Svizzera: lavoro nelle campagne a 2mila euro al mese per favorire l’integrazione

Lavoro nelle campagne con uno stipendio in linea con i minimi sindacali, oltre all’apprendimento di una delle lingue dei Cantoni,per integrare gli immigrati.

È questa la proposta sul lavoro fatta dall’Unione Svizzera dei contadini, in risposta alle problematiche di un settore dove scarseggia la manodopera e alla necessità di “ripensare” a come gestire l’afflusso di profughi.

Le condizioni sono davvero allettanti, soprattutto se paragonate al lavoro nei campi dove gli immigrati vengono pagati pochi euro al giorno, e sono sotto “caporalato”: “Noi paghiamo il minimo legale, ovvero 2300 franchi il primo mese e 3200 a partire dal secondo”, fa sapere l’Unione Svizzera dei Contadini. Trasponendo la somma in euro, si parla di poco più di due mila euro il primo mese, per passare a circa tre mila il secondo.

L’esigenza, ovviamente, deriva non soltanto da uno spirito di solidarietà, ma dalla concreta necessità di reperire manodopera. Sarebbero poche infatti le persone che intendono lavorare nei campi.

Un buco a cui, fino adesso, si è supplito con l’impiego di immigrati polacchi e portoghesi. Un modo anche per gestire gli immigrati scarsamente tollerati per città e villaggi.

Come afferma Etienne Piguet, che si occupa di politica migratoria all’Università di Neuchatel: “Alcune di queste persone sono qui da almeno tre anni, altri da 6, ed essendoci penuria di personale, nel settore agricolo, mi sembra una buona idea quella di offrire loro un lavoro“. “Oltretutto – prosegue – si sgraverebbero i contribuenti dall’onere di mantenere un bel po’ di gente”, che diventerebbe in questo modo in grado di mantenersi da sola.


Il progetto dovrebbe durare tre anni e le imprese coinvolte in questa prima fase di sperimentazione dovrebbero essere dieci.

Le dieci aziende agricole che partecipano al test hanno già assunto o lo faranno entro l’anno 15 rifugiati, l’ingaggio iniziale sarà di tre mesi, ma la durata del lavoro potrebbe essere prorogata. In cambio, le aziende che offriranno vitto e alloggio otterranno un indennizzo forfettario di 200 franchi mensili per i compiti amministrativi supplementari legati alla valutazione del progetto.

Il progetto pilota servirà a testare le condizioni generali ideali e i fattori di successo atti a consentire un’integrazione dei rifugiati nel mondo del lavoro in ambito agricolo.

Come afferma il Corriere del Ticino, l’Organizzazione svizzera aiuto ai rifugiati (OSAR) ha accolto con favore l’iniziativa: “Più una persona si integra rapidamente tanto più breve è la sua dipendenza dalle prestazioni sociali“.

(Foto: U.S. Department of Agriculture)

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Agnese Tondelli

La mia passione è sempre stata l'arte di creare con poco, e di riutilizzare le risorse per formare oggetti di nuova utilità. Per questo troverete numerosi articoli che riguardano il riciclo creativo e piccoli tutorial su come svolgere piccoli e grandi lavori domestici. Sono anche una mamma premurosa e mi piace dare dei consigli per vivere questo aspetto della nostra vita nel modo più naturale e sicuro possibile.

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