milioni e 467.000 euro”, si legge nel rapporto.

Numeri veramente sconcertanti, che dimostrano come la scalata mafiosa nel settore agroalimentare nasca dalle campagne, passi attraverso il trasporto e il controllo dei mercati ortofrutticoli, per poi finire sulle nostre tavole e, più in generale, nel business della ristorazione.

Dinanzi a questi numeri non si può che rimanere sconcertati e la diffusione di questo genere di crimine dimostra come debellarlo sia un’impresa titanica. Lo spiega bene il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, quando parla dell’economia delle Ecomafie, spiegando “che si regge sull’intreccio tra imprenditori senza scrupoli, politici conniventi, funzionari pubblici infedeli, professionisti senza etica e veri boss, e che opera attraverso il dumping ambientale, la falsificazione di fatture e bilanci, l’evasione fiscale e il riciclaggio, la corruzione, il voto di scambio e la spartizione degli appalti”. Di fronte a tanti colletti bianchi, che fine fa l’interesse per la legalità?

Fonti articolo:

(Foto: Utente Flickr Wisconsin Department of..)

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