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“Vuoto a rendere” per plastica e vetro presto anche in Italia

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Via libera della VIII Commissione Ambiente, Territorio e Lavori pubblici della Camera al Collegato Ambiente, legato alla Legge di Stabilità 2014. Tra le altre norme, anche il “Vuoto a rendere”, che consente di restituire ai negozi gli imballaggi, avendo in cambio sconti o punti.

Nel Collegato Ambientale sono stati accolti e votati positivamente, tra gli altri, sette articoli fortemente voluti dal M5S. Questo quanto comunicato in una nota dello stesso Movimento 5 Stelle che continua illustrando alcuni dei punti fondamentali inseriti all’interno del provvedimento: “Innanzitutto gli imballaggi: entro sei mesi il governo dovrà predisporre la sperimentazione per il vuoto a rendere per il vetro (acque minerali e birra) negli esercizi commerciali pubblici. Un piccolo passo verso la riduzione dei rifiuti e il riutilizzo dei contenitori”.

Il “vuoto a rendere” è una prassi che esisteva anche in Italia, poi abbandonata. La proposta di legge che vorrebbe reintegrarla ha come prima firma quella del deputato grillino Stefano Vignaroli.

Questa pratica potrebbe consentire di risparmiare in materie prime, denaro ed energia. I contenitori, infatti, non diventando rifiuto, non devono essere sottoposti a differenziazione, ma solo a sterilizzazione. Procedimento che richiede il 60% di energia in meno rispetto a quella necessaria per la creazione di un nuovo contenitore.

Il meccanismo, nello specifico, lo spiega proprio Stefano Vignaroli, sul suo sito ufficiale: “Con il vuoto a rendere, si prevede una cauzione versata al momento dell’acquisto di un prodotto come una bevanda o altro, contenuta in un contenitore di vetro, alluminio o plastica. La cauzione viene poi restituita al consumatore nel momento in cui costui rende il contenitore vuoto al venditore”.

Un contenitore che può essere riutilizzato, senza diventare rifiuto. Si stima che la percentuale di resa al produttore sia tra l’80 e il 90%. Il deposito cauzionale è infatti il mezzo più efficace per favorire la restituzione dei contenitori.

Continua a spiegare Vignaroli che: “La legge prevede un obbligo iniziale per i produttori di imballaggi, potenzialmente riutilizzabili, di destinare almeno il 20% dei propri imballi prodotti alla filiera virtuosa del riutilizzo che si andrà a costituire. Tale percentuale sarà incrementabile nel tempo”.

Il provvedimento prevede che il governo avvii la sperimentazione entro sei mesi. Per le utenze commerciali coinvolte saranno previste inoltre delle agevolazioni fiscali. In caso di inadempienza, invece, una maggiorazione sulla tariffa rifiuti.

Quello del “vuoto a rendere” è un sistema già adottato da diversi Paesi, europei e non. Un esempio lampante è quello della Germania.

Il sistema tedesco, negli anni, si è rivelato una scelta vincente. Innanzitutto, la bottiglia vuota viene riportata dove la si è acquistata, un vantaggio per le aziende se letto in un’ottica di fidelizzazione del cliente; nel negozio è presente una macchinetta che ne legge il codice a barre e che, in cambio, consegna uno scontrino con il valore di ogni involucro (generalmente dai 15 ai 25 centesimi a bottiglia), successivamente scontato alla cassa.

Il vuoto a rendere non vale solo per le bottiglie di plastica, ma anche per quelle di vetro. Un sistema che può scatenare anche processi virtuosi. A Berlino, ad esempio, non è raro vedere bottiglie di vetro abbandonate in punti specifici della città. Vengono lasciate lì affinché le persone più bisognose possano raccoglierle e avere una sorta di guadagno alla loro restituzione.

In Italia, sembra che si stia già lavorando per reintrodurre l’iniziativa a Roma. Questo almeno quanto previsto da una delibera presentata a settembre e firmata da Dario Nanni, consigliere della città. Sembra infatti che Nanni abbia già avviato i primi confronti con le catene di distribuzione.

(Foto: Arlington County)