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Il Belgio dice definitivamente addio al carbone

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Il Belgio diventa il settimo Paese dell’Europa a dire definitivamente no al carbone. Spento anche l’ultimo impianto, Langerlo, che sarà convertito a centrale a biomasse.

Lo scorso 30 marzo, il Belgio ha bruciato l’ultimo pezzo di carbone, spegnendo l’impianto di Langerlo, vicino Genk. Un gesto che ha segnato la rinuncia definitiva da parte del Paese all’utilizzo di energia prodotta da carbone.

Nel 1994, questa fonte copriva ancora il 27% della produzione elettrica del Belgio. Con la chiusura dell’ultimo impianto, il Paese è diventato il settimo Stato membro dell’Unione Europea a smettere di produrre energia dal carbone. Prima di lui, Cipro, Estonia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo e Malta. Recentemente, anche la Scozia ha abbandonato l’uso di combustibili fossili, dismettendo Longannet, un impianto attivo da 46 anni. Il Portogallo dovrebbe dare lo stop nel 2020, Gran Bretagna e Austria nel 2025, per la Finlandia bisognerà attendere ancora un po’.

Il destino della centrale di Langerlo sembra essere stato deciso: sarà riconvertita a biomassa, una tendenza comune nell’Ue, che nel 2015 ha prodotto circa un terzo della sua elettricità da fonti rinnovabili.

La fine dell’uso dell’energia prodotta dal carbone segna un passo significativo nella inevitabile transizione che abbandona i carburanti fossili” ha commentato Joanna Flisowska dell’organizzazione ambientalista CAN Europe. Secondo l’organizzazione, la chiusura dell’impianto belga consentirà al Paese di tagliare 2 milioni di tonnellate di emissioni climalteranti l’anno, cioè l’1% del totale.

La decisione del Belgio è la conferma di una tendenza, quella della rinuncia al carbone, che dimostra la fine di questa industria. Purtroppo, però, in Europa non tutte le realtà riescono ancora a cavalcare l’onda del cambiamento. In Germania, ad esempio, il 40% dell’energia prodotta viene dal carbone. Addirittura l’85% in Polonia. Seguono Repubblica Ceca e Gran Bretagna.




Secondo lo studio condotto dall’Oeko Institut, la produzione di energia elettrica da lignite e carbone pesante nell’Ue dal 2010 al 2015 è rimasta pressoché invariata, pesando su circa tre quarti delle emissioni di gas serra del settore.

Negli ultimi cinque anni in Europa, ciò che è diminuito di più è stato l’utilizzo del gas.

David Ritter, autore leader dello studio dell’Oeko Institut, spiega: “La produzione di elettricità generata dal carbone negli ultimi cinque anni fondamentalmente non è cambiata. Esistono però delle differenze fra gli Stati membri: quasi la metà della produzione di elettricità da lignite è in Germania, mentre Gran Bretagna, Germania e Polonia insieme generano oltre la metà di quella generata da carbone pesante in Europa”. La conclusione è che “se questi Paesi producessero meno energia elettrica da fonti fossili, ci sarebbe un impatto sostanziale sul bilancio Ue dei gas serra“.

E l’Italia?

L’Italia è ancora indietro. Lo scorso anno, il Wwf ha condiviso un dossier in cui spiegava come nel nostro Paese, al dicembre 2014, fossero ancora 13 le centrali a carbone funzionanti, impegnate a soddisfare quasi il 14% del fabbisogno elettrico complessivo del Paese, con una produzione di 45mila GWh.

Un contributo piuttosto modesto, dunque, di cui si potrebbe fare completamente a meno, puntando invece sulle rinnovabili.

(Foto)

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