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Glifosato nei prodotti italiani. Diffusi i risultati dei primi test

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Il glifosato è ovunque: anche nella pasta e nei cereali in vendita in Italia. Il mensile Test ha diffuso i risultati delle prime analisi italiane effettuate su una cinquantina di alimenti da laboratori accreditati.

Glifosato dappertutto. Lo abbiamo trovato nelle birre, nei tamponi, ma la lista dei prodotti nei quali è presente questa sostanza potrebbe essere ancora più lunga.

Dalla pasta, ai biscotti, è veramente difficile riuscire a trovare qualcosa che non lo contenga. Nei giorni scorsi, ad esempio, il Test Salvagente ha illustrato i risultati delle prime analisi italiane effettuate, da laboratori accreditati, su una cinquantina di alimenti che mangiamo (e beviamo) tutti i giorni.

Le analisi sono state condotte in corn flakes, farine, biscotti, fette biscottate e pasta di diverse marche, commercializzate in Italia. Il direttore del giornale, Riccardo Quintili spiega i risultati: “Una roulette russa in cui né le aziende né i consumatori possono stare tranquilli. Per una stessa marca, infatti, sono stati trovati lotti in cui è stato rintracciato l’erbicida accanto a lotti che non lo contenevano. I residui, fortunatamente sempre inferiori ai limiti di legge, testimoniano però una contaminazione diffusa, quasi ubiquitaria“.

Test ha effettuato però un’altra analisi su campioni di acqua provenienti da diverse città italiane. In questo caso, i risultati sono stati ancora più preoccupanti.  Il mensile dei consumatori ha analizzato 26 campioni provenienti da vari luoghi e in due casi l’Ampa, un derivato del glifosato che con l’erbicida condivide la presunta tossicità e gli effetti a lungo termine sulla salute umana, è risultato superiore ai limiti di legge. Nello specifico, i campioni in cui è stato trovato sono stati raccolti a Brusnengo, in provincia di Biella, e a Campo Galliano, comune nel modenese. “Nessuna Regione italiana – denuncia il Test Salvagente – analizza la presenza di glifosato e del suo metabolita Ampa nelle acque potabili, nonostante le raccomandazioni comunitarie“. Unica eccezione è la Lombardia, che però effettua il monitoraggio non sulle acque di rubinetto ma su quelle di superficie e profonde.




“L’Europa non sacrifichi agli interessi di pochi – conclude Quintili – uno dei suoi principi fondamentali, quello di precauzione, che stabilisce che di fronte a un possibile pericolo per la salute si debba vietare un prodotto o una sostanza. È il caso, chiaro, del glifosato, un pesticida che rischia di avvelenare i simboli del made in Italy“.

Ricordiamo che il glifosato è stato dichiarato probabile cancerogeno dallo Iarc, organismo che fa capo all’OMS, mentre l’EFSA ne ha smentito la pericolosità.

Il 13 aprile scorso, il Parlamento Europeo ha chiesto alla Commissione di rinnovare l’uso del diserbante per altri 7 anni in agricoltura, contro i 15 inizialmente previsti. Sono diversi gli Stati Membri che si sono opposti  alla cosa, tra cui la Francia e l’Italia, per la quale i ministri Martina e Lorenzin hanno esplicitamente dichiarato la loro contrarietà a un rinnovo dell’utilizzo di questa sostanza.

Potete consultare i risultati delle analisi al link: http://www.repubblica.it/ambiente/2016/04/22/news/glifosato_la_mappa_del_rischio-138195238/

(Foto)

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