regolamento reach

654 le aziende che violano il regolamento REACH sulla sicurezza chimica

Il regolamento REACH regolamento stilato dall’Unione europea che si applica a tutte le sostanze chimiche.

Regolamento REACH

Questo regolamento è stato adottato per migliorare la protezione della salute dell’uomo e dell’ambiente dai rischi delle sostanze chimiche, promuovendo metodi alternativi per la valutazione dei pericoli che le sostanze comportano allo scopo di ridurre il numero di test effettuati sugli animali.

Il REACH si applica a tutte le sostanze chimiche, non solo industriali, anche a quelle usate comunemente nei detergenti, quelle presenti negli abiti, nei mobili, negli elettrodomestici.

Le aziende a norma del regolamento devono identificare ed eliminare i rischi collegati all’utilizzo di queste sostanze.

654 aziende non rispettano il regolamento REACH

Echa, l’Agenzia europea sulle sostanze chimiche, ha dichiarato che 654 aziende europee non rispettano il regolamento Reach, due terzi dei casi investigati dai suoi servizi non sono conformi.

Le industrie chimiche non avrebbero effettuato i test di sicurezza prima di utilizzare determinati composti, un pò come era stato fatto per il Dieselgate, di cui parleremo poi.

I composti di cui si parla sono:

  • Dibutilftalato (plastificante presente nei mobiligiocattoli, carta e calzature, noto interferente endocrino)
  • Metilacetato(composto utilizzato nei prodotti di rivestimento, adesivi e sigillanti, cosmetici e prodotti per la cura personale, prodotti per il lavaggio e la pulizia, responsabile di provocare gravi irritazioni agli occhi)
  • Tricloroetilene (usato nei processi industriali, potenzialmente cancerogeno)

Nei 41 dossier diffusi da Bund, associazione ambientalista tedesca, le aziende sotto il mirino sono così distribuite:

  • Germania con 169 aziende
  • Regno Unito ne ha 80
  • Paesi Bassi 68
  • Francia 56
  • Italia 49
  • Spagna 42
  • Belgio 38

Lista delle aziende che non rispettano il regolamento REACH

Eeb,  l’European environmental bureau, è una rete di oltre 143 organizzazioni ambientaliste diffonde anche alcuni nomi: Ineos, ExxonMobil, Basf, Dow Chemical, Sabic, 3M, Henkel, Sigma-Aldrich, Solvay, Du Pont, Clariant, Thermo Fisher, la sempre presente Bayer (glifosato), Dow Chemical (Bhopal) e Chemours (GenX), Michelin, BP e Endesa. Altre aziende presenti sono L’Oréal, la ditta di alimenti e bevande Dsm e il produttore di medicinali Merck.

Le associazioni riunite nell’Eeb vogliono che l’Echa identifichi tutti i dossier sulle sostanze non conformi e le imprese responsabili nel suo database, che non hanno rispettato il regolamento REACH.

L’Eeb dichiara che le autorità nazionali dovrebbero dare multe molto più pesanti e procedimenti penali visto il mancato rispetto delle norme. Inoltre sostiene che i bambini di oggi nascono già inquinati in quanto negli esseri umani di oggi sono presenti 300 sostanze chimiche industriali che non erano presenti nelle generazioni passate. E sappiamo che il cocktail di sostanze accumulate è una bomba ad orologeria per il nostro organismo.

La similitudine con lo scandalo Dieselgate

Sarebbero cinquemila i morti accertati a seguito dello scandalo Dieselgate.  IIASA e MetNorway hanno mappato le aree più colpite dalle emissioni nocive dei motori diesel e fatto una stima dei decessi prematuri. Il bilancio è devastante, soprattutto per l’Italia.

Lo scandalo Dieselgate ha travolto le case automobilistiche di mezza Europa. I produttori, in pratica, truccavano i dati sulle emissioni inquinanti dei propri veicoli diesel, per rientrare nei limiti imposti dalla legge. Causando in questo modo l’immissione in atmosfera di sostanze tossiche per l’uomo e altamente inquinanti.

Sostanze che hanno provocato migliaia di morti.

Cos’è il Dieselgate

Lo scandalo Dieselgate è scoppiato quasi tre anni fa. La miccia che ha fatto esplodere il caso è stato l’avviso di violazione emesso da Epa (Environmental protection agency, agenzia per la protezione ambientale USA) contro il gruppo Volkswagen. L’accusa? Aver violato le norme sulla qualità dell’aria.

Installando i cosiddetti defeat device – dispositivi che consentono di modificare i valori reali delle emissioni inquinanti dei motori diesel – l’azienda tedesca avrebbe immesso nell’aria inquinanti illecitamente. Da qui le indagini si sono allargate ai produttori di automobili di mezza Europa. Si è scoperto che il dieselgate aveva coinvolto praticamente tutta l’industria del Vecchio Continente e non solo.

Ma quali sono state le conseguenze sulla salute di questa vera e propria truffa? Oggi lo scopriamo grazie alle analisi dell’International Institute for Applied Systems Analysis (IIASA) e del Norwegian Meteorological Institute(MetNorway).

Leggi anche: Volkswagen, è ancora scandalo: cavie umane e animali per test sulle auto

Dieselgate: migliaia i morti

Ogni anno, secondo le analisi, sarebbero migliaia i decessi prematuri dovuti alle emissioni inquinanti dei motori diesel. Come anticipato dal Fatto Quotidiano, ogni anno solo in Europa (Ue28 più Norvegia e Svizzera), sono 10mila le persone morte prematuramente a causa del NOx, ossido di azoto, emesso proprio dalle auto diesel.

Secondo le analisi, la metà di tali decessi sono dovuti alle emissioni dei motori che sforano i limiti imposti dalla Comunità Europea. Sono quindi riconducibili più o meno indirettamente al Dieselgate.

Jens Borken-Kleefeld, tra i ricercatori esperti dell’IIASA che hanno condotto lo studio, ha dichiarato:

«Se le auto diesel non avessero inquinato oltre i tetti imposti dall’Ue, si sarebbero evitate circa 5mila morti premature l’anno. Avremmo potuto salvare ancora più vite, precisamente 7.500, se le auto diesel avessero ridotto le fuoriuscite di NOx ai livelli dei veicoli a benzina».

Dieselgate: l’Italia la più colpita

È dell’Italia, purtroppo, il triste primato di Paese più colpito in Europa dalle morti premature dovute al NOx. Sono state 2.810 le vittime. A seguire, Germania (2.070), Francia (1.430) e Regno Unito (640).

Ogni cittadino italiano con più di 30 anni perde mediamente 6 giorni di vita, a causa delle emissioni. Un impatto così grave non viene registrato in nessun altro Paese europeo.

Le quattro nazioni citate assommano il 70% dei decessi registrati nel Vecchio Continente, malgrado abbiano il 50% della popolazione. Come mai è accaduto questo?

Le ragioni sono due, principalmente. Il fatto che molti automobilisti di questi Paesi hanno scelto un’auto diesel, innanzitutto. Secondariamente, influisce l’elevata densità della popolazione nelle aree colpite. Come vedremo, infatti, in Italia per esempio sono le aree industrializzate del Nord le più gravemente colpite.

E pensare che avevamo in casa la soluzione per abbattere e di gran lunga l’inquinamento delle auto diesel, tramite il dispositivo Dukic, di cui abbiamo parlato già in un nostro precedente articolo!

Le regioni italiane più colpite

I ricercatori di IIASA e MetNorway hanno suddiviso l’Europa in 6600 regioni geografiche, per mappare con più precisione le aree più colpite dai danni da NOx. Hanno poi individuato le 100 regioni più minacciate dalle emissioni prodotte dai motori diesel.

È emerso che il 40% delle zone più colpite si trova proprio in Italia. Otto dei dieci conglomerati peggiori per le emissioni di NOx sono in Italia. Nessun’altra nazione europea è stata interessata in maniera così grave. La metà dei decessi complessivi registrati in Europa è avvenuta in Italia.

Ecco le tre regioni più colpite in Italia:

  • Milano Nord e Monza, prima in Europa per decessi prematuri, con 115,99 morti l’anno a causa del Dieselgate
  • Milano Sud-Est (Cascina Cantalupo) con 98,75 decessi
  • Napoli ovest (Real Bosco di Capodimonte) con 19,19

Dieselgate, non solo NOx: focus sulle emissioni inquinanti

Come abbiamo accennato i motori diesel emettono ossidi di azoto (NOx) in quantità molto elevate. Accanto a questi, tra le emissioni più pericolose emesse da questo tipo di auto, troviamo le polveri sottili, il cosiddetto PM 2,5. Per AEA, l’Agenzia Europea dell’Ambiente, i NOx sono responsabili di 75mila decessi prematuri l’anno, mentre il particolato atmosferico arriva a 400mila. Questo se consideriamo anche altre fonti inquinanti (come i consumi domestici, le industrie e il comparto agro-zootecnico), non solo le automobili.

Mentre sul PM2,5 pare che i produttori abbiano rispettato i limiti, sui NOx è emerso appunto lo scandalo Dieselgate: i valori emessi hanno superato fino a 400 volte i limiti imposti dall’Unione Europea. Questo haindirettamente causato ulteriori problemi: secondo gli esperti, infatti, gli ossidi di azoto si legano con altre sostanze tossiche nell’atmosfera, andando a creare ulteriore particolato atmosferico, PM2.5.

Dieselgate: la class action Altroconsumo

Altroconsumo ha avviato una class action nei confronti del Gruppo Volkswagen proprio in seguito allo scandalo Dieselgate. Sono stati compilati 90mila moduli di adesione, da parte di persone interessate a partecipare.

L’obiettivo dell’azione di classe è di ottenere il risarcimento del 15%sul prezzo delle automobili coinvolte nello scandalo. Una prima vittoria sul fronte dei consumatori è già stata ottenuta: la casa di produzione tedesca aveva infatti presentato reclamo alla Corte d’Appello di Venezia, perché giudicava inammissibile la class action. I giudici hanno dato ragione ad Altroconsumo. Presto la battaglia si sposterà quindi in Tribunale.

Dieselgate, emissioni inquinanti, regolamento REACH


Gino Favola

Laureato in Scienze Politiche, da sempre sono stato appassionato dai temi della tutela dell'ambiente e della sostenibilità. Da sempre convinto che l'economia debba essere ricondotta sotto le leggi della società civile, mi sono interessato a letture come quelle di Tiziano Terzani, Simone Perotti, Michael Pollan. Mi occupo nello specifico della sezione " ecoreati" per dare uno strumento in più, una sentinella attiva nel territorio, che da voce a tutte le segnalazioni dei nostri lettori che condividono con noi la sensibilità per la difesa dell'ambiente e della natura.

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