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World Water Day

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Oggi,  Giornata mondiale dell’acqua, è un appuntamento per fare il punto sulla situazione delle risorse idriche del pianeta e in generale del modo in cui utilizziamo l’oro blu.  L’acqua è presente in tutto il nostro pianeta, tutto è composto di acqua e noi stessi lo siamo.

Quest’anno il tema della Giornata collega l’acqua alla sicurezza alimentare. Se noi pensiamo che il 70% dell’acqua viene utilizzato per irrigare i campi, i quali producono il 40% del cibo a livello globale, che per produrre un kilo di grano abbiamo la necessita di utilizzare 1500 litri di acqua, ma che per produrre un kilo di carne ce ne necessitano 10 volte di più, arriviamo alla conclusione del problema gravissimo che si sta stagliando all’orizzonte;  l’incremento dell’uso di carne nella dieta alimentare di milioni di persone e la scarsità delle risorse idriche. Alcuni giorni fa si è tenuta la Giornata Internazionale Senza Carne, il 20 Marzo, il MeatOutDay si proponeva come occasione per far riflettere l’opinione pubblica mondiale su tematiche importanti legate all’alimentazione, l’etica e le ricadute ambientali che un eccessivo consumo di carne può provocare, ribadite anche dai principali esponenti di organizzazioni internazionali come ONU  e  FAO.

In base a dati forniti dalle Nazioni Unite, nei prossimi anni il consumo della carne è destinato ad aumentare; tutto questo implica non solo che la produzione cerealicola dovrà essere destinata in gran parte al bestiame ma che proprio il consumo di acqua andrà ad incrementarsi notevolmente. Su questo eccessivo uso di acqua di va ad aggiungere un ulteriore consumo dovuto ai biocarburanti, il mais e la colza che verranno coltivati in numero sempre maggiore per sopperire a questa necessità di energie alternative.  

L’impatto ambientale sui consumi, sul nostro stile di vita e sulle produzioni ci porta alla consapevolezza di come il nostro bene primario per eccellenza stia sempre più scarseggiando, calcolare quanta acqua consumiamo diventa prioritario per gestirne l’utilizzo e la conservazione. Introduciamo quindi il termine  “water footprint”, l’impronta dell’uso dell’acqua, calcolato sulle nazioni, sulle industrie e sui singoli cittadini. Un recente studio di Hoekstra ha fissato in 1385 metri cubi (un metro cubo è pari a 1000 litri d’acqua) l’anno l’impronta ecologica procapite media, con gli Stati Uniti a 2842 e l’Italia non molto distante a 2332. Noi stessi possiamo calcolare il nostro consumo di acqua e cercare di ridurne l’impronta. Per esempio, scrive Pierangelo Soldavini sull’inserto Nòva del Sole 24 ore di domenica 18 marzo 2012 “un litro d’acqua del rubinetto è pari a un’impronta di un litro, ma un litro d’acqua in bottiglia, tra macchinari, distribuzione e bottiglia, di litri ne consuma 5

L’Italia insieme alla Germania e al Giappone sono tra i maggiori paesi “assetati”.

Anche la guerra significa un grande consumo di acqua . Scrive Emanuele Giordana su Terra: “In Afghanistan le truppe consumano circa 1,5 milioni di ettolitri d’acqua l’anno. Se foste un produttore di minerale, gasata o naturale, l’ultima cosa che vorreste è la fine del conflitto. Vi raccontiamo come anche un semplice e innocente litro d’oro blu contribuisce al business della guerra. … Potreste immaginare che una guerra, oltre che di sangue e sudore, dolore e miseria, è fatta anche di acqua? Per lo più minerale e imbottigliata? Eppure anche il limpido, chiaro, innocente e non sempre gratuito liquido trasparente che simbolicamente rappresenta l’essenza stessa della vita (se è vero che il nostro corpo è fatto d’acqua al 70%) è una parte fondamentale della guerra”.

Responsabilizziamo noi stessi nell’uso intelligente dell’acqua, e questo rappresenta già un piccolo passo.

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