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Marinaleda: la comunità dove la forza viene dalla terra e la disoccupazione non esiste

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Marinaleda è una piccola comunità rurale situata nel cuore dell’Andalusia. Una comunità che, in controtendenza rispetto all’andamento dell’Europa colpita dalla crisi, è riuscita ad azzerare la disoccupazione, proponendo un modello politico ed economico fondato sul ritorno alla terra e sulla cooperazione. Ecco come.

A poco più di 100 chilometri da Siviglia, nel cuore dell’Andalusia, è situata una piccola comunità rurale di circa 2700 abitanti che prende il nome di Marinaleda. Questo piccolo comune è circondato da migliaia di alberi di ulivo e la sua economia si basa fondamentalmente sull’agricoltura.

Dal 1979, a Marinaleda la giunta è guidata da Juan Manuel Sánchez Gordillo, una figura storica all’interno del Sindacato dei lavoratori agricoli, il Soc. Nell’arco di circa 30 anni, questa cittadina è riuscita a creare un sistema economico e sociale capace di garantire la sussistenza a tutta la comunità.

La popolazione, poverissima, ha iniziato a occupare i terreni abbandonati dei latifondisti per metterli a reddito. In seguito, una grossa tenuta è stata ceduta dal proprietario al comune (anche se secondo alcuni è stata espropriata), affinché fosse affidata alla popolazione più povera. Man mano, tutti sono stati messi in grado di lavorare, impiegando le proprie energie nella coltivazione e nella produzione di frutta e verdura. Gli stessi lavoratori si sono poi riuniti in una cooperativa, chiamata Cooperativa Humar – Marinaleda SCA, facendo sorgere successivamente un piccolo commercio e una piccola distribuzione locale.

Tutti si impegnano allo stesso modo, lavorano 6 giorni a settimana e ricevono lo stesso salario: 47 euro al giorno. Se durante qualche stagione il raccolto non è soddisfacente, si lavora di meno, ma continuano a lavorare tutti.

Così, la disoccupazione si è attestata negli anni allo 0%, mentre nel resto dell’Andalusia la media è del 34%.

Ogni giorno si producono, raccolgono ed esportano peperoni, carciofi, legumi, olio di oliva.

Nel corso degli anni, il sistema di welfare ha permesso ai cittadini di costruirsi una casa di 90 metri quadri, con un canone mensile di 15 euro, grazie alla redistribuzione gratuita delle terre demaniali e agli incentivi per la costruzione in proprio. Basta mettere a disposizione la propria forza lavoro. Il terreno e il progetto li mette il Municipio, il governo presta il denaro necessario a tasso zero e la quota mensile da versare viene decisa in assemblea dai cittadini auto costruttori. Nessun mutuo e nessuna banca.

La comunità, inoltre, mette a disposizione dei cittadini diversi servizi che hanno un costo simbolico: la mensa costa 12 euro al mese; la piscina 3 euro, l’asilo è aperto dalle 7 alle 16. La cura degli spazi comuni compete a tutti i cittadini e viene svolta nelle cosiddette “domeniche rosse”, durante le quali si puliscono strade, aiuole e giardini. La gestione della cosa pubblica è estremamente partecipativa e si svolge con Assemblee Generali che si riuniscono 25/30 volte all’anno.

Parte dei prodotti di questa cittadina arrivano sulle tavole di tutta la Spagna, di alcuni paesi europei, come l’Italia, e raggiungono persino il Venezuela.

Certo, è diverso governare una piccola cittadina, rispetto a un itero paese, così come difficile sarebbe immaginare di esportare questo modello in altre regioni dove l’economia è basata sull’industria e i servizi, ma di sicuro Marinaleda è una comunità che può fornire numerosi spunti di riflessione, come la decisione di mettere al centro di tutto gli interessi e le esigenze dei cittadini.

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(Foto: panosart-in-color.blogspot.it)

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