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innesto cosa è a cosa serve

Innesto di piante: cos’è, a cosa serve, e come si fa

Questa tecnica viene utilizzata per migliorare la produzione di frutta, recuperare le piante malate e altro ancora. L’innesto è una tecnica di moltiplicazione vegetativa che consiste nell’unire diverse parti delle piante.

Questa tecnica può essere utilizzata sia nelle piante ornamentali che negli alberi da frutto, e l’obiettivo principale è quello di unire le migliori caratteristiche di entrambe le piante, sia per:

  • Recuperare una pianta indebolita
  • Produrre frutti migliori
  • Creare piante più resistenti ai parassiti 
  • Capace di adattare alcune specie a diverse condizioni climatiche e territoriali

Condizioni di base per l’innesto delle piante

Per avere successo, è essenziale che ci sia compatibilità tra le specie coinvolte. In altre parole, le piante devono avere un certo grado di parentela nella loro genetica per evitare la manifestazione di incompatibilità o rigetto.

È anche molto importante che le superfici che andranno a contatto tra loro siano pulite e lisce, non ostacolando la circolazione della linfa tra le piante, poiché è questo che le unirà e le farà lavorare.

Non ultimo, tutte le persone che andranno a maneggiare le piante innestate devono avere le conoscenze necessarie per evitare un’inadeguata esposizione dei tagli all’azione del sole, del vento e del contatto con il suolo.

Altra condizione fondamentale è che i rami da innestare devono essere “nati” nell’anno precedente e raccolti a fine inverno, tenuti in luogo fresco in modo che si mantengano più a lungo in modo che l’innesto possa avvenire in primavera. L’intenzione è quella di far coincidere l’inizio della fioritura.

Tipologie di innesti

A seconda del momento in cui si effettuano si distinguono in: innesti a gemma vegetante, a gemma dormiente, innesto a zufolo e a pezza, a spacco inglese, a corona.

  • Innesto a gemma vegetante
  • Innesto a gemma dormiente
  • Innesto a zufolo
  • Innesto a pezza
  • Innesto a spacco inglese
  • Innesto a corona

Per lo sviluppo di questo argomento vi rimandiamo all’articolo degli amici di OrtodaColtivare

Cosa serve per un buon innesto e le regole da rispettare

Affinità tra le specie

Più il nesto e il portainnesto sono botanicamente affini più si avrà la possibilità di portare a buon fine l’innesto. In tal senso il massimo lo si ottiene innestando due varietà appartenenti alla stessa specie, mentre le difficoltà aumentano se si tenta di unire due specie appartenenti allo stesso genere o, peggio, se le piante appartengono a generi diversi; difficilissimi, se non impossibili, gli innesti tra famiglie botaniche diverse. Questo vale in generale ma va detto che esistono delle eccezioni: per esempio il pero (genere Pyrus) può essere innestato sul biancospino (genere Crataegus) ma non viceversa, così come il nespolo del Giappone (Eriobotrya japonica) può essere innestato sul cotogno (Cydonia oblonga) o sempre sul biancospino ma anche qui non funziona il contrario, ovvero biancospino o cotogno non attecchiscono sul nespolo del Giappone.

Rispetto della tecnica

Sembrerà banale dirlo ma l’esito di qualsiasi innesto non può prescindere dalla corretta esecuzione della tecnica adottata. Questo vale sia per i lavori da effettuare sul portainnesto, sia per la preparazione della marza che andrà innestata: tutti gli aspetti vanno preparati al meglio in base al tipo di innesto che si andrà a effettuare.

Occhio al “cambio”

Aspetto fondamentale: il cambio cribro-vascolare del nesto deve trovarsi a contatto con quello del portainnesto. Questo tipo di tessuto vegetale, caratteristico delle piante gimnosperme e angiosperme legnose, è importantissimo perché risulta molto vitale e capace di generare di continuo nuove cellule che, nel caso dell’innesto, andranno a “saldare” le due parti unite assicurando così la riuscita dell’operazione.

L’importanza delle stagioni

Le diverse tecniche di innesto che è possibile mettere in pratica sono strettamente legate alla stagione durante la quale effettuarle. Ci sono tecniche, come quelle a pezza o a corona, che vanno eseguite a primavera, altre, come ad esempio quella per approssimazione, riescono meglio in estate o, come nel caso di quella a scheggia, in autunno, mentre i vari tipi di innesto a spacco si devono compiere preferibilmente a fine inverno. Uscire dalla stagionalità rende molto più difficoltosa la riuscita degli innesti.

Le condizioni climatiche

Perché un innesto riesca bene non serve solo effettuarlo durante la giusta stagione ma occorre realizzarlo in condizioni climatiche ideali. Temperature troppo estreme non favoriscono la riuscita così come un vento forte e persistente compromette il risultato finale. Un altro aspetto molto importante è rappresentato dall’umidità ambientale: se il clima è particolarmente secco l’esito positivo dell’innesto è a forte rischio viceversa, con un’alta umidità, si hanno buone possibilità che l’operazione vada a buon fine.

La polarità

Qualunque tecnica si adotti è davvero fondamentale rispettare la polarità della marza che funge da nesto, va cioè piazzata tenendo conto della posizione che aveva sulla pianta al momento del prelievo, mantenendo così le gemme rivolte verso l’alto e mai verso il basso.

La giusta protezione

Quando abbiamo portato a termine la nostra tecnica, qualunque essa sia, ci troviamo sempre di fronte a quella che possiamo chiamare a tutti gli effetti una ferita. Come faremmo sul nostro corpo, anche la ferita della pianta innestata va “medicata”, protetta cioè con qualcosa di molto simile a una fasciatura. Che sia raffia, mastice apposito o quant’altro, la parte interessata dall’innesto va coperta e sigillata al meglio per evitare che si secchi (o che sviluppi malattie) e per favorire la cicatrizzazione e l’attecchimento.

Cura post-trapianto

Esistono diversi tipi di innesto, che variano a seconda del posizionamento della forcina sul portainnesto. Qualunque sia il metodo scelto, l’applicazione di una “medicazione” è essenziale per aiutare la pianta a guarire.

Per fare ciò, è necessario spremere le due parti insieme con la rafia e quindi ricoprire con un unguento (miscela sintetica per isolare l’innesto). Pertanto, è possibile promuovere il legame dei tessuti e una buona guarigione.

La parte inferiore della pianta (portainnesto, equino o selvatico), ha l’apparato radicale che fornirà i nutrienti e l’acqua necessari per il suo sviluppo e la trasformazione dell’innesto in una nuova pianta.

Bisogna fare attenzione anche nei mesi successivi all’innesto: tutti i germogli che compaiono a seguito dell’innesto devono essere rimossi, soprattutto al di sotto della zona di innesto, in modo che tutta la linfa della pianta innestata sia condotta all’innesto e, così , La nuova parte aerea dell’impianto si svilupperà come previsto.

Innesto in pratica

Ora che conosci le principali caratteristiche e cure, guarda, nel video qui sotto, come funziona in pratica l’innesto delle piante per iniziare a testare a casa. Ricorda che potrebbe non funzionare le prime volte, e va bene, perché tutta la coltivazione delle piante è un’esperienza di apprendimento e richiede pratica per avere successo.

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Gino Favola

Laureato in Scienze Politiche, da sempre sono stato appassionato dai temi della tutela dell'ambiente e della sostenibilità. Da sempre convinto che l'economia debba essere ricondotta sotto le leggi della società civile, mi sono interessato a letture come quelle di Tiziano Terzani, Simone Perotti, Michael Pollan. Mi occupo nello specifico della sezione " ecoreati" per dare uno strumento in più, una sentinella attiva nel territorio, che da voce a tutte le segnalazioni dei nostri lettori che condividono con noi la sensibilità per la difesa dell'ambiente e della natura.

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