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Traffico illecito di rifiuti: sgominata banda nel modenese, usava come copertura due Onlus

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La copertura erano due Onlus con finalità di solidarietà verso i popoli africani. Così, la banda poteva trasportare rifiuti speciali dall’Italia, all’Africa. È questo quanto denunciato dalla Guardia di Finanza che è riuscita a smantellare un perfetto sistema di traffico illecito di rifiuti.

Quattro arresti domiciliari, 41 denunce, quattro siti di stoccaggio e veicoli sequestrati. È questo il bilancio di “Clean up”, l’operazione condotta dalla Guardia di Finanza, che ha portato a smantellare un’organizzazione deputata al traffico illecito di rifiuti pericolosi dall’Italia, all’Africa.

La banda, con sede nel Modenese e operativa in diverse zone d’Italia, usava come copertura due Onlus con finalità di solidarietà verso i popoli africani. Così, trasportatori, spedizionieri doganali, facchini e gruisti, avvalendosi delle proprie strutture aziendali, spedivano in Africa rifiuti pericolosi, opportunamente stipati all’interno di container.

I siti di stoccaggio (quattro) erano collocati principalmente nel modenese. Lì, gli incaricati sversavano materiali tecnologici obsoleti, batterie esauste per veicoli, estintori e pneumatici. Questi rifiuti, poi, venivano caricati sui container e imbarcati nel porto di Genova con come principali destinazioni Ghana e Nigeria.

L’operazione che ha permesso alla Guardia di Finanza di smascherare l’intera organizzazione è stata avviata nel 2012 e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna.

Secondo uno studio del Programma Ambiente della Nazioni Unite, inoltre, solo un terzo di questa merce era diretta al recupero e al riciclaggio, mentre la maggior parte – dopo aver viaggiato tra i materiali legittimi per sfuggire ai controlli doganali – sarebbe finita in discariche non controllate, miniere abbandonate e cave di ghiaia.

Sembra che l’organizzazione fornisse un vero e proprio servizio “su misura” per il cliente, posizionando i container vuoti nelle località indicate dai committenti e provvedendo poi al successivo ritiro. Le operazioni venivano fatte di notte nei fine settimana, per evitare sospetti.

Oltre che nel Modenese, base dell’organizzazione, le operazioni venivano condotte anche a Bologna, Reggio Emilia, Ferrara, Ravenna, Piacenza e Forlì-Cesena, estendendosi poi in altre regioni: dalla Lombardia al Veneto, dal Piemonte al Lazio.

Qual era il ruolo delle Onlus coinvolte?

Secondo quanto scoperto dagli investigatori, le Onlus, create appositamente per garantire una copertura al traffico illecito, si occupavano di emettere fatture pro-forma che potessero giustificare le esportazioni. I rifiuti venivano fatti passare, infatti, come beni caritatevoli.

Si stima che la banda fosse in grado di far partire circa 50 container al mese. Una sola delle Onlus individuate avrebbe effettuato oltre mille spedizioni tra il 2010 e il 2013. Le accuse, ancora da confermare, vanno dall’associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti speciali a gestione di discariche abusive di rifiuti speciali e pericolosi.

Fonte

(Foto: mikecogh)

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