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Chernobyl e Fukushima: c’è ancora pericolo?

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A quasi un mese dal trentesimo anniversario del disastro nucleare di Chernobyl e a cinque anni da quello di Fukushima, ecco il punto della situazione illustrato da Greenpeace.

Dimenticare non sarà facile, soprattutto se le conseguenze dei disastri di Chernobyl e Fukushima sono ancora sotto gli occhi di tutti.

Era il 26 aprile del 1986 quando l’unità 4 di uno dei reattori della centrale di Chernobyl, in Ucraina, veniva distrutto da un terribile incidente con conseguenze devastanti per la popolazione e l’ambiente. A quasi trent’anni da quel terribile disastro, si contano ancora i danni.

Sono oltre diecimila i chilometri quadrati inutilizzabili per l’attività economica; più di centocinquantamila i chilometri quadrati contaminati della Bielorussia, Russia e Ucraina e cinque milioni le persone che vivono in zone ufficialmente considerate contaminate. A causa degli elevati livelli di contaminazione da plutonio nel raggio di 10 chilometri dalla centrale, l’ area non potrà essere ripopolata per i prossimi diecimila anni.

Numeri importanti che, dopo tutti questi anni, devono farci riflettere.

Secondo una  ricerca condotta dal Norwegian Institute for Air Research, gli incendi che scoppiano regolarmente nell’area boschiva nei pressi del reattore provocano ancora la diffusione nell’aria del Cesio 137, elemento estremamente radioattivo e pericoloso. Il lavoro sul campo effettuato da Greenpeace nella regione ucraina di Rivne, nel 2015, ha scoperto nel latte livelli di cesio-137 superiori ai limiti per il consumo.

La popolazione non è al sicuro e i casi di malformazione e tumori sono ancora elevati, nonostante l’argomento sia oggetto di un acceso dibattito scientifico.

Secondo Greenpeace, trent’anni dopo, le vittime di Chernobyl stanno ancora soffrendo: i tassi di mortalità sono elevati, i tassi di natalità sono bassi, l’incidenza del cancro è aumentata e gli effetti sulla salute mentale e cardiovascolare sono molto diffusi.

E Fukushima?

Sono passati 5 anni dal devastante terremoto di magnitudo 9.0 che colpì il Giappone l’11 marzo del 2011, con successivo tsunami e l’incidente nucleare nella centrale di Fukushima.

Lo scenario somiglia ancora ai fotogrammi di un film post-apocalittico: terreni deserti, case crollate, città fantasma. Tomioka, città non lontana dalla centrale nucleare, è deserta e il livello di radiazioni è ben al di sopra del limiti consentiti. Sebbene il governo spinga molti sfollati a far rientro nelle proprie case, anche nelle zone circostanti, il pericolo di esposizione è molto alto.




Secondo Greenpeace, in Giappone, gli interventi di decontaminazione del governo sono stati frammentari, inadeguati e vi è un serio rischio di ri-contaminazione delle aree già decontaminate. Gli impatti ambientali del disastro avranno effetti per secoli su foreste, fiumi ed estuari. Terreni e acque contaminate, e di conseguenza anche prodotti alimentari contaminati, e pericoli per la salute a lungo termine, come tumori o malattie genetiche, sono alcuni degli elementi che caratterizzano una situazione tutt’altro che risolta.

Secondo Greenpeace, sia per Chernobyl che per Fukushima, è difficile riuscire ad avere una valutazione precisa delle conseguenze, per la mancanza di dati chiari e completi.

Tuttavia, alcuni chiari effetti sulla salute che possono essere attribuiti all’esposizione alle radiazioni:

  • Aumento significativo nel cancro alla tiroide nei bambini e lavoratori impegnati nelle bonifiche;
  • Leucemia e cancro al seno nei lavoratori impegnati nelle bonifiche a Cernobyl;
  • Diminuzione della funzione cognitiva dei lavoratori impegnati nelle bonifiche;
  • Aumento dei casi di cataratta tra i lavoratori delle bonifiche;
  • Aumento della mortalità dei lavoratori delle bonifiche e della popolazione dovuta a malattie del sistema cardiovascolare (DCS)
  • Invalidità degli operai delle bonifiche e della popolazione dei territori contaminati.

A trent’anni dal primo disastro ci si deve rendere conto che non esiste una “cura” per il nucleare.

Le autorità in Giappone e in tutto Chernobyl hanno la responsabilità di prendesi cura dei superstiti, abbandonando i programmi di espansione nucleare e imboccando strade più sicure.

Il mondo non ha bisogno di un altro incidente come Fukushima o Chernobyl.

(Foto: greenpeace.org)

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