Home Ambiente Riscaldamento globale: a rischio l’approvvigionamento di acqua, anche in Italia

Riscaldamento globale: a rischio l’approvvigionamento di acqua, anche in Italia

524
0
CONDIVIDI

Non solo ulivi e viti coltivati anche in posti impensabili prima d’ora, tra le vette delle Alpi per intenderci, il riscaldamento globale rischia di rendere ancora più difficile l’approvvigionamento di acqua. Anche in Italia.

È questo l’allarme lanciato dai ricercatori della Columbia University: dalla California al Caucaso, passando per l’Italia, il riscaldamento globale metterà a rischio 97 bacini idrografici. Colpa della neve invernale che non c’è e che costituisce un bacino di acqua da cui circa due miliardi di persone nell’emisfero Nord attingono.

La neve, infatti, è un’importante fonte stagionale di acqua che raggiunge le persone e le terre agricole in primavera e in estate, quando c’è maggiore domanda di risorse idriche.

Con il riscaldamento globale, fanno sapere gli esperti, le precipitazioni invernali nevose diminuiscono, mentre aumentano quelle piovose. Fattori che portano a una riduzione degli  accumuli di neve che poi, nella bella stagione, si sciolgono e scorrono a valle.

Come spiega Justin Mankin, autore della ricerca, “le conseguenze della riduzione dei manti nevosi non sono uguali dappertutto, variano anche in base a dove e quando le persone hanno bisogno d’acqua“, e continua “in molti luoghi i gestori idrici dovranno prepararsi a un mondo in cui le riserve nevose non esisteranno più“.




E all’interno di questa situazione non rosea, ci siamo anche noi: dei 97 bacini idrografici a rischio, i ricercatori ne hanno individuati 32 dove lo scioglimento delle nevi fornisce una quota fondamentale dell’acqua necessaria a 1,45 miliardi di persone. Tra le aree interessate, che vanno dalla California e dal Messico al Marocco e al Caucaso, c’è ovviamente anche l’Europa, tra cui Portogallo, Spagna, Francia meridionale, Balcani e Italia orientale.

Se da un lato il riscaldamento globale renderà ancora più difficile l’approvvigionamento di acqua, dall’altro, però, determinerà la scomparsa di alcune città. Secondo l’organizzazione indipendente americana Climate Central, infatti, se le nostre emissioni dannose dovessero rimanere esattamente al livello odierno, le temperature terrestri potrebbero crescere di 4 °C da qui al 2100. Una situazione che potrebbe portare a un innalzamento del livello dei mari di 4,3-9,9 metri e alla distruzione di numerose zone costiere.

Non c’è più tempo, quindi, è necessario prendere provvedimenti immediatamente, per evitare l’esaurimento delle risorse terrestri e il verificarsi di scenari catastrofici. Gli occhi non possono che essere puntati sulla Conferenza sul Clima (COP21) che si terrà a Parigi questo dicembre.

(Foto: Roman Boed)

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here