Home Energia Le energie rinnovabili? Nel futuro funzioneranno come internet. Ecco perché

Le energie rinnovabili? Nel futuro funzioneranno come internet. Ecco perché

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Si chiamano smart grid, griglie intelligenti, perché creano collegamenti e nodi d’interscambio tra le case, che hanno bisogno di energia, le centrali di produzione e le infrastrutture presenti sul territorio. Come riassumevamo qualche tempo fa, le smart grid permettono di gestire in maniera intelligente la distribuzione di un’energia prodotta in modo sempre meno centralizzato.

In questo settore, il progetto più all’avanguardia è condotto da un team di ricercatori quasi completamente italiano, anche se ha sede a Losanna, in Svizzera, presso l’EPFL, il politecnico federale: il progetto si chiama DESL,  Distribuited Electrical System Laboratory, e ha come obiettivo proprio quello di dotare il campus – una vera e propria “cittadina” di 10mila abitanti – di una smart grid all’avanguardia. Un vero e proprio modello per il futuro delle energie rinnovabili, che un giorno potrebbe essere esportato ovunque nel mondo.

A spiegare il progetto è Mario Paolone, ex ricercatore dell’Università di Bologna, che oggi guida il DESL di Losanna: “Il sistema di produzione elettrica attuale ha una struttura che è quasi immutata da decenni. Ogni paese ha un numero ristretto di luoghi di produzione – come le centrali nucleari, idroelettriche, a gas o carbone – connessi a una rete di migliaia di chilometri che porta l’elettricità ai destinatari”. Un sistema che ha fatto il suo tempo e che presenta una serie di punti deboli notevoli: inquinamento e deturpamento dell’ambiente, dispersione di corrente, difficoltà di “comunicazione” con le centrali che producono energie rinnovabili.

La sfida dei ricercatori si raccoglie soprattutto in quest’ultimo punto: “Serve una sorta sistema operativo che metta in comunicazione la rete elettrica con i sistemi di produzione e accumulo di energia prodotta localmente. Pensiamo al Tomtom in un auto: sa dirci come andare da un posto all’altro ma non sa fare il pilota automatico, perché non sa schivare ostacoli e pedoni. La rete elettrica con tante fonti rinnovabili ha lo stesso limite: non sa come reagire al passaggio di una nuvola né capire quando immagazzinare l’energia. Noi dobbiamo insegnarglielo”. I ricercatori stanno quindi cercando di operare una sorta di “decentralizzazione” dell’energia, con sistemi produttivi presenti a ogni angolo di strada e in ogni quartiere. Una vera e proprio rete, che simula il funzionamento di internet: “L’utilizzo dell’elettricità sarà molto più simile all’uso che facciamo di internet. Quando usiamo Facebook, le mail o Twitter non sappiamo dove sono salvate le nostre foto o i nostri tweet né dove è posizionato il server che li rende disponibili a tutti. È in rete, e questo ci basta. La stessa cosa probabilmente avverrà per l’elettricità”.


Di internet, il sistema adotta anche la filosofia: oltre a connettere i sistemi e le tecnologie, punta a mettere in comunicazione anche gli utenti, tra loro e con i fornitori di energia. Ai consumatori sarà data la possibilità di prendere parte all’ottimizzazione delle operazioni di erogazione di elettricità. Inoltre, agli utenti saranno fornite maggiori informazioni sul funzionamento dei sistemi, per aumentare la trasparenza del settore e permettere loro di scegliere consapevolmente quale fonte energetica sfruttare.

L’obiettivo finale è quello di integrare perfettamente le due reti, quella tradizionale e quella da fonti sostenibili, in maniera tale che l’intero campus possa sfruttare energia rinnovabile al 100% delle proprie esigenze. I problemi, ovviamente, non mancano. Il principale è quello dell’immagazzinamento di energia e dei cali di tensione inevitabili di notte o in condizioni meteo poco favorevoli: “L’energia solare è intermittente e difficile da immagazzinare. Basta il passaggio di una nuvola perché l’intensità dell’energia crolli del 60% in pochi secondi: la rete esistente non è stata pensata per avere questi scompensi”.

Per ovviare a questo problema, il 18 agosto arriverà nel campus un oggetto altamente tecnologico dalla Germania, prodotto appositamente dall’azienda svizzera Leclanché. Grande quanto un container di 12 metri, si tratta di una batteria al titanato di litio da 1 MW, composta da 800mila celle per 40 tonnellate di peso. Sarà in grado di immagazzinare energia sufficiente per alimentare per un giorno intero le abitazioni di un migliaio di persone.

Il nuovo sistema è attualmente operativo solo su modelli virtuali, ma i ricercatori hanno effettuato anche una serie di test sul campo. Per esempio, il palazzo dove lavorano Paolone e il suo team è già dotato di pannelli solari controllati attraverso un sistema di smart grid micro: l’edificio, ad oggi, è completamente indipendente dal punto di vista energetico.

(Foto: Activ Solar)