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Massacro di elefanti in Kenya

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Alcuni giorni fa abbiamo accolto la notizia dell’intenzione del governo keniota di puntare sulla loro prima centrale nucleare, una centrale, a loro avviso, indispensabile ad andar incontro alla crescente necessità di approvvigionamento elettrico. Il Kenya dovrebbe invece sfruttare il suo enorme potenziale di risorse rinnovabili, attraverso sistemi come la geotermia, l’eolico e il solare. Per ora la decisione in ogni caso non è definitiva. In queste ultime ore arriva invece un nuovo appello, sempre dal Kenya, la scrittrice Kuki Gallmann, chiede aiuto per fermare i bracconieri che stanno cacciando all’interno delle sue riserve elefanti, per  impadronirsi delle loro splendide zanne d’avorio e andare ad alimentare il mercato nero. Appiccano il fuoco alla vegetazione per far fuggire i pachidermi e poi massacrarli a colpi di kalashnikov. Una situazione drammatica alla quale sta facendo fronte una donna perseverante, insieme alla figlia e al suo team, che cerca di difendere, con tutte le forze, gli animali, la vegetazione, le tribù che ha imparato a conoscere e con le quali convive da più di quarant’anni. La riserva dove lei vive e dove ci sono questi elefanti si chiama Ol ari Nyiro, che significa il posto della primavera, è un luogo magico, gestito dalla Gallmann’s Memorial Foundation, è un ranch di 100mila acri che si trova nella regione di Laikipia nella parte nord del Kenya. Ci vivono elefanti e rinoceronti neri. Ci sono i nidi di oltre 400 specie di uccelli. Bisonti, zebre, ghepardi, leopardi, leoni, oltre 2,350 differenti specie e sottospecie di piante. Un luogo dove per anni, in seguito alla creazione della fondazione, ha regnato tranquillità e pace per tutti gli animali all’interno della riserva. Ho avuto modo in questi anni di leggere i romanzi della Gallmann, mi hanno emozionato, commosso. Ho amato il suo modo di vivere l’Africa, il suo modo di integrarsi, in qualche viaggio fatto ho apprezzato i colori che lei descrive nei suoi romanzi, romanzi che parlano della sua vita, delle sue perdite, di dolori, e di come l’amore per l’Africa l’abbia talmente conquistata da mettersi in prima linea per la tutela delle specie animali. Quello che sta succedendo adesso sfugge dal controllo ed è causato dalla necessità umana di sopravvivere e guadagnare. Le zanne degli elefanti così come i corni dei rinoceronti sono richiesti, pagati e le tribù ne hanno bisogno. Così uccidono. Il vento secco di questo periodo inoltre aiuta la propagazione degli incendi, e si spera possa piovere quanto prima. Hanno ucciso decine e decine di elefanti. E adesso ne restano troppo pochi. E’ per quei pochi che Kuki ha deciso di lanciare il suo appello oltre i confini del Paese che abita e di cui si sente parte. Negli anni ha creato un gruppo formato da 50 guardie qualificate guidate da Andy Marshall, capo della sicurezza ed ex Sas. I confini della proprietà sono difficili da gestire.  E pensare che nello Zimbabwe  ci sono più di 5 tonnellate di avorio stoccate che  valgono più di un miliardo di dollari, si calcola che mettendoli nel mercato si andrebbe a disinticintivare il mercato nero dedito al bracconaggio. Fra l’altro i guardia parchi hanno la licenza di uccidere a vista i bracconieri, i quali nel caso in cui venissero catturati sarebbero condannati a 25 anni di detenzione, cosa che in una prigione africana corrisponde a morte certa, prima della scadenza della pena…nemmeno questa certezza distogli i bracconieri dal loro massacro!!!!

 

 

Agnese Tondelli

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