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Italia: in 8 mesi 947 reati ambientali

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Da quando è entrata in vigore, nel maggio del 2015, la legge n.68 ha portato alla contestazione di 947 reati ambientali, 1.185 persone denunciate e 229 beni sequestrati. Che si stia muovendo qualcosa?

Perché ci fosse una legge apposita abbiamo dovuto attendere parecchio, circa 20 anni, ma da quando è entrata in vigore sembra che la norma sui reati ambientali abbia iniziato a dare i suoi frutti.

Nei mesi scorsi, Legambiente ha pubblicato una sorta di censimento degli ecoreati, basato sui dati nazionali dall’entrata in vigore della legge n.68, avvenuta il 29 maggio 2015.

I numeri dei reati contestati e dei conseguenti sequestri e denunce raccolti, dimostrano che l’impianto legislativo ha determinato l’avvio di una nuova stagione volta a contrastare le ecomafie, l’inquinamento e i disastri ambientali.

Stando a quanto comunicato da Legambiente, in 8 mesi, in Italia ci sono stati 947 reati ambientali accertati, 118 delitti di inquinamento, 30 disastri ambientali, 1.185 persone denunciate e 229 beni sequestrati per un valore complessivo di quasi 24 milioni di euro.

I risultati dei primi 8 mesi di applicazione della nuova legge sugli ecoreati stanno dimostrando tutta l’efficacia del nuovo sistema sanzionatorio“, commenta Stefano Ciafani, direttore generale nazionale di Legambiente. Per rendere ancora più efficace il contrasto agli ecocriminali, aggiunge, “è ora fondamentale attivare una grande opera di formazione per magistrati e forze dell’ordine, procedere rapidamente alla costituzione di una grande polizia ambientale e approvare una norma per snellire le procedure per abbattere le costruzioni abusive“.

Nel censimento di Legambiente traspare che la regione maggiormente coinvolta è la Lombardia, con 31 indagini che hanno portato a 325 arresti e 126 denunce. “La nostra – spiega Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia – è una delle regioni dove i clan dell’ecomafia, in particolare la ‘ndrangheta, sono più presenti. In uno dei centri pulsanti dell’economia e della finanza nazionale le famiglie mafiose, dopo essersi infiltrate, hanno proseguito con una vera a propria colonizzazione d’interi settori economici, basti pensare alla movimentazione terra, senza trovare veri ostacoli nella società civile“.




Ma la legge, da sola, non basta. Ed è così che Legambiente avanza 8 proposte per rendere più incisiva l’azione di prevenzione e contrasto dell’illegalità ambientale. Ecco cosa, secondo l’associazione ambientalista, potrebbe rafforzare il quadro normativo del nostro Paese:

  1. formare sulla nuova legge tutti gli attori del sistema di repressione dei reati ambientali (forze dell’ordine e Capitanerie di porto, magistrati, Arpa, polizia municipale, aree protette);
  2. definire linee guida nazionali per garantire un’applicazione uniforme della parte delle legge sui reati minori che non rientrano tra i delitti ambientali, fino ad oggi non completamente garantita;
  3. istituire un Fondo nazionale presso il ministero dell’Ambiente dove far confluire le sanzioni per i reati minori da utilizzare solo per bonificare i siti orfani;
  4. potenziare le attività d’indagine attraverso un corpo di polizia ambientale specializzato;
  5. approvare definitivamente il progetto di legge sul sistema delle Agenzie regionali protezione ambiente;
  6. approvare una legge efficace per lo stop al consumo di suolo e procedere in modo più spedito all’abbattimento degli ecomostri e delle costruzioni abusive;
  7. calendarizzare la discussione del testo sulle agromafie;
  8. lavorare per la definizione dei delitti contro gli animali, recuperando il lavoro fatto durante la fase di discussione della legge sugli ecoreati.

(Foto: Collin Jackson)

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