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Porto Tolle, tumori e disastri ambientali: battute conclusive per il processo contro Enel

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Enel, disastri ambientali e centrali che causano tumori: ultimi aggiornamenti nella vicenda di Porto Tolle.

Non molto tempo fa vi avevamo raccontato la storia di Porto Tolle. Porto Tolle è un piccolo comune italiano in provincia di Rovigo, dove si trova una centrale a carbone, accusata di essere la causa di tumori e morte.

Abbiamo visto, ripercorrendo le diverse fasi di indagini e analisi di percentuali di tumore, come nel giro di 10 anni il tasso di mortalità sia cresciuto in maniera esponenziale. Per questo, Enel, proprietaria della centrale, è stata coinvolta in un processo, chiamato “Enel bis”, per disastro ambientale.

In questi giorni, sono arrivati alcuni aggiornamenti inerenti alla situazione processuale.

Il pm che si sta occupando della questione, Emanuela Fasolato, ha da poco depositato le richieste di pena per 10 funzionari Enel. Nello specifico, gli ex vertici e l’attuale ad di Enel sarebbero accusati di disastro ambientale per l’omessa installazione di apparecchi che avrebbero potuto impedire il deterioramento dell’ambiente circostante e l’aumento delle malattie respiratorie nei bambini.

Gli anni di carcere richiesti per le persone accusate vanno da 7 a 2 anni e mezzo, con in più l’interdizione dai pubblici uffici. In particolare, si legge: “Per Franco Tatò richiesti 7 anni di reclusione e interdizione perpetua dai pubblici uffici; per Paolo Scaroni 5 anni e 3 mesi, e interdizione perpetua. Per Fulvio Contirichiesti 3 anni, più 5 di interdizione. Protesio, Arrighi, Fontecedro, Inesi: 4 anni di reclusione e tre di interdizione dai pubblici uffici. Zanatta: 2 anni e 6 mesi. Estinzione per intervenuta prescrizione per i restanti reati ascritti a Busatto, Tatò, Scaroni e Zanatta”.

Nel processo il ministero dell’Ambiente e quello della Salute si sono costituiti parte civile tramite l’avvocatura distrettuale di Venezia che ha valutato anche i danni economici per lo Stato. Danni che, come abbiamo visto, sono stati stimati intorno ai 3,6 miliardi di euro.

Il processo, lo ricordiamo, è scaturito per dei reati ambientali connessi al funzionamento della centrale, che, si legge su Il Fatto Quotidiano, “si è concluso con l’accertamento delle responsabilità dei direttori dell’impianto e degli amministratori di Enel spa dell’epoca, Paolo Scaroni e Franco Tatò, confermata in Cassazione nel 2011, quando i reati erano ormai prescritti e restavano solo le conseguenze patrimoniali che la corte d’Appello di Venezia sta quantificando”.

Qual è la posizione di Enel in tutto questo?

Il colosso energetico, attraverso il suo collegio di difesa, ha diramato una nota in cui dichiara di considerare le richieste dell’accusa prive di qualsiasi fondamento e razionalità.

Secondo Enell’intera requisitoria muove dal presupposto che la legge sui limiti di emissione che regolava l’esercizio della centrale non avesse alcuna rilevanza. Il pm, non potendo superare il dato fattuale che Enel, nell’esercizio della centrale ha sempre rispettato la legge, addirittura si spinge a ignorare quelle leggi e dunque tutte le autorità dello Stato che nel tempo hanno approvato e confermato leggi e decreti autorizzativi”.

La società afferma che l’impianto di Porto Tolle avrebbe sempre rispettato la normativa sulle emissioni e che negli anni non ci sarebbe stato alcun dato reale che avesse dato preoccupazione per la qualità dell’aria o la salute dei cittadini.

Infine, si legge ancora che sulle “presunte violazioni delle emissioni del DM 12.7.1990 va sottolineato che tale DM prevedeva delle specifiche deroghe, totalmente rispettate dal Gruppo. Inoltre con una legge del 2003 non solo per Enel ma anche per altri operatori era stata prevista una deroga alle emissioni. A valle di ciò venne anche stabilito un piano transitorio per la centrale di Porto Tolle approvato dal Ministero Attività Produttive, Ministero dell’Ambiente e dalla Regione Veneto con provvedimento interministeriale che è sempre stato rigorosamente rispettato da Enel”.

Nel frattempo, le famiglie delle persone morte e coloro che lottano contro i tumori rimangono in attesa di giustizia.

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