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Malagrotta come la “Terra dei Fuochi”. Fantasmi e discariche alle porte di Roma

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Ricordate la Terra dei Fuochi? La zona compresa tra le province di Napoli e Caserta dove il traffico illecito di rifiuti perpetrato per anni si è trasformato in cancro e morte?

Bene, in questi giorni si sta parlando molto anche di un’altra zona che è stata paragonata alla terra dei fuochi: Malagrotta, situata alle porte di Roma.

Ad attirare l’attenzione su questi luoghi, un deputato del M5S che, accogliendo le richieste di alcuni cittadini allarmati da quanto stava succedendo, si è recato sul posto per verificare e fotografare una situazione definita allarmante.

Ricordiamo che Il territorio di Malagrotta è caratterizzato da un’elevata concentrazione di impianti industriali, quali la raffineria di Roma, il gassificatore, l’inceneritore dei rifiuti ospedalieri dell’AMA, e il “complesso impiantistico di Malagrotta” che è costituito da una discarica per rifiuti urbani al quale sono connessi due impianti per il Trattamento Meccanico Biologico dei rifiuti e cave per l’estrazione di materiali da costruzione.

Le immagini – spiega il parlamentare del Movimento Cinque Stelle – mostrano i rifiuti speciali e pericolosi che sono stati abbandonati in strada nei pressi dell’inceneritore speciale. Si capisce che sono stati trasportati dall’acqua sui campi coltivati. Si dovrà buttare tutto”.

I rifiuti speciali a cui ci si riferisce il deputato sarebbero rifiuti ospedalieri: sacche di sangue, siringhe sporche, garze, bidoni e altri materiali irriconoscibili.

La fuoriuscita di questi materiali sarebbe stata causata dalle alluvioni che hanno afflitto Roma e il Lazio in questi giorni e che hanno portato ad allagamenti e altri danni ambientali.

Il fiume d’acqua formatosi a seguito delle piogge avrebbe quindi trasportato in giro questi rifiuti. Secondo il deputato del M5S, molti sarebbero finiti in un torrente che sfocia nel Tevere. A questi, inoltre, si sarebbero aggiunti anche i materiali provenienti dalla raffineria vicina.

inquinamento

Su Il Corriere si legge che “l’assessore all’ambiente dell’XI Municipio ha lanciato l’allarme per una presunta fuoriuscita di petrolio a Ponte Malnome e per questo il minisindaco, anche per la vicinanza della discarica di Malagrotta, chiederà una verifica alla Asl e all’Arpa per verificare la salubrità della zona”.

Ancora, l’assessore all’Ambiente del comune di Roma, Estella Marino, avrebbe effettuato un sopralluogo nella zona, accompagnata dai comandanti dei Gruppi XI e XII della Polizia Locale, i presidenti dei Municipi XI e XII e l’Arpa. Dopo il sopralluogo, la polizia locale avrebbe disposto il sequestro delle aree nella zona di via di Ponte Malnome, dove, a seguito dell’ondata che ha interessato lo stabilimento Ama e la vicina raffineria, si è verificato lo sversamento di idrocarburi e di alcuni rifiuti.

L’Ama, la municipalizzata che si occupa della raccolta dei rifiuti di Roma, avrebbe però smentito tutto, precisando che dalla discarica di Malagrotta non sarebbero mai andati dispersi nelle campagne rifiuti sanitari pericolosi a causa del maltempo, come invece è stato denunciato.

L’azienda avrebbe così dato una sua ricostruzione dei fatti, spiegando che, a seguito dell’esondazione del Rio Galeria, la struttura dove vengono stoccati anche i rifiuti ospedalieri si sarebbe allagata, è vero, ma senza versare mai materiali (che sono rimasti sempre imballati, precisa l’Ama) al di fuori dell’area recintata.

Solo ulteriori indagini potranno fare luce su una situazione che, se si dovesse prospettare grave quanto ciò che è stato denunciato, potrebbe portare a un vero e proprio scempio ambientale, con conseguenze preoccupanti.


Sulla vicenda rifiuti è intervenuto anche il vicesindaco Luigi Nieri che si è detto preoccupato sulla situazione di Malagrotta, anche dal punto di vista sanitario.

La situazione di Malagrotta, però, è più complessa di quanto possa sembrare.

Ama e «Raffineria di Roma», infatti, sarebbero finite in un fascicolo di inchiesta che indaga su quattro omicidi colposi per l’inquinamento della falda acquifera sottostante la discarica situata in quelle zone.

La procura di Roma ha unificato due inchieste separate, quella per omicidio e quella per inquinamento, in un’unica indagine parallela a quella sul “sistema rifiuti”.

Secondo il capo d’imputazione relativo all’omicidio, si legge in un articolo pubblicato da Il Tempo,  le aziende avrebbero, “nelle loro rispettive qualifiche di legali rappresentanti di opifici industriali insistenti nell’area di Malagrotta, anche in concorso ovvero cooperazione colposa con altre persone, contaminato i terreni e falde acquifere circostanti e sottostanti l’area interessata – tra l’altro – dalla Raffineria di Roma spa e dall’impianto di incenerimento di rifiuti ospedalieri e farmaci scaduti dell’Ama, corresponsabili delle emissioni inquinanti da cui derivavano la morte e le lesioni in danno di soggetti residenti o comunque operanti nella medesima zona”.

Un situazione complicata, che riguarderebbe una cattiva gestione di rifiuti speciali, perpetrata per anni ai danni dei cittadini di quelle zone, quindi non solo legata a uno sversamento casuale provocato dalle esondazioni di questi giorni.

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(Foto in evidenza: Ropable; foto interna: Andy Shustykevych)

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