CULTIVAR FAVOLOSA

Post Xylella: l’olio pugliese riparte con la cultivar Favolosa

L’olio d’oliva “made in Italy“, in particolare di Puglia e Salento, è stato flagellato a lungo dalla Xylella Fastidiosa, ribattezzato “il batterio killer degli ulivi” in quanto, attaccando le piante di olivo, ne provoca rapidamente la morte ma per fortuna gli olivicoltori sono ripartiti alla grande, grazie alla cultivar Favolosa.

Cos’è la Xylella fastidiosa

La Xylella fastidiosa è un batterio così chiamato in quanto colonizza lo xilema delle piante di olivo (ma anche di mandorli, ciliegi, mirto, acacia etc.), ossia l’insieme dei vasi adibiti al trasporto di acqua e soluti dalle radici alle foglie.

La presenza de batterio ne causa un’ostruzione e il conseguente disseccamento della piata.

Purtroppo non ci sono segni precoci dell’infezione e quando si notano la secchezza delle punte dei rami e la morte localizzata delle foglie che appaiono ingiallite, si è già in fase avanzata, ossia il batterio ha colpito brutalmente la pianta.

La Puglia riparte con la cultivar Favolosa

Dopo l’emergenza Xylella, la Puglia riparte con la cultivar Favolosa, frutto dell’incrocio della varietà Frantoio con quella Ascolana tenera.

Dopo 2 anni dall’impianto, la Favolosa incomincia a produrre, raggiungendo dopo 5 anni il regime produttivo, quindi in grande anticipo rispetto ad altre varietà che, per fruttare, impiegano, in media, tra i 6 e gli 8 anni.

Ecco che, nei giorni scorsi, a 2 anni dalla temutissima epidemia, è arrivato il primo olio ricavato da uliveti resistenti al batterio, quelli di Fs-17 Favolosa.

La prima raccolta è iniziata proprio in provincia di Lecce, a Casarano e la scelta è ricaduta su questa varietà, che ha sostituito i campi completamente distrutti dal temutissimo batterio, perché, insieme al Leccino, è testata come resistente agli attacchi della batteriosi.

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Batterio killer: la Xylella fastidiosa ha distrutto 5 milioni di piante su 70 milioni della Puglia.

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La scoperta della Favolosa

Forse non tutti sanno che la cultivar Favolosa è stata scoperta per caso. Un gruppo di olivicoltori, in agro Sannicola, un comune in provincia di Lecce, ha notato una macchia di verde (si trattava della varietà Favolosa) su una distesa di ulivi secchi, colpiti dalla Xylella.

La scoperta della Favolosa risale, in realtà, a circa 30 anni fa, ad opera del professor Giuseppe Fontanazza, direttore, a quei tempi, dell’Isafom del Cnr di Perugia. Brevettata dallo stesso Cnr, la sua licenza esclusiva è stata ceduta a 3 vivai: in Umbria (Agricola Faena), Puglia (Oliveti d’Italia) e Sicilia (Vivaio Russo).

Nel 2017 la Favolosa è stata ancora più valorizzata grazie alla scoperta della sua resistenza alla Xylella, effettuata dai ricercatori del Cnr, assieme ai colleghi dell’Università di Bari e del Centro Ricerca Basile di Locorotondo.

I danni provocati dalla Xylella

Secondo le stime di Italia Olivicola, una delle principali organizzazioni di produttori d’olio, la Xylella, in soli 3 anni, ha provocato danni per complessivi 390 milioni di euro (solo per quanto riguarda la mancata produzione e vendita di olio), cancellando circa 29 mila tonnellate di olio d’oliva l’anno, pari al 9,5% della produzione nazionale e 1 terzo di quella pugliese.

In Salento sono stati colpiti 50 mila ettari di uliveti, su una superficie di 200 mila. Complessivamente sono stati distrutti 5 milioni di piante su 70 milioni della Puglia.

FONTI IMMAGINI: www.globalnews.com, www.xylellareport.it

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