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Microcefalia: forse il responsabile non è Zika

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E se il responsabile del boom di casi di microcefalia non fosse il virus Zika ma in realtà un pesticida introdotto nel 2014? Ecco l’ultima ipotesi di un gruppo di ricercatori.

Tra le possibili cause responsabili dei casi di microcefalia seguiti all’esplosione del virus Zika potrebbero esserci degli insetticidi.

Ad avanzare l’ipotesi un ricercatore argentino, Eduardo Avila Vasquez, membro dell’associazione dei Medici dei popoli fumigati.

Sotto i riflettori, il Pyriproxyfen, un pesticida introdotto in Brasile dal 2014,con lo scopo di arrestare lo sviluppo delle larve di zanzara in contenitori di acqua potabile.

Mentre ancora si dibatte, dunque, sulla trasmissione della malattia e sull’effettiva correlazione tra Zika e la vertiginosa crescita di casi di microcefalia in bambini e feti, ecco che si palesa un altro terribile dubbio.

Secondo Vasquez: “Esiste una grande quantità di zone dove il virus Zika si è diffuso e che non hanno presentato casi di microcefalia, il che ci fa pensare che queste malformazioni possano essere messe in relazione con altre cause e, dal 2014, queste zone sono state cosparse massicciamente di piriproxifene“.

Un rimedio usato dal governo che, secondo il ricercatore, potrebbe essersi rivelato peggiore della dengue e della chinkungunya, i due mali per cui è stato introdotto.

Flavia Difilippo, che collabora con Eduardo Avila Vazquez, ha precisato: “Abbiamo fatto una semplice ipotesi. Non diciamo che l’insetticida è colpevole, ma è una pista da non trascurare“.

Come accennato, il pesticida Pyriproxyfen è stato introdotto in un programma controllato dallo Stato allo scopo di contenere le zanzare veicolo di malattie.

Stando a quanto riportato dall’Ecologist, questo prodotto apparterrebbe alla Sumitomo Chemical, un partner strategico giapponese della Monsanto.




Pyriproxyfen è un inibitore della crescita delle larve di zanzara, che altera il processo di sviluppo da larva a pupa ad adulto, generando così malformazioni nello sviluppo dell’insetto e la sua morte. In pratica, sembra che inibisca lo sviluppo delle caratteristiche degli insetti adulti.

Il pesticida, come mostrato dalla lista OMS, avrebbe una bassa tossicità e nessun effetto teratogeno (cioè non causa difetti alla nascita) sui mammiferi. Tuttavia, continua l’Ecologist, questo elemento non può essere preso come un indicatore del tutto affidabile dei suoi effetti sugli esseri umani.

A rafforzare l’ipotesi di una correlazione tra il Pyriproxyfen e il boom di casi di microcefalia, l’introduzione relativamente recente del prodotto sul territorio brasiliano e l’aumento improvviso di malformazioni.

A prescindere da tutto, medici, ricercatori e associazioni concordano sul fatto che la povertà sia un fattore chiave trascurato nell’epidemia Zika.

In Argentina e in tutta l’America le popolazioni più povere con il minor accesso ai servizi igienici e acqua potabile sono le più colpite dal focolaio.

Inoltre, ultimamente, sono state avanzate delle ipotesi che ricollegano la diffusione della malattia al degrado ambientale, al disboscamento e all’uso massiccio di erbicidi.

Il miglior modo per combattere i focolai di Zika rimane comunque quello di eliminare alla base il rischio di proliferazione delle zanzare che lo veicolano. Come? Attraverso la manutenzione dei luoghi in cui ristagna l’acqua, l’introduzione di pesci nei contenitori di acqua (il pesce mangia le larve di zanzara) e una massiccia campagna di informazione.

(Foto)

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