Home Ambiente Tutela ambientale: 185 attivisti uccisi in un anno

Tutela ambientale: 185 attivisti uccisi in un anno

1310
0
CONDIVIDI
Feel free to use this image, just link to www.SeniorLiving.Org

Si può ancora morire per un ideale? Si può ancora essere uccisi per ciò in cui si crede? Purtroppo sì. È successo a 185 persone, nel mondo, solo nel 2015. La loro colpa? Credere nella tutela ambientale per tutti.

La tutela ambientale, se fatta in prima persona, può diventare un mestiere davvero pericoloso. Sempre più persone si dedicano anima e corpo alla salvaguardia del nostro fragile ecosistema. Sempre di più sono però anche gli interessi spesso inconfessabili che si celano dietro la devastazione di foreste, terreni, fiumi, laghi e mari.

In molti hanno dato la vita in nome della madre Terra. Sempre di più purtroppo.

I martiri della tutela ambientale

Solo nel 2015 sono state uccise 185 persone provenienti da 16 diversi Paesi del mondo. La loro colpa? Essersi battuti per la tutela del Pianeta. Cioè di tutti noi. Compresi i carnefici. Rispetto all’anno precedente, è stato registrato un incremento del 60% degli omicidi. Un aumento spaventoso.

Le storie degli attivisti sono state raccolte dal rapporto On Dangerous Ground, realizzato da Global Witness, organizzazione non governativa nata nel 1993 per combattere contro lo sfruttamento delle risorse umane e ambientali in tutto il mondo.

Il report racconta la storia della famiglia Campos, tra le altre. L’attivista ambientale Michelle ha raccontato come la sua tribù, i Lumad stanziati nel sud delle Filippine, abbiano lottato e stiano lottando per preservare le terre dei propri antenati. Una battaglia per la tutela ambientale che ha già richiesto il sacrificio delle vite di suo padre e suo nonno, giustiziati pubblicamente da un gruppo paramilitare. La regione è ricca di carbone, nickel e oro, metalli troppo ghiotti da lasciarsi scappare. Solo nel 2015, sono stati 25 le persone uccise legati alle lotte contro le miniere.




Siamo minacciati, diffamati e uccisi perché ci siamo levati contro le aziende minerarie”, ha raccontato Michell Campos. Gli interessi delle corporation sono protetti dai paramilitari. Mentre gli indigeni hanno solo i propri corpi con cui difendersi. “Mio padre, mio nonno e un insegnante sono solo tre delle innumerevoli vittime. Noi conosciamo gli assassini: sono liberi di andare in giro nella nostra comunità. Noi stiamo morendo, ma il governo non ci aiuta”.

Berta Ceres e le altre

Quella di Michelle Campos è solo una delle tante, troppe storie di attivisti massacrati per difendere il pianeta. A marzo vi avevamo raccontato la battaglia di Berta Ceres , assassinata in casa sua, di notte, con due colpi d’arma da fuoco. La sua colpa? La difesa del fiume Gualcarque, in Honduras, minacciato dal progetto di una diga. Un bacino idrico che avrebbe privato dell’acqua potabile migliaia di persone.

La maggior parte degli assassini è avvenuta però in Brasile. La Foresta Amazzonica, il polmone verde del mondo, scompare lentamente sotto i colpi dell’accetta e del fuoco. A evitare la distruzione completa ci sono solo gli uomini e le donne dei villaggi locali, che la difendono con le unghie e con i denti. E che sempre più spesso muoiono nella lotta. È il caso di Isídio Antonio Pereira da Silva , massacrato pochi giorni prima di Natale, lo scorso anno. Purtroppo non è stato il solo: altre 49 persone sono state ammazzate nel Paese sudamericano, nel 2015.

Le storie da raccontare sarebbero tante e sono tutte importanti . Meriterebbero molto di più di un report o di un semplice post sul web. Meriterebbero, almeno che ce ne ricordassimo, che ne facessimo memoria. Che ricordassimo, ogni giorno, che mentre noi contribuiamo alla distruzione dell’ambiente, ci sono persone che danno la propria vita per difenderlo.

Foto: Ken Teegardin on Flickr

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here