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Deossinivalenolo in pasta, pane e farine: quali sono i rischi per la salute?

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L'Italia importa cereali pieni di deossinivalenolo, una micotossina che può provocare danni alla salute

Deossinivalenolo in pasta, pane e farine: quali sono i rischi per la salute?

Il deossinivalenolo, anche conosciuto come DON, è una micotossina e cioè una sostanza chimica prodotta dai funghi. Secondo quanto riporta la FAO, il deossinivalenolo è prodotto da una muffa che in genere cresce su cereali come il grano, l’orzo e il granoturco. In particolare, il DON è prodotto dai funghi Fusarium graminearum e F. culmorum. “Queste tossine sono comuni in molte parti del mondo”, scrivono gli esperti FAO. “E possono avere un effetto negativo sulla salute umana”.

Contro il deossinivalenolo si è di recente scagliato il micologo Andrea Di Benedetto, in un’intervista. In particolare, sono messi sotto accusa i prodotti cerealicoli provenienti dall’estero, che sarebbero pieni di questa tossina.

Un rifiuto tossico

Di Benedetto arriva a paragonare il grano importato dal Canada a “un rifiuto tossico e speciale, che dovrebbe essere smaltito. Un prodotto che finisce invece sulle tavole dei consumatori europei”.

Secondo quanto riferisce il micologo pugliese, “la presenza della micotossina nei mangimi prodotti e commercializzati in Canada, in una quantità oltre a mille ppb (sigla che sta per parti per miliardo ndr), crea seri problemi agli animali monogastrici, che non progrediscono nella crescita”.

L’Unione Europea, nel 2006, ha fissato i limiti del deossinivalenolo per una serie di prodotti cerealicoli e derivati. I limiti massimi per Mais, grano duro e Avena non trasformati sono di 1750 μg/Kg. Per altri cerali non trasformati, si ferma a 1250. Per il consumo umano diretto (farine, pasta, pane), i limiti sono tra i 500 e i 750 μg/Kg. Per i prodotti destinati ai bambini, la soglia è di 200 μg/Kg.

Secondo Di Benedetto, il limite di 1750 μg/Kg è troppo elevato. Sarebbe stato fissato, infatti, “in seguito alle pressioni delle lobby”. Questa legislazione avrebbe portato a un paradosso: “Stranamente nell’Europa unita tutto il grano duro che in Canada non si potrebbe utilizzare nemmeno per gli animali si dà all’uomo”.




Anche la Coldiretti ha di recente spiegato che le soglie sono troppo elevate, rispetto a dei paesi extra-Ue. “In Italia è considerato commestibile ciò che i canadesi non darebbero neppure agli animali”, spiega Gianni Cantele, presidente di Coldiretti Puglia. Limiti che la Commissione Europea voleva addirittura elevare, qualche anno fa, almeno per i semilavorati, da 750 a 1000 μg/Kg.

I rischi per la salute

Come difendersi? La soluzione è drastica. “Io non mangio più pasta. A meno che non ne conosca la provenienza”, spiega Di Benedetti. Un altro modo per riconoscere la qualità dei prodotti è il prezzo. “Mezzo chilogrammo di pasta non può costare 35-40 centesimi di Euro. Se questo avviene, c’è qualche problema”, conclude.

L’EFSA, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, non si è ancora pronunciata sulla pericolosità del deossinivalenolo. L’organismo ha avviato, ormai 3 anni fa, un processo di ricerca sull’argomento. Un processo che ancora non vede conclusione.

Secondo Di Benedetti, la sostanza provocherebbe diversi disturbi, più o meno gravi. Innanzitutto un aumento della gluten sensitivity. Inoltre, potrebbe “creare seri problemi al nostro intestino: per esempio, il morbo di Crohn. Poi ci sono malattie del sistema nervoso: per esempio Parkinson, Autismo e altre patologie autoimmuni”.

Finora, la ricerca scientifica si è concentrata sugli effetti della tossina sugli animali. In particolare, sono i suini a riceverne nocumento, attraverso i mangimi. I sintomi più comuni includono nausea e vomito (il DON è anche conosciuto come vomitossina), registrati anche negli esseri umani. Negli animali può anche provocare diarrea, dolori addominali, mal di testa, vertigini e febbre. Per concentrazioni estremamente alte, si può addirittura arrivare alla morte. Altri effetti riguardano una possibile alterazione delle funzioni cellulari, attraverso l’inibizione della sintesi delle proteine.

Foto: Jonas Larsson on Flickr