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Veleno nero nei mari campani: nuova svolta per l’indagine che vede coinvolto il capo della polizia Pansa

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Nuovi sviluppi nell’indagine “marea nera”, la vicenda che riguarda lo smaltimento illecito di percolato nei mari della Campania e che vede coinvolti, tra gli altri, l’ex presidente della regione Bassolino e il capo della polizia Alessandro Pansa. Entrambi potrebbero rischiare il processo.

“Marea nera” è l’indagine che riguarda lo smaltimento illecito di percolato  presso gli impianti di depurazione campana. Il percolato è il liquido velenoso prodotto dalla fermentazione dei rifiuti in discarica o dal residuo di scarto della lavorazione nei Cdr. Per anni, in Campania, è stato smaltito in maniera impropria, sversato nel mare napoletano e nel litorale dei Campi Flegrei. Fino a quando un’inchiesta avviata dalla Procura di Napoli non ha smascherato questa pericolosa operazione.

Dall’inchiesta risultò che, non solo gli impianti di depurazione campana non potevano ricevere quel liquido e neppure smaltirlo, ma che erano anche mal funzionanti. Una carenza tecnica della quale sarebbero stati a conoscenza gli indagati. Una vera e propria struttura organizzata che avrebbe gestito, o fatto finta di non vedere, l’attività criminosa che si stava perpetrando ai danni dell’ambiente e dei cittadini.

“Marea Nera”, si legge nelle pagine de Il Fatto Quotidiano, è il terzo troncone di indagine che ha preso origine dall’inchiesta madre su Impregilo-Bassolino. Nel 2011, la pubblica accusa emise un avviso di notifica di conclusione per le indagini a  41 persone, tra cui comparivano anche i nomi di Alessandro Pansa, prefetto ed ex commissario  straordinario per l’emergenza rifiuti a Napoli esattamente dal luglio del 2007 fino al dicembre di quell’anno,  e dell’ex governatore della Campania Antonio Bassolino.

A quel tempo, i due pm che si occupavano delle indagini erano Noviello e Sirleo. Entrambi, a gennaio, hanno lasciato la Procura di Napoli. Un trasferimento, si legge su un articolo de Il Fatto, che potrebbe essere la “conseguenza di uno ‘strappo’ coi vertici della Procura risalente all’inchiesta ‘Rompiballe’, quando il procuratore capo Giandomenico Lepore (da pochi giorni in pensione) decise di stralciare il nome di Bertolaso dal fascicolo principale, dove erano contenute le accuse più gravi. Una decisione che Noviello e Sirleo non condivisero, rinunciando a firmare le richieste di rinvio a giudizio”.

A maggio scorso, il procedimento è stato assegnato alla direzione distrettuale antimafia, in co-delega con la procura ordinaria. Da lì, la macchina della giustizia sembra si sia rimessa in moto.

A luglio, infatti, la Procura di Napoli ha chiesto l’archiviazione per diversi capi di imputazione dell’indagine, richiesta accolta dal Gip del Tribunale proprio in questi giorni. L’archiviazione riguarderebbe in particolare il reato di associazione a delinquere imputato all’ex capo della polizia Alessandro Pansa. La giustificazione avanzata è che, da un punto di vista temporale, Pansa sarebbe arrivato in commissariato soltanto dopo che terzi avevano già preso la decisione di evacuare il percolato attraverso i malmessi depuratori campani.

Non è tutto però. La Procura di Napoli avrebbe invece chiesto il rinvio a giudizio per un diverso capo di imputazione: traffico illecito di rifiuti. Cosa che non varrebbe soltanto per Pansa, ma anche per altri personaggi che sarebbero coinvolti nella faccenda, come Guido Bertolaso e l’ex direttore del ministero dell’Ambiente, Gianfranco Mascazzini.

In particolare, si legge in una nota riportata da Il Fatto Quotidiano e ripresa dal testo della richiesta di archiviazione: “I predetti risultano infatti aver posto in essere condotte tali da integrare il delitto di traffico organizzato di rifiuti contestato nell’avviso di conclusione indagine, e poi nella richiesta di rinvio a giudizio che questo ufficio avanzerà”.

In sostanza, gli indagati, tra cui figurerebbe Pansa, sarebbero stati a conoscenza, consentendolo, dello smaltimento dei liquami attraverso impianti e strutture non idonee, alcuni anche sprovvisti di autorizzazione.

Naturalmente, i capi di imputazione devono ancora essere tutti confermati. La verità si saprà solo a conclusione delle indagini e dopo l’eventuale condanna definitiva.

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(Foto:  Wisconsin Department of Natural Resources)

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