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Batterio Xylella: cure bio efficaci, ma l’UE impone l’eradicazione

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Il batterio Xylella infesta gli ulivi salentini

Come affrontare il batterio Xylella? Le risposte, tradizionali e biologiche, ci sono. Ma l’Ue continua a imporre la distruzione di un patrimonio naturale immenso

Batterio Xylella: una piaga che sta distruggendo gli ulivi pugliesi e che ha manifestato i suoi primi sintomi ormai nel 2011. Sette anni fa. Ad oggi, malgrado i tentativi di cura, spesso peggiori del male, l’epidemia continua ad avanzare.

L’unica risposta finora? Quella dell’eradicazione. La distruzione cioè di una ricchezza millenaria.

Eppure le risposte, diverse, alternative, ci sono. C’erano. Da diversi anni si studia il batterio, si combatte. Anche con la lotta biologica.

Batterio Xylella: un miliardo di danni

Il punto lo fa la Coldiretti. Il batterio Xylella fastidiosa ha infettato circa dieci milioni di piante. Dieci milioni. L’organizzazione sottolinea che, dall’ottobre 2012, momento in cui la Regione ha per la prima volta ufficializzato la presenza del batterio, “si sono susseguiti errori incertezze e scaricabarile che hanno favorito l’avanzare del contagio”.

Prima sono stati colpiti gli ulivi leccesi. Poi anche l’olivicoltura di Brindisi e Taranto è stata intaccata. Ora la Xylella è alle porte della provincia di Bari. Al punto che, a maggio, l’area di contenimento è stata estesa in una zona fino a poco tempo fa ritenuta indenne. Le prossime “vittime” potrebbero essere i comuni di Alberobello, Locorotondo, Fasano, Martina Franca, Massafra, Statte e Crispiano.

Gli effetti sono disastrosi sull’ambiente, sull’economia e sull’occupazione, come tutti ben sappiamo. Coldiretti spiega che le aziende colpite hanno subito un danno pari al miliardo di euro.

Cosa occorre fare per salvare quello che resta di un patrimonio inestimabile?

L’associazione spiega che le “eradicazioni chirurgiche” – e non quindi a tappeto – sono comunque necessarie. Ma occorre soprattutto “impegnarsi nella attuazione delle buone pratiche agricole in modo da contrastare l’insetto vettore e impedire l’avanzamento del contagio”.

“Batterio Xylella?Uccide più ulivi la burocrazia”

Sono passati ormai cinque anni da quando per la prima volta è stata proclamata l’emergenza per il batterio Xylella. E ancora non è stata trovata una soluzione che permetta di salvare un patrimonio inestimabile. Già perché eradicare ulivi secolari e impiantarne di nuovi non è lo stesso che preservare storia e qualità di questo tipo di coltivazioni.

Ma non ci sono solo l’abbattimento, l’eradicamento e il reimpianto. Da diverso tempo ormai, agricoltori e ricercatori propongono cure alternative per debellare l’epidemia del batterio Xylella in Salento.

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Le soluzioni ci sono. E no, non stanno né nelle imposizioni di pesticidi – voluti dall’ormai ex governo Gentiloni – né nei diktat di Bruxelles.

C’è un imprenditore agricolo pugliese, Giuseppe Coppola, che resiste. Portando avanti dal 2015 la sua battaglia contro il batterio, grazie a metodi tradizionali e cure bio.

Proprietario di un oliveto tra Alezio e Gallipoli, Coppola non ha dubbi. Parlando con Il Fatto Quotidiano, ha dichiarato:

«La burocrazia ha ucciso più ulivi della Xylella, mentre sul mio terreno 450 alberi, molti dei quali secolari, tornano a germogliare dopo un anno di cure tradizionali e biologiche».

Coppola in ogni caso non ritiene di aver trovato, da solo, una soluzione “magica”. Ma chiede attenzione e invita tutti a fare di più:

«Non credo di aver risolto il problema della Xylella, ma sono convinto che se altri avessero fatto ciò che ho fatto io, forse il batterio non avrebbe avuto la strada spianata».

Un problema anche di cultura e informazione per gli agricoltori locali

La popolazione rurale del Salento e della Puglia è disorientata e afflitta da questa situazione. Immaginatevi intere generazioni di agricoltori abituati a lavorare il grande frutto degli uliveti ogni anno e a profondere energie per la cura dei propri campi.

Oggi in molti vedono la Xylella come se fosse “il tumore degli ulivi”, un male incurabile di fronte al quale si sentono impotenti, demoralizzati e con il morale tanto a terra da rinunciare oramai a frequentare le loro coltivazioni di ulivi, lasciandole anche a se stesse.

Oggi in tanti stanno guardando le previsioni e le stime e non possono pensare altro che tra qualche anno si troveranno la propria economia agricola in ginocchio a causa della mancanza di produzione di olive e di olio.

Ecco perchè pensiamo che una corretta informazione e un approccio più unitario e ” di filiera” avrebbero contribuito a tenere più sotto controllo il fenomeno, come ad esempio è stato fatto in alcuni stati africani, come scriveremo dopo.

Come funziona la cura di Giuseppe Coppola

Coppola, invitando un gruppo di scienziati esperti sul suo campo, ha illustrato il suo metodo alternativo per eliminare il batterio Xylella.

«Sono state eseguite 5 arature superficiali del terreno. Da sempre la nostra azienda lavora con metodi tradizionali, ma da circa un anno abbiamo incrementato le cure».

Coppola applica cinque trattamenti ai suoi ulivi, prima della potatura e dopo l’emissione della vegetazione. Trattamenti che servono a nutrire e proteggere la pianta dagli attacchi dei patogeni.

Un esempio di trattamento è quello eseguito dall’agricoltore a ottobre 2014:

«Una potatura radicale nel tentativo di eradicare il patogeno che si era diffuso nell’intero oliveto e sulle branche principali delle piante».

A questa è seguita una disinfezione con rame e mastice, materiali consentiti nell’agricoltura bio. Poi, i rami tagliati sono stati bruciati sul posto. Arrivata l’estate successiva, è stata la volta dell’eliminazione dei polloni dai ceppi. A settembre, una nuova potatura verde di impostazione:

«L’olivo è una pianta che si rigenera velocemente e così ha iniziato a germogliare».

La parte tenera dell’ulivo è stata poi trattata con il solfato di rame, un trattamento rinforzante. A stupire però è soprattutto l’impiego dello zolfo:

«Abbiamo usato lo zolfo in polvere sulla pianta pensando di creare fisicamente un ambiente ostile alla sputacchina, che le impedisse di avvicinarsi alle piante».

Il costo del trattamento, spiega Coppola, è di meno di 95 euro a pianta. Per fare un paragone, il piano Silletti-bis – strategia di interventi della Protezione Civile che imponeva l’eradicazione – prevedeva un indennizzo per l’abbattimento di 98 euro a pianta.

Le reazioni della comunità scientifica: “Buoni risultati, ma occorre cautela”

Tra gli specialisti intervenuti per studiare la “cura Coppola” contro il batterio Xylella, Joseph Marie Bové (Accademia d’Agricoltura di Francia), Donato Boscia (responsabile dell’Istituto di Virologia del Cnr di Bari) e Giovanni Martelli (professore emerito di patologia vegetale all’Università di Bari).

Martelli spiega: «Mi auguro per Coppola e per tutti che quello che ha fatto possa dare risultati interessanti, ma bisogna aspettare»

Boscia aggiunge: «Non mi sconvolge che una pianta tagliata e trattata con tanta cura riesca a germogliare. Potrebbe essere un primo passo, ma è troppo presto per dirlo».

Anche in Tunisia le buone pratiche funzionano

Come spiega Boscia, dunque, una pianta tagliata non è inusuale che riesca a germogliare. Lo sanno bene per esempio in Tunisia, dove l’epidemia del batterio Xylella è stata tenuta a bada proprio ricorrendo alle cure “tradizionali”.

Da diversi anni, infatti, nel Paese maghrebino si applicano questi sistemi: aratura dei terreni, potatura degli ulivi, realizzazione di un reticolo di “bordature” del terreno, che aiutano a trattenere meglio le acque. Accanto a questo, le piante sono disposte a una distanza maggiore, in modo da dare alle radici la possibilità di espandersi con più facilità.

Metodi antichi che forse avrebbero permesso di limitare la strage degli ulivi anche in Salento.

Accanto a queste buone pratiche, la FAO ha di recente messo a disposizione il proprio programma di monitoraggio smart, lo XylAppNENA, che sfrutta la tecnologia per proteggere e controllare le piante. Un software diffuso anche in Marocco, Libia, Algeria, Egitto, Palestina e Libano.

Il batterio Xylella è stato tenuto lontano dalla Tunisia anche con una politica di limitazione delle importazioni di piante da zone potenzialmente infette.

Batterio Xylella: tutte le cure alternative

Ma anche in Italia le strategie per debellare il batterio Xylella senza ricorrere a misure drastiche non mancano.

È l’esempio dell’innesto, una tecnica antichissima. Secondo Coldiretti, già nel 2017, “i ricercatori hanno individuato le due varietà resistenti che sono il “leccino” e la “favolosa”. Rami di queste varietà vengono innestati sul tronco dell’albero ammalato. La speranza è che si riformi così una nuova chioma e che pianta e tronco si salvino”.

Gianluigi Cesari, segretario per la task force Xylella, ha inoltre ripreso le cure di Coppola, migliorandole. Tre anni di ricerca sugli ulivi del Salento e risultati ottimi, diffusi nel 2017:

«Non curiamo la pianta – ha spiegato Cesari – Noi restituiamo alla pianta quegli elementi che hanno un ruolo nella lotta del batterio».

Il trattamento è sempre a base di rame e zinco, compatibili con l’agricoltura biologica, da cui si ricava una miscela complessata ad acido citrico. Applicato sistematicamente alle fronde infette dal batterio Xylella, il composto ha ridotto i sintomi.

«Mentre gli alberi non trattati del gruppo di controllo erano morti alla fine dei tre anni – ha concluso Cesari – tutti gli alberi trattati sono sopravvissuti in buono stato vegetativo».

Più di recente, i ricercatori dell’ISPA (Istituto di Scienze delle Produzioni Alimentari) del CNR hanno dimostrato che il batterio Xylella si può combattere anche con un fungo.

Diffusa a marzo 2018, la ricerca ha attuato una serie di test biologici per valutare l’attività antagonista di alcuni composti fungini. Dimostrando che hanno un effetto inibitore sulla crescita del batterio. Gli scienziati vogliono ora dimostrare che il trattamento è efficace sia in via preventiva che curativa.

Batterio Xylella, le soluzioni di governo e Bruxelles: eradicazioni e pesticidi

Tutto questo però non conta, purtroppo. Le cure promettenti, anche se ancora non testate a livello massiccio, dovrebbero essere quantomeno prese in considerazione. Ma sia a Bruxelles che nel governo italiano (almeno fino a Gentiloni), la risposta è stata sempre la stessa: eradicazioni sempre più massicce.

A giugno, come abbiamo visto, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea confermava l’obbligo di abbattimento di tutti gli ulivi potenzialmente infetti dal batterio Xylella. Sì, avete letto bene: potenzialmente. Si eradicano alberi anche millenari sulla base di un rischio non ancora concreto.

Accanto a questo “metodo”, le istituzioni italiane hanno di recente proposto (anzi, imposto) l’impiego massiccio di pesticidi. Tra cui l’Imidacloprid, insetticida bandito dal territorio dell’Unione Europea perché considerato estremamente dannoso per le api. Eppure il decreto Martina ne imponeva l’uso. Per fortuna, qui, Bruxelles è stata un po’ più lungimirante, bloccando il provvedimento.

Scopri di più su questa vicenda nel nostra articolo:

Imidacloprid per fermare la Xylella in Puglia, stop dell’Ue: “Uccide le api”

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