Home Alimentazione e Salute Slow Food: no al Foie Gras, atroci le pratiche di alimentazione forzata

Slow Food: no al Foie Gras, atroci le pratiche di alimentazione forzata

409
0
CONDIVIDI

Ingozzare le oche per produrre un piatto considerato da molti una prelibatezza. Una barbarie che prende il nome di foie gras e che, per fortuna, sempre più nazioni hanno deciso di bandire.

Nei giorni scorsi, il movimento Slow Food ha ribadito la propria posizione nei confronti di un metodo intensivo atroce e crudele, utilizzato per produrre il fegato grasso delle oche a cui molti non riescono a rinunciare.

La presa di posizione è stata assunta nei giorni scorsi dal Consiglio Internazionale di Slow Food, il supremo organo di indirizzo del movimento, durante un incontro annuale. Ha così spiegato il presidente Petrini: “Farà discutere, ma rifiutiamo un sistema di ingozzamento che è atroce e crudele. I nostri ragionamenti sul benessere animale e la produzione alimentare vanno in alcuni casi rivisti, senza estremismi, ma anche senza ipocrisie”.

Come accennato in precedenza, la produzione di foie gras è già stata messa al bando in diverse parti del mondo, tra cui la California che nel 2012 ne ha vietato non solo la produzione, ma anche l’importazione. Qualche mese fa, inoltre, la Nona Corte d’Appello dello stato si è trovata a dover confermare il divieto,  accogliendo in questo modo le istanze dell’Animal Legal Defense Fund, della Humane Society degli Stati Uniti, del Farm Sanctuary , e della Marin Humane Society.

Le pratiche utilizzate per la realizzazione di questo alimento sono abominevoli. Le oche, infatti, vengono ingozzate attraverso tubi lunghi anche 30 centimetri, che vengono infilati in gola e spinti fino allo stomaco.

In questo modo sono alimentate in maniera innaturale e forzata, con una grande quantità di cibo molto energetico e tutt’altro che equilibrato. L’obiettivo dell’operazione è far aumentare il fegato di dieci volte il suo volume naturale.

Gli uccelli vengono alimentati due volte al giorno e spesso sono rinchiusi in gabbie a batteria dove possono muoversi con molta difficoltà.

Se l’animale cerca di divincolarsi quando il tubo gli viene inserito in gola, o se il suo esofago si contrae per conati di vomito, rischia il soffocamento e la perforazione del collo. Spesso, dopo lo shock dell’ingozzamento, gli animali sono soggetti a diarrea e a convulsioni.

Il funzionamento del fegato è compromesso e ogni movimento diventa doloroso. Anche respirare risulta difficile.

In occasione dei festeggiamenti per i dieci anni dell’università di Slow Food, è stato anche presentato al ministro dell’Agricoltura il nuovo “Manifesto mondiale dell’alimentazione”, messo a punto da docenti e ricercatori dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (Cuneo).

Questo Manifesto – ha affermato il ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina – potrà dare un contributo significativo alla discussione sulla questione alimentare, in vista del semestre europeo di presidenza italiana. La produzione e il consumo di cibo rappresentano un tema geopolitico nodale, in quanto possono cambiare i rapporti tra gli stati. In questo Manifesto vedo l’originalità della proposta italiana”.

Il manifesto, spiega Petrini, “supera la visione antropocentrica della gastronomia, riconoscendo i diritti della natura e delle altre specie”.

È possibile approfondire l’argomento a questo link, dove troverete la scioccante investigazione sotto copertura nell’industria del foie gras in Europa, effettuata dai volontari di Animal Equality.Qui invece la raccolta firme per fermare questa orrenda tortura.

(Foto: dawnofanewera)