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Allarme amianto: scoperta tremolite in pavimenti e piastrelle di migliaia di italiani

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tremolite

Per anni le fabbriche di Lazio ed Emilia si sono servite di materiali prodotti in una cava sarda contaminata dall’amianto. A rischio la salute di centinaia di persone.

L’Asl di Viterbo e il Politecnico di Torino lo confermano. L’impasto con cui si è prodotta la ceramica finita nelle case di migliaia di italiani è contaminata da tremolite.

Per chi non lo sapesse, la tremolite è un tipo di amianto tra i più pericolosi per la salute. Ed è stato riscontrato in quantità molto superiori ai limiti permessi dalla legge. A rischio la salute di tutti coloro che sono stati coinvolti nel processo produttivo.

La scoperta della cava contaminata dalla tremolite

L’estrazione, l’importazione, la commercializzazione e la produzione dell’amianto è vietata per legge da ormai 25 anni. Eppure c’è chi ha continuato ad usarlo, sarà da chiarire se con consapevolezza o meno. La cava contaminata che ha servito decine e decine di aziende del Lazio e dell’Emilia è avvenuta quasi per caso.

L’Asl di Viterbo riscontra nella primavera del 2015 delle tracce di amianto nell’azienda Minerali Industriali di Gallese (distretto di Civita Castellana), che produce niente meno che il 70% delle ceramiche sanitarie italiane (oiatti doccia, water, bidet, lavabi…) e da rivestimento (piastrelle).

Il caso tremolite sollevato in Parlamento

Dopo la conferma di laboratorio, l’azienda viene subito sequestrata per la bonifica e il caso arriva all’attenzione di Alberto Zolezzi, medico e deputato del M5S. Viene disposta la perquisizione di 56 ditte del distretto ceramico di Civita Castellana (su 300), che si fornivano da Minerali Industriali di Gallese, per verificare se la contaminazione aveva colpito anche altre realtà aziendali. La risposta arriva a marzo 2016: i campioni messi a disposizione dalle aziende risultano contaminati da tremolite.

Ma non solo. A seguito dell’interrogazione parlamentare di Zolezzi, nel luglio 2016 il governo ha dichiarato che “gli approfondimenti in corso hanno riscontrato ulteriori indizi che coinvolgono altre aziende sul territorio nazionale impegnate nel settore”. In altre parole, i pm viterbesi hanno confermato che la ceramica contaminata da tremolite è finita anche nel distretto di Sassuolo, il più grande e importante d’Italia. Nonostante i danni enormi che potrebbero essere causati alla salute di molti, non sono state predisposte inchieste o verifiche in Emilia.

La cava incriminata chiusa solo un anno dopo la scoperta

La ditta Minerali Industriali di Gallese ha chiarito fin da subito ai magistrati che l’impasto contaminato da tremolite fosse stato importato dalla Sardegna. A fornirlo, la cava concessa alla ditta Maffei a “Cuccuru Mannu”, ad Oriani. Eppure la Procura di Nuoro ha predisposto il sequestro della cava solo a fine settembre 2016, quindi oltre un anno dopo che il caso è stato sollevato, nonostante un materiale altamente pericoloso per la salute continuasse a restare sul mercato e finiva nelle case.

Amianto: chi deve preoccuparsi

La questione più delicata della faccenda è la stima dei danni alla salute delle persone e, soprattutto, chi è stato maggiormente messo a rischio da questa vicenda. Sappiamo che l’amianto è pericoloso solo se disperso o inalato, quindi può aver recato dei danni a tutti coloro che hanno partecipato al processo produttivo delle ceramiche e non hanno utilizzato gli strumenti di sicurezza necessari: chi ha estratto i materiali, chi li ha trasportati, chi ha lavorato le ceramiche, ma anche gli operai che le hanno istallate nelle case (se le hanno tagliate a misura rilasciando particelle nell’aria). Le stesse famiglie possono potenzialmente essere esposte alla tremolite, in caso una piastrella di rompa o si scheggi. I danni dunque sono potenzialmente enormi.




Senza contare il problema dello smaltimento, in quanto le ceramiche di solito finiscono nelle normali discariche, mentre in questo caso dovrebbero andare tra i rifiuti speciali. Ma a quanto pare allo Stato poco importa di mettere in sicurezza il terreno e le falde acquifere, e ancora meno di tutelare la salute dei cittadini.

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Fonte: ilfattoquotidiano.it

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