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David Grassi: l’ufficiale punito per aver difeso l’ambiente

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Non sono molti coloro che conoscono la sua storia, per questo oggi vogliamo raccontarla, anche a seguito di una sentenza emessa in questi giorni dal Tar della Liguria.

Il protagonista della nostra storia si chiama David Grassi e, nel febbraio del 2002, era un ufficiale della Marina, un tenente imbarcato sulla nave da guerra “Maestrale” impegnata nella missione eNduring Freedom nel Corno d’Africa. A un certo punto, la carriera di David Grassi si interrompe: viene punito con 15 giorni di consegna. La sua colpa? Essersi opposto a un ordine dato da un suo superiore, che gli chiedeva di sversare in mare liquidi oleosi, potenzialmente inquinanti.

I fatti, nello specifico, sono riportati nel testo dell’interrogazione parlamentare ( avevamo il link del testo della sentenza che pare ora sia sparito )  Sembra che durante la navigazione, si sia presentato un problema di malfunzionamento dell’impianto di trattamento delle acque oleose di sentina, ossia dei liquidi provenienti dall’apparato motore della nave.

Un mal funzionamento che avrebbe potuto causare degli inconvenienti per la sicurezza della navigazione, derivanti dall’accumulo eccessivo di queste sostanze. Per poter risolvere il problema, la legge prevede che la nave sia ricoverata in porto per consentire l’intervento di un’impresa specializzata. Al contrario, sembra che l’ufficiale direttore di macchina, per non interrompere la navigazione, abbia chiesto di effettuare lo scarico fuori bordo delle acque di sentina. Scarico a cui David Grassi si sarebbe opposto con forza, per salvaguardare l’ambiente, venendo in seguito punito per questo gesto.

Era esattamente il 23 febbraio del 2002. David Grassi, invece di obbedire, risponde così al suo superiore: “No, signor capitano, questo non lo possiamo fare. E se lo dovesse fare lei, sappia che ho già fatto delle foto e alcuni filmati che invierò a chi di dovere, anche alla stampa se necessario, per denunciare quello che è successo a bordo”. E la sua carriera finisce per sempre.



Per quel “No”, viene condannato a 15 giorni di arresto e a una macchia che ne pregiudica la carriera e lo porta al congedo avvenuto due anni fa. Tutto perché la sua coscienza gli ha vietato di sversare migliaia di litri di liquidi oleosi in mare, inquinando e distruggendo l’ambiente.

Ma David Grassi non ci sta e, 12 anni fa, inizia la sua battaglia giudiziaria che si è conclusa da poco con una sentenza del Tar di Genova che ha cancellato la sanzione disciplinare, ma non gli ha riconosciuto il risarcimento danni che aveva chiesto.

A chi gli chiede se rifarebbe quell’azione, Grassi risponde: “Ho perso molte cose, sia a livello personale, familiare e professionale. Ma tornando indietro rifarei quello che ho fatto, forse non proprio tutto. Ma certamente non ubbidirei a quell’ordine. Perché? Perché è in certe situazioni che vieni fuori chi sei davvero, da dove vieni, e i valori che ti hanno insegnato i tuoi genitori”. E lui lo ha pienamente dimostrato.

Ma la battaglia non è ancora finita. Grassi, infatti, spiega in un’intervista: “Intanto è solo una prima tappa. Perché la Marina può rivolgersi al Consiglio di Stato e la sentenza potrebbe essere rovesciata. In ogni caso, mi piacerebbe che l’organizzazione ammettesse di aver fatto una sciocchezza e mi aiutasse a fare pace con il passato. Mi restituisse, insomma, quello che ho perso: la mia vita. Quando ho ricevuto quella punizione avevo 29 anni e delle aspirazioni a carattere personale. Volevo fare esperienze come individuo e come ufficiale che non mi sono state concesse. Ad esempio quella di tornare a Livorno, in Accademia, ad insegnare. Invece con questa decisione il tribunale ha fatto una cosa semplice: ha cancellato il risultato di una partita ma non l’esito del campionato”.

In bocca al lupo David.

(Foto: Eirik Newth)

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