La tracciabilità dei rifiuti in Italia resta un mistero

Chissà quanti di noi italiani brava gente si impegna a  fare la raccolta differenziata dei rifiuti. Chissà quanti sono sicuri che poi il ciclo dei rifiuti venga rispettato e vengano riciclate a dovere. Per ciò che riguarda questi e soprattutto i rifiuti maggiormente dannosi, industriali e tossici, è stato creato  il Sistri, cioè il come Sistema di controllo informatico della tracciabilità dei rifiuti, dal ministero della ex-ministro Prestigiacomo. Un complesso sistema di rilevatori satellitari e apparati vari,  che consentirebbe di monitorare gli spostamenti dei rifiuti speciali, anche tossico nocivi, dal produttore alla discarica o all’impianto di recupero.

Il sistema sarebbe funzionato obbligando ogni impresa produttrice di rifiuti, ogni trasportatore di rifiuti ed ogni impianto, all’utilizzo di rilevatori satellitari, “black boxes”, da posizionare su ogni veicolo.

L’obiettivo la creazione di un sistema che consente di sapere in tempo reale da dove parte un camion di rifiuti, cosa trasporta, quali strade percorre e dove consegna il suo carico. Tutto perfetto. Peccato non abbia mai funzionato. Peccato che il sistema era così complesso e tecnologicamente lacunoso da arenarsi di fronte alle mille variabili testate. Una volta tanto le rimostranze delle imprese sono state fondate e concrete.

La Prestigiacomo nel 2011, disse a gran voce, quasi a giustificare l’ennesima proroga: “abolire il Sistri equivale a fare un regalo alle ecomafie”.

Eccoci alle ultime di questi giorni, il decreto legge 83 entrato in vigore il 26 giugno 2012, a pochi giorni dalla naturale scadenza dell’ultima proroga (che tristezza…), accantonerà per oltre un anno questo sciagurato progetto

In effetti è davvero paradossale la convinzione o anche solo la speranza che  aveva il ministro dell’Ambiente quando credeva che i signori criminali che gestiscono il traffico illecito dei rifiuti, per i loro sporchi e sudici affari, si sarebbero mai serviti dei camion con i localizzatori satellitari del Ministero. Per trasportare illegalmente terre inquinate da cromo esavalente o qualsiasi altra porcata che la nostra tecnologia ci lascia a volte in regalo, secondo voi, le cosiddette ecomafie avrebbero utilizzato camion normali, o camion iscritti ufficialmente al Sistri e quindi magari tracciabili? Sarebbe come chiedere a un corriere internazionale di droga e armi la dichiarazione di quanto trasporta.

Eppure i giornali, alcuni almeno in buona fede spero, in questi ultimi mesi hanno ribaltato la frase del nostro ex Ministro paladino della lotta alla mafia… e della tutela ambientale.

L’unico regalo che il Sistri ha fatto, a mio parere, è stato quello di consentire la produzione, la vendita e la distribuzione di apparecchiature per migliaia di imprese. Questo è il vero regalo. Ora stiamo a vedere se questo inutile ulteriore meccanismo burocratico succhia soldi, verrà messo definitivamente in panchina: non è mai detto.

 

tratto da “il Fatto Quotidiano”

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Gino Favola

Laureato in Scienze Politiche, da sempre sono stato appassionato dai temi della tutela dell'ambiente e della sostenibilità. Da sempre convinto che l'economia debba essere ricondotta sotto le leggi della società civile, mi sono interessato a letture come quelle di Tiziano Terzani, Simone Perotti, Michael Pollan. Mi occupo nello specifico della sezione " ecoreati" per dare uno strumento in più, una sentinella attiva nel territorio, che da voce a tutte le segnalazioni dei nostri lettori che condividono con noi la sensibilità per la difesa dell'ambiente e della natura.

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