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Coronavirus: la situazione continua a precipitare nel grande Brasile

Ormai il Brasile é il secondo paese al mondo per numero di contagi di coronavirus: sono ormai 330.890 i casi con 20.803 nuove infezioni in un giorno. Si posiziona secondo dopo gli Stati Uniti che contano 1,5 milioni di infezioni. Supera inoltre la Russia diventando così il nuovo focolaio epidemico a livello mondiale.

Il coronavirus in Brasile ha provocato 21.048 morti, con 1.001 nuovi decessi rispetto al giorno precedente. Un numero leggermente inferiore rispetto al record di decessi (1.188) registrati giovedì.

L’Organizzazione mondiale della sanità ha espresso enorme preoccupazione: le strutture ospedaliere qui sono carenti e le condizioni igienico sanitarie non sono delle migliori. Basti pensare alle favela per aver chiara la situazione.

Lo Stato piú colpito é San Paolo, regione che conta in numero di abitanti 46 milioni di persone e che ha registrato 76.871 casi e 5.773 decessi. Dietro San Paolo per numero di morti c’é Rio de Janeiro (3.657) la cui capitale omonima ha il 12,7% di mortalità per il coronavirus (quasi il doppio rispetto alla media nazionale del 6,5%).

Bolsonaro è nei guai

Bolsonaro è stato definito il Trump dei tropici per la sua politica nell’affrontare l’emergenza sanitaria di coronavirus in Brasile. Infatti da sempre restìo al lockdown, ha fatto sì che il numero di contagi nel proprio Paese aumentasse a dismisura.

La situazione inoltre non è solo preoccupante per le grandi città, ma anche per gli indigeni che vivono nella foresta pluviale dell’Amazzonia.

Il governo brasiliano usa il coronavirus per coprire la devastazione dell’Amazzonia

Jair Bolsonaro: il presidente del Brasile firma un progetto che consente lo sfruttamento delle riserve indigene

Inoltre Bolsonaro ha incrementato l’utilizzo negli ospedali di farmaci antimalarici come la clorochina. Farmaci ritenuti in grado di combattere il virus anche dal presidente Donald Trump…efficacia che però non è stata dimostrata da nessuna evidenza scientifica.

“Stiamo perdendo la battaglia contro il virus, questa è la realtà”, ha detto a Reuters Dimas Covas, direttore del centro di emergenza sanitaria di San Paolo.

Caos politico per il coronavirus in Brasile

Dall’inizio dell’emergenza sanitaria già due Ministri della Salute si sono dimessi, per incompatibilità con le idee del Trump dei tropici. Infatti il secondo ministro a dimettersi in un mese è stato l’oncologo di 63 anni, Nelson Teich.

All’inizio aveva detto di trovarsi in “piena sintonia” con il presidente Jair Bolsonaro, ma le cose si sono complicate proprio per l’utilizzo del farmaco antimalarico. Davanti all’ultima pretesa di Bolsonaro, Teich si è rifiutato di dare l’okay per la clorochina e si è dimesso. Come lui precedentemente l’ex ministro Luiz Henrique Mandetta.

Da parte sua Bolsonaro ha riferito alla BBC:”Se non si può cambiare il funzionario delle forze dell’ordine, si cambia il capo. Se non il suo capo, allora il ministro”

Un caos politico insomma che sta nuocendo gravemente ai brasiliani.

Emblematiche le parole del senatore brasiliano Humberto Costa: “Il governo non sta esercitando il ruolo di leader politico che unisce il Brasile in questa lotta. Sta sabotando la politica di distanziamento sociale e sta persino vendendo l’idea di una medicina miracolosa per risolvere questo problema, tutto ciò non corrisponde alla realtà”.

Fontefonte

Bolsonaro, brasile, coronavirus


valentina paolillo

Laureata in Scienze Biologiche, mi sono sempre interessata ai perché del mondo biologico. Nei miei articoli tratto soprattutto i cambiamenti climatici, ma non dimentico animali e fiori che sono la mia passione.

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