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Vaccini: diritto alla salute o profitto? La politica dell’ISS che premia i medici a favore e punisce quelli contro

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I vaccini ancora al centro del dibattito tra istituzioni, medici e cittadini. Se da un lato infatti crescono i dubbi (anche autorevoli) su politiche di vaccinazione che prevedono una diffusione capillare di questo strumento, dall’altro le istituzioni sembrano spingere ancora una volta in senso contrario.

Come interpretare altrimenti l’intervento di Walter Ricciardi, presidente dell’ISS, Istituto Superiore di Sanità?

Richiamare e sanzionare gli operatori della sanità pubblica, dai medici e pediatri alle ostetriche, che gettano discredito sui vaccini e suggeriscono ai genitori di non vaccinare i propri bimbi. Andrebbero rimossi”.

Insomma, non c’è spazio per dubbi o incertezze, nemmeno se vengono da professionisti del settore sanitario: chi non si allinea alla politica ufficiale va rimosso, senza se e senza ma. Evidentemente il paradigma ufficiale si sta cominciando a incrinare.

Ed è significativo che l’intervento di Ricciardi arrivi proprio da Lecce, dove è in corso il congresso nazionale di Paidòss, l’Osservatorio nazionale sulla salute dell’infanzia e dell’adolescenza. Proprio qui, infatti, pochi giorni fa sono stati annunciati i risultati di una ricerca demoscopica sulla fiducia dei genitori nei confronti dei vaccini: un terzo degli intervistati li ritiene più pericolosi delle malattie che prevengono, mentre il 25,4% pensa l’opposto.

Un’opinione che si concretizza in un “brusco calo della copertura” delle vaccinazioni, come dimostrano proprio i dati di ISS e Ministero della Salute: “Un trend preoccupante confermato anche dai dati di agosto 2014. Anche per il morbillo, che l’Italia si è assunta l’impegno di eliminare, non siamo andati molto in là con le vaccinazioni e per la varicella la copertura si attesta al 35%”, conferma Stefania Salmaso, direttore del Centro nazionale di epidemiologia dell’Iss.

Insomma, una vera e propria sconfitta per il fronte pro-vaccini.

Ecco perché si corre ai ripari: “Bisogna sostenere”, spiega ancora il presidente dell’ISS, “a tutti i livelli, il senso di responsabilità degli operatori sanitari, dipendenti e convenzionati con il Ssn, e la piena adesione alle finalità di tutela della salute collettiva, che si realizzano attraverso i programmi vaccinali, prevedendo adeguati interventi sanzionatori qualora sia identificato un comportamento di inadempienza“.




L’isolamento, o addirittura la cacciata, dei medici “anti” è solo un aspetto della strategia pro-vaccinazioni, che le istituzioni stanno mettendo in campo da diverso tempo. Già da qualche mese, per esempio, in Toscana si è raggiunto un accordo che premia i pediatri che raggiungono degli obiettivi specifici: 15 euro per la somministrazione di ogni vaccino, con altri incentivi se tra i propri assistiti si raggiungono percentuali di vaccinazione superiori al 95%. Una pratica già messa in atto da altre regioni (come la Sardegna, per esempio, nel periodo 2013-2014) e che ricorda più una logica aziendalista e mercantile, che un servizio di pubblica utilità messo a disposizione dei singoli cittadini.

Insomma crescono le incertezze, ma la politica delle istituzioni continua a essere a senso unico. Non mancano, però, i casi in cui anche l’autorità giudiziaria prende una chiara posizione sull’argomento: ricordiamo, ad esempio, la recente indagine sul bimbo ragusano, morto dopo una vaccinazione obbligatoria. O ancora gli indennizzi e le condanne comminate da vari tribunali nei casi del giovane militare Francesco Finessi o del bimbo milanese affetto da autismo.

Ma al di là dei singoli episodi e dei dubbi che serpeggiano anche nel mondo medico, la domanda è molto semplice: è possibile lasciare libertà di scelta e cura alle famiglie e ai professionisti del settore? Oppure dobbiamo rassegnarci a un modello imposto dall’alto?

(Foto: NIAID)

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