Home Energia Progettate le celle solari del futuro: sono più efficienti, flessibili ed economiche

Progettate le celle solari del futuro: sono più efficienti, flessibili ed economiche

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La perovskite ibrida potrebbe essere il futuro delle celle solari di nuova generazione.

L’idea, sviluppata in Italia attraverso due lavori coordinati entrambi da Annamaria Petrozza dell’Istituto Italiano di Tecnologia (Iit) e pubblicati su Nature Photonics e Energy and Environmental Science, è quella di realizzare delle celle solari capaci di unire il meglio delle tecnologie esistenti (le celle tradizionali in silicio e organiche per intenderci), migliorandone appunto l’efficienza e la flessibilità e abbattendone i costi.

Per circa tre anni, i ricercatori dell’Istituto italiano di tecnologia hanno lavorato su pannelli in peroviskite ibrida, un semiconduttore che ha la struttura di un minerale e che può essere trattato a basse temperature.

La perovskite ibrida ha una struttura cristallina molto semplice da produrre, studiata a partire dagli anni ’80 per via delle sue applicazioni nel mondo dell’ottica. Un domani, però, potrebbe arrivare a rivoluzionare il campo del fotovoltaico.

Come ha spiegato Annamaria Petrozza: “Stiamo lavorando su due fronti: da un lato per capire a fondo i segreti di questo materiale e dall’altro lo sviluppo tecnologico per avere celle sempre più efficienti”.

Come dicevamo, uno dei grandi vantaggi della perovskite è che può essere stampata sulle celle con un processo molto facile e a bassa temperatura. Questo dovrebbe portare a creare linee di produzione più semplici e quindi costi molto più bassi.

Ha precisato la ricercatrice italiana: “Al momento li realizziamo semplicemente depositando a temperatura ambiente la perovskite in soluzione liquida su pannelli tradizionali al silicio. Ma il prossimo passo sarà quello di creare pannelli interamente con perovskite ibrida”.



Per ora i ricercatori dell’Iit sono riusciti a creare pannelli con un’efficienza del 18% ma sperano di raggiungere a breve il 20%. Valori simili a quelli delle celle tradizionali ma a costi molto inferiori.

L’altro grande vantaggio di questo materiale, affermano i ricercatori, è l’estrema flessibilità. Una caratteristica che potrebbe allargare lo spettro di applicabilità del fotovoltaico, rendendo possibile portare l’energia anche nelle parti curve degli edifici, su tensostrutture, tende, vetri.

Un’invenzione, quindi, che potrebbe aumentare la capacità di produzione di energia delle case, un po’ come l’idea di Marco Morini, l’ingegnere di Palermo che ha inventato dei pannelli fotovoltaici da integrare nei mattoni delle abitazioni (potete approfondire l’argomento a questo link).

Ritornando alla perovskite ibrida, uno dei punti negativi legati all’utilizzo di questo materiale è il piombo in esso contenuto. Ma, come rassicura la ricercatrice, sembra che gli addetti ai lavori stiano già studiando come sostituirlo con altri materiali meno nocivi.

Secondo Guglielmo Lanzani, Direttore del «Center for Nano Science and Technology» di Milano dell’Istituto Italiano di Tecnologia: “Scoperte come queste sono necessarie per incrementare la produzione di energia da fonti rinnovabili, nell’uso domestico, per applicazioni mobili, indossabili o facilmente trasportabili. E in tutte le situazioni in cui la rete di distribuzione non arriva come per esempio le località remote o le zone disastrate o sottosviluppate“.

(Foto: gotecotech.com)

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