Home Nuove Scoperte Tipi di diabete? Non sono mai stati 2: la scoperta dei ricercatori

Tipi di diabete? Non sono mai stati 2: la scoperta dei ricercatori

1007
0
CONDIVIDI
Tipi di diabete

Quanti sono i tipi di diabete? Due, giusto? Secondo esperti e ricercatori scandinavi la risposta non può essere più sbagliata. Ecco quanti sono in realtà e chi è colpito dalle diverse tipologie di diabete

Tutto quello che finora sapevamo in merito potrebbe essere sbagliato: i tipi di diabete sono in realtà 5, non 2 come finora creduto. Ad affermarlo, gli esperti della Lund University Diabetes Centre (Svezia) e dell’Institute for Molecular Medicine (Finlandia). La nuova ricerca che fa luce sulla questione è stata pubblicata nei giorni scorsi sulla rivista ‘The Lancet Diabetes and Endocrinology’.

Scopriamo insieme di che cosa si tratta, in dettaglio.

Tipi di diabete: la nuova teoria

Non sono solo 1 e 2, ma anche 3, 4 e 5. I tipi di diabete a cui l’uomo può andare incontro sarebbero più del doppio. Una scoperta che stravolge completamente quanto finora conosciuto in materia.

Fino a oggi, infatti, la malattia era stata divisa in due soli sottotipi: il diabete di tipo 1, diagnosticato generalmente durante l’infanzia. È la forma meno comune: interessa circa il 10% dei casi. Nel diabete di tipo 1, l’organismo non produce insulina. La seconda tipologia è il diabete di tipo 2, in cui il corpo non produce invece abbastanza insulina.

Gli scienziati ora ripropongono invece una nuova classificazione di tipi di diabete, che ne aggiunge a quelle già conosciute, altre tre tipologie. Si tratterebbe di una classificazione che potrebbe aiutare a prevedere con maggiore previsione complicanze anche pericolose.

Diabete: una malattia che colpisce circa 420 milioni di persone

Nel mondo, sono circa 420 milioni le persone che soffrono di diabete. Secondo la International Diabetes Federation, il numero potrebbe salire a 629 milioni entro il 2045.

In Italia, secondo dati Istat, la malattia interessava nel 2016 oltre 3 milioni 200 mila persone. Il 5,3% dell’intera popolazione (16,5% fra le persone di 65 anni e oltre).

Negli ultimi trent’anni, la diffusione della malattia è quasi raddoppiata. Nel 1980, infatti, il diabete coinvolgeva il 2,9% della popolazione. In parte è dovuto all’invecchiamento della popolazione, in parte ad altri fattori come l’anticipazione delle diagnosi.

La scoperta degli altri tipi di diabete

La scoperta degli altri tipi di diabete è stata fatta dagli esperti della Lund University Diabetes Centre (Svezia) e dell’Institute for Molecular Medicine (Finlandia).

Per giungere alle loro conclusioni, i ricercatori hanno monitorato 14.775 pazienti di età compresa tra i 18 e i 97 anni, a cui è stata fatta una nuova diagnosi di diabete. Grazie a un lavoro di isolamento e studio dei diversi dati provenienti da insulino-resistenza, livelli di zucchero nel sangue, età e insorgenza della malattia, i ricercatori sono riusciti a isolare gli altri 3 tipi di diabete.

In tutto, quindi, sono arrivati a individuare 5 tipi di malattia: tre forme gravi e due più lievi. Ecco come sono divisi:

  1. Cluster 1, che interessa i pazienti le cui cellule non sono in grado di utilizzare l’insulina in maniera efficace. Sono in genere persone giovani e in salute e corrispondono più o meno ai soggetti che soffrono di diabete di tipo 1;
  2. cluster 2, che riguarda soggetti relativamente giovani, insulino-carenti;
  3. cluster 3, sono persone in genere in sovrappeso, con insulino-resistenza grave;
  4. cluster 4, comprende pazienti di mezza età con diabete correlato all’obesità;
  5. cluster 5, riguarda persone con diabete correlato all’età, con sintomi tardivi. Riguarda circa il 40% dei malati.

I dati devono essere discussi naturalmente a livello internazionale e approvati dall’Organizzazione mondiale della Sanità, ma presentano comunque una novità assoluta anche in termini di cure mirate.

I vantaggi della nuova scoperta

Ogni paziente, grazie a questa nuova classificazione di tipi di diabete, può accedere a cure specifiche, mirate, aumentando la risposta positiva dell’organismo. Si tratta di una sorta di “personalizzazione” della malattia e, quindi, della cura.




Giorgio Sesti, presidente Società italiana di diabetologia (Sid) e docente di Medicina interna all’Università Magna Graecia di Catanzaro, spiega:

«Oltre alla 1 e alla 2, infatti, ormai sappiamo che esiste una serie di forme intermedie che possono avere caratteristiche sia dell’una che dell’altra, o, ad esempio, un’origine genetica. Tutte queste forme oggi, grazie alla ricerca che ha fatto grandi passi avanti, hanno terapie specifiche e individualizzate, che però andrebbero inquadrate in una classificazione più precisa. I colleghi scandinavi sono i primi a proporne una, altri avevano provato a introdurre il diabete di tipo 3. Vedremo cosa accadrà nella comunità scientifica mondiale».

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here