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Uova avvelenate in Lombardia

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Il risultato delle analisi effettuate fin’ora dall’Asl lombarde parla chiaro, la percentuale di uova avvelenate è del 76% nei pollai degli allevamenti

Le sostanze trovate sono diossina e Pcb, presenti in ben 23 allevamenti su 30, tra Milano e Sesto San Giovanni, Monza e lungo il Lambro, fino alla terra mantovana, e non solo la città ma anche il suo prossimo hinterland, come Marmirolo o Borgoforte.

Tassi di diossina superiori al limite europeo di 5 picogrammi per grammo di grasso, e che lanciano dunque un nuovo allarme nella già allarmata Pianura Padana.

Ecco che l’allarme diossina si fa di nuovamente forte, emergenza già vissuta due anni fa. Sempre nelle zone di Brescia, dopo il latte al pcb del 2007 e le uova alla diossina del 2012, nel febbraio dello scorso anno si è aggiunta alla lista anche la verdura. Dalle indagini svolte dall’Asl sui 10 orti privati analizzati sono stati riscontrati concentrazioni di diossine e pcb superiori ai limiti voluti dalla Ue il 1 gennaio 2012. Il caso più eclatante era stato l’orto al civico 5 di via Salvadego, dove ogni grammo di radicchio conteneva 0,183 picogrammi di inquinanti, quando il limite di legge prefissato è di 0,1. Nella relazione del responsabile dell’Igiene Pubblica dell’Asl di Brescia, il dottor Sergio Carasi  si leggeva che “Da molti anni le due acciaierie indicate in oggetto sono controllate dagli organismi preposti alla salubrità umana ed ambientale attraverso i controlli stabiliti dalla norma su addetti ed emissioni. Accanto a queste misurazioni dirette, si è rilevata la necessità di controllare anche una possibile esposizione indiretta della popolazione circostante gli stabilimenti tramite consumo di vegetali prodotti nelle zone di possibile ricaduta delle emissioni“.

 

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